Difesa: gen. Abrate, ineludibile la riduzione dello strumento militare

generale-AbrateRidurre la quota risorse per il personale. Roma, 31 gen – “Non si può più partire dalle necessità per poi avere le risorse, ma occorre partire dalle risorse disponibili per determinare le necessità, procedendo ad una ineludibile revisione in ottica riduttiva dello strumento militare”. E’ l’esigenza che esprime il generale Biagio Abrate, capo di stato maggiore della Difesa, intervenendo nella sede del Cnr al convegno sulla “evoluzione in ambito difesa” organizzato dal Centro studi difesa e sicurezza.

Abrate parla di “riequilibrare le risorse di spesa portando al 50% la quota per il personale, al 25% quella per l’esercizio e al 25% quella per l’investimento: sono le percentuali valide e riconosciute per i Paesi più industrializzati, come l’Italia” (attualmente le spese per il Personale ammontano a circa il 65% mentre la somma dell’Esercizio e dell’Investimento rappresenta circa il 34%, 10% della quale destinata all’Esercizio e 24% all’Investimento, ndr). In tal senso, il capo di Smd osserva che “il quadro geostrategico si muove fra discontinuità e incertezze e registra probabili nuove minacce sullo scenario internazionale imprevedibili e asimmetriche ma non per questo meno pericolose. Allora, lo strumento militare deve essere ripensato non più in relazione a minacce specifiche, essendo cruciale la caratteristica della flessibilità in termini di capacità e proiettabilità delle forze armate”.

Abrate sottolinea che “si impone una cooperazione militare sul campo: se l’Italia vuole operare alla pari e al fianco dei suoi partner Ue e Nato, deve disporre di sistemi integrabili e ad alta tecnologia che presuppongono forti costi, anche a fronte di una riduzione delle risorse disponibili per la persistente crisi economica e finanziaria. Dobbiamo – conclude – definire un nuovo strumento militare che garantisca efficacia e capacità e che sia al contempo finanziariamente sostenibile”. (Adnkronos)

Di Paola: no al disimpegno, dell’Italia dalle missioni internazionali. Non sono un costo ma un investimento

Nel corso del convegno il ministro della Difesa, ammiraglio Di Paola, ha affermato che “la nostra partecipazione alle missioni internazionali è un investimento, non un costo, è un impegno doveroso perchè‚ l’Italia è un paese importante”. “Siamo – ha ricordato Di Paola – in un periodo di grande incertezza ed è fondamentale mantenere certe capacità operative. Si parla di difesa europea, ma non si può pensare che, siccome ci sono la Nato e la Ue, noi possiamo disimpegnarci. Ue e Nato ci chiedono al contrario capacità in grado di contribuire insieme a quelle dei paesi alleati”.

L’attuale struttura della difesa, ha ribadito il ministro, “non è sostenibile, non è coerente con le risorse che ci vengono assegnate e dunque bisogna spendere bene quello che abbiamo: questa è la nostra sfida. Se mantenessimo l’attuale struttura – ha sottolineato – arriveremmo all’inefficienza totale della capacità operativa. Dobbiamo invece creare uno strumento militare che sia sempre più simile a quello degli altri paesi, no dunque ad un disimpegno ideologico e aprioristico”. Fra pochi giorni, ha concluso, “al Consiglio Supremo di Difesa presenterò le mie proposte che prevedono una revisione complessiva dello strumento militare”.

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