Difesa: al via il ddl per la revisione dello strumento militare

di-paola9Aspettativa per Riduzione Quadri, mobilità. Roma, 6 apr – Riduzione di almeno 33 mila uomini, dalle attuali 183 mila unità, a 150 mila uomini; introduzione di criteri di ”flessibilità” anche all’interno del bilancio della Difesa; ”razionalizzazione” delle strutture operative, logistiche e formative non inferiori al 30%. Infine riduzione delle attuali dotazioni del personale dirigente militare di Esercito, Marina e Aeronautica nella misura del 30% per quando riguarda generali e ammiragli e del 20% per il restante personale militare dirigente. Tagli anche per il personale civile pari a 20 mila unità.

Questo il contenuto dello schema di Disegno di legge delega di revisione dello strumento militare nazionale varato dal Consiglio dei ministri.

Un Ddl con il quale, spiega il Comunicato finale di Palazzo Chigi, il Governo ”mira a riformare le strutture, l’organizzazione e gli organici del personale militare e civile del Ministero della Difesa”. Una riforma, quella proposta dal Ministro Di Paola e approvata dal Cdm che persegue due obiettivi. ”Primo, l’attuazione di strumenti operativi qualitativamente e tecnologicamente progrediti. Li rendono indispensabili – si spiega ancora – il rischio di terrorismo internazionale, la minaccia di proliferazione delle armi di distruzione di massa e l’instabilità di alcune aree del Mediterraneo e del Medio Oriente. Secondo, la necessità di contenere i costi, a causa dell’attuale congiuntura economica e finanziaria”.

Nel ddl si prevede anche l’utilizzo dell’ARQ (Aspettativa per Riduzione Quadri), come GrNet.it aveva anticipato ben due mesi fa. Segnatamente, l’art. 3 al punto h) recita: “previsione dell’estensione dell’istituto dell’aspettativa per riduzione quadri (ARQ) anche ad altre categorie di personale“. Dal momento che tale istituto è attualmente previsto solo per gli ufficiali, è facile intuire che verrà utilizzato in maniera massiva anche per gli altri ruoli dei militari (marescialli, brigadieri/sergenti e Truppa).

Nel documento si conferma anche l’utilizzo di fondi derivanti dalla vendita di immobili e caserme da dismettere e che la rimodulazione dell’intero assetto delle nostre Forze armate avverrà entro il 2024. Il conferimento della delega al Governo, per quanto riguarda il Disegno di legge di revizione dello strumento militare nazionale, dovrà essere esercitato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore dello stesso stesso strumento normativo. Si prevede, poi, l’esclusione del Corpo delle Capitanerie di Porto dall’ambito applicativo della stessa revisione dello strumento militare.

Il nuovo strumento militare italiano del futuro non contemplerà più il Consiglio superiore delle Forze armate che verrà, quindi, soppresso. L’art. 5 del Ddl specifica, infatti, che le funzioni di ”alta consulenza” oggi svolte dal Consiglio sono oggi ”ampiamente sviluppate nell’ambito dello Stato maggiore della difesa e coordinate nell’ambito del Comitato dei Capi di Stato Maggiore della difesa e coordinate nell’ambito del Comitato dei Capi di Stato maggiore, nonchè trattate dagli uffici di diretta collaborazione e dall’Ufficio centrale del bilancio e degli affari finanziari, direttamente dipendenti dal Ministero”.

Il nuovo sistema di Difesa del nostro paese sarà, inoltre, più flessibile e prevederà, per il suo sostentamento, la possibilità di un rimborso per gli interventi delle Forze armate in ambiti non propri, come gli interventi di protezione civile o per l’utilizzo di aerei o mezzi di trasporto.

L’art. 4 dello schema fa esplicito riferimento, ad esempio, alla necessità di garantire ”il rimborso degli oneri sostenuti dalle Forze armate per i concorsi resi per attività di protezione civile”.

All’art. 2, invece, si parla dei costi ”sostenuti dal Ministero della difesa, e in particolare, dall’Aeronautica militare, rispettivamente per i servizi di assistenza al volo sugli aeroporti militri aperti al traffico civile e per le infrastrutture e gli altri servizi forniti nell’ambito dei medesimi aeroporti” e, più in generale, alle altre ipotesi in cui l’Amministrazione ”svolga attività, a titolo oneroso, in favore di altri soggetti pubblici o privati”.

Il Ministero della Difesa potrà, inoltre, in futuro, nell’ambito degli accordi di cooperazione o di reciproca assistenza tecnico-militare siglati con gli altri Stati, svolgere una ”attività contrattuale per l’acquisto da parte di questi di materiali di armamento prodotti dall’industria nazionale” ma anche ”fornire il necessario supporto tecnico-amministrativo, nel rispetto della normativa in materia di esportazione di materiali d’armamento”.

Il testo del Ddl sottolinea come si tratti di una attività ”già svolta dalle Forze armate di altri Stati Occidentali” e che questa disposizione ”si pone quale efficace misura a sostegno dell’industria nazionale, in un settore del tutto peculiare quale è quello degli armamenti ed equipaggiamenti militari, caratterizzato da elevata competitività ed alta tecnologia, agevolando lo sviluppo di rapporti commerciali a livello internazionale tra il sistema produttivo italiano e i paesi con i quali sussistono rapporti di collaborazione nel settore della difesa”. In sostanza, si aggiunge, l’intervento è volto a rendere ”maggiormente efficace il rapporto tra lo Stato e le imprese nazionali, al fine di promuovere l’affermazione in ambito internazionale”.

Si prevede, inoltre, che negli accordi possa essere contemplata la cessione anche di sistemi d’arma, mezzi ed equipaggiamenti in uso alle Forze armate ”che risultino in esubero” o obsoleti.


Conferenza stampa del ministro Di Paola

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