Difesa, informativa sulla morte del maggiore La Rosa: Rossi (SC), dispiacere e delusione

feretro-la-rosaRoma, 13 giu “Sono appena uscito dall’aula dopo l’informativa del ministro Mauro sulla morte del Maggiore La Rosa e le mie prime sensazioni dopo la mattinata sono di dispiacere e delusione”.

Così l’on. Domenico Rossi di Scelta Civica che commenta a caldo il disinteresse dei parlamentari verso il personale delle Forze armate che rischia la vita all’estero.

“La mia amarezza – spiega l’on. Rossi – nasce, ed anche il ministro ha fatto bene a sottolinearlo, dalla desolazione di un’aula vuota durante l’informativa di governo: è inaccettabile il disinteresse di buona parte dei miei colleghi verso la morte di un italiano fiero di esserlo, morto all’altro capo del mondo difendendo i diritti del popolo afghano portando nel teatro di guerra bandiera, ideali e competenze tutte italiane. Non essere presenti nel momento della commemorazione civile e delle spiegazioni riguardo al vile attentato occorso ai nostri soldati a mio avviso equivale ad un disinteresse per la vita e le quotidiane difficoltà di un inviato in missioni di pace in terra straniera ,dove, e lo so per esperienze personali dirette e per colloqui con feriti e familiari di vittime, la vita è veramente difficile e l’incognita su cosa possa succedere ogni volta che si esce in attività operativa mette a dura prova la psiche di un soldato; secondo il mio parere l’assenza di oggi disqualifica la presenza di due giorni fa alla messa di esequie, un modo per molti per lavarsi la coscienza e pensare di aver fatto il proprio dovere: il luogo dove riconoscere ed omaggiare la figura del Magg. La Rosa, morto per la patria, è il Parlamento e nessun altro perché i nostri militari sono stati inviati lì tramite il voto parlamentare e quindi essendo una democrazia rappresentativa tramite il nostro voto e perché i soldati in missione lo fanno per noi, per tutti noi nessuno escluso e per un ideale, l’autodeterminazione di ogni popolo e la libertà per tutti i cittadini, di una purezza e genuinità commovente e trascinante”.

“Ringraziando il governo per la puntuale e precisa ricostruzione degli eventi – continua Rossi – , la guerra psicologica che i Talebani volevano innescare attribuendo ad un bambino l’attentato facendolo così passare come un gesto eroico di sollevazione popolare è stata disinnescata con argomentazioni chiare, e per l’adempimento delle nostre richieste su aggiornamenti di procedure operative, mezzi ed equipaggiamenti, è chiaro che voglio portare all’attenzione della Camera e dell’esecutivo il senso dell’ onore, la compostezza e la fierezza di una vita passata a difendere la nazione che ho provato io e prova tutto l’esercito, cercando di far riconoscere, e penso sia di buon senso, la specificità del nostro lavoro e le attenzioni particolari che deve ricevere e di eliminare titubanze demagogiche e antistoriche in cui certa parte dell’opinione pubblica e purtroppo anche l’aula rischiano di cadere.

Penso che le peculiarità di un lavoro come il soldato siano talmente evidenti che trovo difficoltà a non portare esempi: possiamo essere paragonati a tutti i lavoratori della pubblica amministrazione? Siamo, con il mio rispetto totale, ma volendo sottolineare le abnormi differenze, uguali ad un postino, ad un usciere ad un consulente, ad un impiegato di ministero? Non vogliamo nulla di diverso da quello che pensiamo siano nostri diritti :riconoscimento dei nostri servizi, adeguata assistenza ai familiari di feriti e vittime della guerra, appoggio del Parlamento e della politica durante le missioni”.

“L’ultimo punto mi tocca personalmente ed è francamente scioccante sentire in aula o leggere in alcuni giornali giudizi parziali, interessati, molte volte inconcludenti, certe volte basati su un’ignoranza veramente grassa e su un’incompetenza lampante inaccettabili, esposti con categorie superate, richiamando la Costituzione, ma facendo intendere che non si è letta o peggio ancora non si è capita. Come si fa a non comprendere che l’Italia per sedersi con diritto con potere di parola nel consesso internazionale deve partecipare a missioni di pace Onu o Nato? Come si fa a non comprendere il dovere di lealtà e alleanza verso i nostri partner principali? Come si fa a non evidenziare che il ripristino della pace in territori martoriati dalla guerra deve essere un anelito di ogni democrazia funzionante? Come si possono dimenticare gli ideali della nostra Resistenza solo per meri spiriti propagandistici o di ricerca di qualche votante? Come si può pensare di abbandonare il teatro di guerra senza l’assolvimento del proprio compito?”

“Lo sconcerto che provo – conclude l’on. Rossi – sentendo certe posizioni di miei colleghi non è del tutto mitigato dalle opinioni della maggioranza della politica e dei cittadini: non esaltando le figure dei nostri martiri, non ascoltando i problemi quotidiani di un comparto fondamentale, disprezzando il loro lavoro ed i loro convincimenti si uccide due volte ogni caduto per il paese”.

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