Difesa, generale Lenzi: nell’era della cyber war delirante destinare ingenti risorse ad armi convenzionali

cyberwarfareRoma, 1 dic – (di Giuseppe Lenzi) E’ passata sotto silenzio, per non dire che è stata quasi del tutto ignorata dai grandi media, la dotta e fascinosa prolusione tenuta giorni or sono dal prof. Gori in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno Accademico 2011-2012 del’Accademia Aeronautica che vive il suo 88° anno dalla sua fondazione.

L’evento, di fatto, è coinciso con un momento particolarmente effervescente della “grande” politica italiana che ha visto le maggiori ex personalità di spicco dello scenario politico e governativo totalmente impegnate a seguire l’evolversi della nascita del neogoverno tecnico alle sue prime “uscite” nazionali. Nessun politico di rilievo, infatti, ha ritenuto di partecipare all’importante evento accademico che, per il passato, ha visto la presenza di elevatissime autorità politiche nazionali e locali costituire il tipico parterre della grande sala che ospita il tradizionale evento.

Ai convenevoli di prassi e ad una tediosa ed inascoltata lettura del lungo curriculum vitae del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, che ha presieduto l’evento, è seguita l’attesa prolusione del prof. Gori che, al momento, rappresenta una delle più autorevoli autorità nazionali e, certamente, anche mondiali in tema di Relazioni Internazionali e Studi di alta Strategia Politico-Militare. Purtroppo, il vastissimo e qualificato uditorio costituito, oltre che da tutti gli Allievi e frequentatori dell’Istituto Militare di Pozzuoli, da numerose personalità religiose, civili e militari, a motivo di una persistente e fastidiosa afonia del prolusore e dell’impossibilità di porvi tecnicamente rimedio operando sugli apparati di diffusione sonora, non è stato in grado di udire bene, e di conseguenza ben comprendere, le interessanti argomentazioni dell’illustre prolusore; con la conseguenza che il validissimo messaggio culturale che l’ottimo Gori aveva in animo di far giungere a tutti è stato praticamente vanificato.

La successiva lettura del testo prolusivo, immesso in rete ha consentito, finalmente, di apprezzare appieno la sostanza del lungo intervento tutto incentrato sugli inimmaginabili scenari geopolitico-militari di prossima generazione. E le concrete prospettazioni delle innovazioni strategiche, quali s’annunziano nell’immediato futuro, se fossero state udite, e quindi ben comprese, dal vasto pubblico presente, avrebbero meravigliato, ma soprattutto preoccupato tutti. Forte dell’incommensurabile esperienza acquisita in studi e relazioni internazionali, ai massimi livelli, il prof Gori ha realisticamente rappresentato quanto e come sia mutato, e stia continuamente evolvendo, lo scenario delle strategie politico-militari internazionali e, quindi, mondiali.

A determinare tali mutazioni sono le nuove realtà rappresentate dall’inevitabile interconnessione sovranazionale fra gli Stati del mondo in coincidenza dell’introduzione, ed impiego, del WEB. La necessaria premessa del prolusore non poteva non rammentare a tutti che l’evoluzione delle guerre è stata sempre al passo con quella dell’economia e della tecnologia e che esse si sono vicendevolmente condizionate a seconda del momento storico vissuto. Le profonde rivoluzioni vissute dall’umanità, da quella agricola a quella industriale, per poi giungere a quella, odierna, tecnologica, hanno impiegato centinaia di anni per giungere allo stadio attuale; ed ora – sostiene il Gori- ci troviamo ad essere proiettati in una quarta “ondata”; la nostra era sembra annullare, come d’incanto, fattori quali tempo e spazio, proiettando tutto e tutti verso “l’intagibile”; con la conseguenza che le prossime future probabili o improbabili –quanto deprecate- guerre le “cyber war”, per intenderci, produrranno effetti immediati e globali. Ma la riflessione più acuta emersa dalla parola del prolusore è quella secondo cui, nei casi ipotizzati di guerre virtuali non sarà possibile comprendere, con certezza, chi le abbia scatenate; non essendo possibile, nell’infinità dell’etere, individuare le responsabilità e risalire alla mano ed alla mente “cibernetica” che ha avviato un processo aggressivo contro uno Stato. Si domanda, quindi, il prolusore: a quale livello un “Cyber attacco” deve essere considerato alla stregua di una “guerra” ?

