Difesa, il piano del ministro Di Paola a qualcuno sembra un bluff

dipaola5Roma, 15 feb – Sarà ridotto il numero di basi militari, caserme ed enti nel Paese aprendo ad ”un importante piano di dismissioni di immobili ed infrastrutture, quale contributo alla ristrutturazione della Difesa e come concorso al più generale risanamento finanziario del Paese”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, alle commissioni Difesa congiunte di Senato e Camera. Per la componente terrestre, ha spiegato il ministro, ”si ridurranno le brigate di manovra da 11 a 9, la linea dei mezzi pesanti (carri e blindo), la linea degli elicotteri ed un numero significativo di unità per il supporto al combattimento (artiglieria) e logistiche”. Per la componente marittima, ha proseguito, ”si contrarranno le linee delle unità di altura e costiera (i pattugliatori, ad esempio, si ridurranno da 18 a 10), dei cacciamine e dei sommergibili (da 6 a 4). Per la componente aeronautica si contrarranno le linee degli aeromobili per la difesa aerea e dei velivoli della linea aerotattica”.

Rete disarmo, Di Paola finge un cambiamento di rotta

Le comunicazioni del Ministro-Ammiraglio Di Paola alle Commissioni parlamentari sul nuovo Modello di Difesa, ”su cui si è discusso ieri in Consiglio dei Ministri e che dovrà ora approdare in Parlamento con un Disegno di legge delega”, sono ”un nuovo gioco di prestigio per fingere un cambiamento di rotta che nei fatti non esiste. In pratica, la montagna ha partorito il classico topolino”. E’ quanto sottolinea la Rete Italiana per il Disarmo. ”Dopo aver creato ad arte un effetto attesa per una riforma complessiva dello strumento militare e l’impostazione di un Nuovo Modello di Difesa che comportasse decisi risparmi, il Ministro-Ammiraglio Di Paola ha presentato oggi una proposta che di nuovo ha poco o nulla, ma si preannuncia – rileva la Rete per il Disarmo – come una operazione di ripulitura con minime sforbiciate in pochi aspetti residuali senza portare un euro reale di risparmio nelle casse dello Stato”. ”Dopo la manovra Salva Italia, che ha chiesto pesanti sacrifici a tutto il Paese con tagli a pensioni, sanità e welfare ci saremmo aspettati un contributo anche dal comparto Difesa, specialmente con la soppressione di inutili e costosi sistemi d’arma come il cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter – commenta Francesco Vignarca coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo – I soldi ricavati (ma non da subito) con il taglio di una parte del personale andranno invece solamente a coprire le maggiori spese previste per l’esercizio (formazione e manutenzione) ed investimento (sistemi d’arma)”. ”Il riequilibrio tra i costi del personale (attualmente si arriva quasi al 70%) e le altre voci di spesa militare non si configurerà come un dimagrimento dei fondi che lo Stato spende in questo comparto, sempre e stabilmente oltre i 21 miliardi di euro comprendendo anche soldi non inseriti nel bilancio del Ministero della Difesa. Con un vantaggio automatico e forte – aggiunge la Rete per il Disarmo – per l’industria a produzione militare e un assegno in bianco pronto ogni anno per pagare scelte di acquisizione di sistemi d’arma che una volta fatte vincoleranno il nostro Paese per decenni”. ”L’esplosione disequilibrata delle spese militari italiane” è da tempo denunciata dalla Rete Italiana per il Disarmo che ne ha sottolineato ”l’ingestibilità e la scarsa efficacia. Alle nostre sollecitazioni spesso si è risposto sminuendo con dati opachi il totale di spesa (per il 2012 quella prevista è di 23,1 miliardi di euro) e difendendo acriticamente una situazione evidentemente problematica. Ora che tali problemi vengono riconosciuti, forse più per obbligo congiunturale che per convinzione profonda, la risposta fornita non entra nella sostanza delle questioni e si declina in un semplice gioco delle tre carte”. ”Se non volete credere a noi almeno credete alla Nato – sottolinea Giorgio Beretta, ricercatore di Rete Disarmo – che in molti documenti ufficiali colloca la spesa militare italiana all’1.4% del Pil e non sotto l’uno percento come ostinatamente ribadisce il Ministero della Difesa ad ogni occasione”.

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