Di Paola al personale: riforma non indolore ma nemmeno lacrime e sangue

di-paola8Roma, 31 mar – E’ la seconda volta che il ministro della Difesa Di Paola si rivolge direttamente ai militari con i quali, evidentemente, vuole tenere aperto un canale di comunicazione nello sforzo di far comprendere a tutti le modalità e, soprattutto, la necessità della riforma del sistema Difesa. La sua verve è convincente, ed i militari si augurano che lo siano anche i propositi che intende attuare soprattutto dal punto di vista dei tagli al personale che però lo stesso Di Paola si affretta a definire “non indolore” ma “nemmeno lacrime e sangue”.

Di seguito la lettera inviata via email a tutti i militari

Sono il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola.

Desidero nuovamente rivolgermi a Lei direttamente perché sono convinto che solo la conoscenza diretta dei fenomeni che coinvolgono il nostro mondo sia la chiave per raggiungere determinati risultati. In modo particolare, mi riferisco alla riforma dello strumento militare, i cui lineamenti ho già chiarito con la precedente comunicazione. Da alcuni commenti che mi sono pervenuti, mi è sembrato di capire che è opportuno, da palie mia, approfondire alcuni aspetti della riforma tra i quali, i motivi del perché era necessario agire e le modalità di attuazione.

Nel nostro cortile di casa, il Mediterraneo, le cose stanno cambiando rapidamente. Il quadro geopolitico è in continua evoluzione. Antonio Gramsci disse: si può essere cosmopoliti solo a patto di avere una Patria. Per essere veramente europei, dobbiamo saper essere italiani.

Ai primi del Novecento il mondo non era piatto com’è oggi. Oggi le informazioni, la democrazia, la finanza vola sulle ali del network globale. Nell’87, prima della liberalizzazione della Rete, il Pil mondiale era 18 volte più grande della finanza. Oggi è 11 volte più piccolo.

La Struttura della Difesa di un Paese importante come l’Italia non può fare a meno di adeguare il proprio impianto per tenere il passo di questa evoluzione globale della società. Lo stesso concetto di Medio Oriente per l’Italia è diverso, non solo da un punto di vista geografico. E’ “Medio” (Oriente) per chi vive nel centro Europa. Per noi è “prossimo” Oriente. Siamo più vicini a Tripoli che a Lussemburgo. Più aTeI Aviv, Beirut, Damasco che a Dublino, e Kabul non è più lontano da noi del Capo Nord. Ecco perché c’è urgenza di questa riforma.

Questa riforma presentata al Consiglio Supremo di Difesa presieduto dal Capo dello Stato e illustrata al Consiglio dei Ministri ed alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, intende mettere il Paese nelle condizioni di perseguire quei parametri di efficienza ed efficacia di cui si sta discutendo a Bruxelles. E’ noto come, a livello europeo, si stia ragionando (anche su impulso italiano), per individuare percorsi e parametri di convergenza necessari a creare le condizioni per un sistema europeo di Sicurezza e di Difesa più integrato, quale premessa per un obiettivo politico di prospettiva di più lungo termine ma, ancora più ambizioso, di Difesa comune. Per semplicità, si può dire che – con la riforma – l’ Italia intende orientarsi al rispetto di quei parametri necessari per perseguire un obiettivo importante che potrebbe essere definito una Maastricht della Difesa; con un processo analogo a quello che portò alla creazione della moneta unica, così da dare impulso al processo di integrazione europea insito nella politica di Sicurezza e Difesa comune.

Ricordo una frase di Giorgio Napolitano: “Siamo stati concentrati sulla difesa dell’euro, mentre abbiamo bisogno di Europa in tutti i campi, anche in quello della politica estera e di sicurezza comune”. Le Forze Armate devono continuare ad essere pienamente integrabili con quelle degli alleati. Per far ciò devono anche essere allo stesso livello tecnologico. Da
qui la necessità di introdurre una profonda revisione della Struttura della Difesa, per armonizzarla ai livelli di efficienza e funzionalità europei ed atlantici non solo militari, ma anche tecnologici, livelli che siano economicamente perseguibili e sostenibili per il nostro Paese.

In termini economici oggi la Struttura di Difesa è, al tempo stesso, sottocapitalizzata e sovradimensionata. Potrebbe sembrare un paradosso, ma è così. La nostra spesa per la Funzione Difesa in rapporto al PIL è la più bassa a livello europeo (solo 90 centesimi ogni 100 euro di ricchezza prodotta, contro una media UE di 1,61 euro). Questa stessa spesa è sbilanciata per il settore del personale a scapito dell’ operatività, dell’addestramento e degli investimenti, in sostanza a scapito della qualità e dell’efficacia operativa. Dei 90 centesimi di spesa militare 63 vanno per il personale cioè il 70%. In sostanza, abbiamo uno strumento sovradimensionato e sottocapitalizzato a fronte delle risorse disponibili.

Obiettivo di questa riforma è riequilibrare l’utilizzo delle risorse, per tendere verso lo standard medio europeo di riportare la spesa del personale attorno al 50%; e destinare il resto, in parti similari all’operatività, all’addestramento, agli investimenti e allo sviluppo tecnologico.

Queste scelte, ovviamente, comporteranno una revisione e riqualificazione dei programmi di investimento, una necessaria contrazione delle strutture e della presenza territoriale ed una riduzione del settore personale. Il risultato sarà una Struttura Difesa ridimensionata nei numeri ma in grado di esprimere una operatività all’ altezza delle aspettative degli italiani, dell’ Unione europea e della NATO.

La riforma non sarà facile, non sarà indolore, ma non sarà lacrime e sangue per il personale. Capisco le resistenze, i timori, le perplessità nei confronti di una riforma di questo tipo. In modo particolare, quelli che vengono dal personale. Il processo della riforma sarà graduale e sarà accompagnato da tutta una serie di strumenti normativi per gestire il processo di progressiva riduzione del personale e delle strutture, un processo che andrà a regime nell ‘arco di almeno un decennio. Mi sembra quindi che i timori e le critiche espresse alla riforma, talvolta apertamente, talvolta a mezza bocca non siano giustificate. Nessuno intende mandare a casa il personale dall’oggi al domani, come taluni temono o vanno apertamente dicendo, magari per difetto di informazione. Il processo di riduzione dello strumento militare non sarà del tutto indolore, ma sarà progressivo e responsabile.

Con questa revisione il Governo punta a rendere le Forze Armate un organo dello Stato efficiente, in grado di affrontare e gestire le sfide future, ma sempre con il massimo rispetto per chi onora quotidianamente la divisa: rispetto per il militare, rispetto per l’uomo, ma anche consapevolezza dell’ indispensabilità della riforma.

Con stima
Giampaolo Di Paola

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