Citando Mary Kaldor, brillante accademica britannica docente di Global Governance, le “nuove guerre o le guerre post-moderne” implicheranno un impegno sempre minimo di forza fisica (uomini, carri, aerei, navi) per esplodere in silenziose e più distruttive deflagrazioni “intangibili”. Ecco che le guerre “virtuali” rappresenterebbero la “quinta dimensione” delle future conflittualità. In tale ottica appare del tutto fuori “moda” l’investimento in miliardi e miliardi di euro o dollari per organizzare eserciti armati con armi convenzionali che difficilmente – forse mai più- saranno impiegate. E se le parole del prof. Gori –in assenza della sua afonia- fossero state udite e ben comprese, l’uditorio si sarebbe raggelato nell’apprendere dell’esistenza di una micidiale arma “più letale mai concepita” oggi esistente: il supervirus Stuxnet che, sperimentato in Iran, ne ha bloccato le centrifughe degli impianti nucleari di Busheher e Natanz. Questo virus, ideato dagli USA e da Israele, secondo il New York Times sarebbe stato messo a punto nei laboratori supersegreti operanti in pieno deserto del Negev. Siamo alla guerra sul WEB che per l’ambiente in cui opera si propaga, com’è evidente, alla velocità della luce. E l’agghiacciante esposizione dl prolusore non s’è limitata alla notizia –certamente ignota al grande uditorio dell’Accademia Aeronautica- dell’esistenza di quel primo micidiale “worm”; un altro ne è stato approntato dal più dolce appellativo di Duku, ma ben più micidiale del primo. Cosa siano capaci di realizzare questi “virus” è presto detto e molteplici sono le forme con cui può manifestarsi ed attuarsi una Cyber War. Il prof. Gori ha, quindi, illustrato le variegate tipologie che può assumere una moderna Cyber War fra i cui obiettivi immediati si annovera certamente l’Information Warfare – IW (guerra dell’informazione). Che a sua volta può assumere le sembianze di:

  • command and control warfare (C2W), che mira a colpire la testa dell’avversario;
  • intelligence based warfare (IBW), che progetta e protegge propri sistemi per la gestione dell’informazione e per ingannare e inquinare quelli dell’avversario con lo scopo di dominare il campo di battaglia; 
  • electronic warfare (EW), che utilizza strumentazioni radio, elettroniche e strumenti di crittografia; 
  • psychological warfare (PSYOP), utilizzata per influire e modificare opinioni di soggetti vari e delle opinioni pubbliche, diventate i nuovi “centri di gravità”; 
  • hacker warfare (HW), che attacca computer, reti telematiche e sistemi di elaborazione dati; 
  • economic information warfare (EIW), che blocca o manipola informazioni nella ricerca di una sua propria supremazia economica; 
  • la cyber warfare, che costituisce la “summa” delle operazioni più avanzate con l’utilizzo delle più recenti tecnologie informatiche, elettroniche, satellitari.

Nell’avviarsi verso la fine della sua prolusione il prof Gori non ha ritenuto esimersi dal sottolineare il gravissimo pericolo che tutti gli Stati corrono per l’affermarsi degli scenari cibernetici che assumono sempre più concreti aspetti di difficile, se non impossibile, gestione. In sintesi estrema, il prof Gori ha sottolineato che “che gli attacchi cibernetici, provenienti sia da Stati o da loro servizi segreti, da terroristi o reti criminali (queste ultime interessate ai guadagni economici) possono infliggere danni gravissimi agli interessi strategici, economici e finanziari del Paese. Sia detto per inciso, i Ministri delle Finanze del G8 ritengono che i crimini informatici costino 80 miliardi di dollari all’anno. A rischio sono soprattutto le infrastrutture critiche collegate con le attività finanziarie, l’elettricità, il gas, le telecomunicazioni, le strutture governative civili e militari, oggetto anche di azioni di cyber spionaggio. La minaccia è in forte sviluppo. Le peculiarità già menzionate (in particolare, l’estrema velocità di mutamento) hanno diretti riflessi sui processi decisionali e sulle misure di contrasto che è necessario coordinare a livello nazionale e, fin dove possibile, comunitario e internazionale. II pericolo infatti è globale e anche le risposte devono essere globali”. Come ultima riflessione, ma non certo per importanza, il prolusore sostiene che il “potere” nell’era che si vive e che s’annuncia, sembra transitare dagli Stati a “gruppi” che primeggiano o detengono le leve della tecnologia informatica; con la conseguenza che non più le armi ( convenzionali) decideranno delle sorti di sempre più improbabili conflitti fisici, bensì il know how e l’intelligenza.

E citando Napoleone: conclude – “vi sono solo due poteri al mondo: la spada e l’intelligenza. A lungo andare la spada è sempre battuta dall’intelligenza”.Gli inattesi, sorprendenti ed inquietanti scenari politico-militari-strategici che si sono dispiegati all’attenzione delle centinaia di persone presenti alla cerimonia, indurrebbero a riflettere concretamente sull’opportunità –se mai ve ne fosse motivo- di destinare quasi quaranta miliardi di vecchie lire per le spese militari. La legge di Bilancio 221/2011, infatti, ha previsto, per la funzione Sicurezza e Difesa, uno stanziamento di 18.612,1milioni di euro da destinare,anche, in manutenzione ed acquisizione di armi convenzionali ( carri armati, aerei, navi per le tre FFAA). Pur con tutta la buona volontà e scevro da pregiudizi “antimilitaristi” che non fanno parte della mia struttura mentale, appare di tutta evidenza che destinare un solo euro alla manutenzione di un “carro armato” che – negli scenari attuali- mai e poi mai valicherà i confini patri in difesa del suolo italico appare delirante. Così come oggi appare del tutto incomprensibile il perpetuarsi – dal 9 luglio del 1933- del famoso carosello dei Carabinieri che si svolge annualmente in piazza di Siena in Roma. Le tradizioni certo…; I Carabinieri …certo; sono nel cuore di tutti gli italiani emblematici ed intoccabili come la “Ferrari” e le “ Frecce Tricolori”, ma quell’autentico spreco di risorse ed energie per pochi minuti di un Carosello e per pochi secondi di una “Carica di cavalleria” in memoria dell’epica impresa del Maggiore Alessandro Negri di Sanfront, che guidò lo “squadrone di guerra” di 434 carabinieri il 30 aprile del 1848, (prima guerra d’indipendenza italiana) appare fuori dalla realtà. Specie in questo momento in cui la stampa nazionale, all’unisono, denunzia onerosissimi tagli alle disponibilità delle Forze di Sicurezza i cui componenti, se son vere le rivelazioni riportate dagli organi di informazione, si devono tassare per acquistare il carburante per le auto di servizio. C’è da chiedersi quanto i Carabinieri siano, ancor oggi, fieri ed orgogliosi di essersi esibiti, in quella calda notte d’agosto del 2010, con la loro ardimentosa “carica” innanzi a Muammar Gheddafi che di lì a pochi giorni si sarebbe trasformato nell’assassino del suo popolo. “ …usi obbedir tacendo…” Il motto della nobile Arma è l’unica ragione plausibile cui tutti gli italiani devono far appello per “perdonare” i Carabinieri per quell’oscena sceneggiata cui furono costretti dal Presidente del consiglio e dal ministro delle Difesa che “ordinarono” quell’esibizione in onore di un molto disonorevole ospite. Piace rammentare, con l’occasione, che numerosi generali di corpo d’Armata dei CC, non furono in grado, in quell’occasione (agosto 2010) di opporsi alle richieste del presidente del Consiglio che volle, fortissimamente volle, che avesse corso quel tributo di militare deferenza ad un già noto e conclamato torturatore del suo popolo. Mentre appena qualche mese prima, un molto più coraggioso Com.te delle “Frecce Tricolori” il T.col. Massimo Tammaro si rifiutò di far volare – sui cieli di Tripoli- i suoi 10 jet MB339 della Pattuglia Acrobatica Nazionale con i soli fumogeni “verdi” (il colore che appariva nella bandiera della Libia sotto la dittatura) così come espressamente Gheddafi aveva chiesto all’onnipresente ministro degli esteri Frattini. Ogni commento è lasciato al lettore!

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