Corte europea dei diritti dell’Uomo: illegittime le sanzioni disciplinari militari detentive

ceduSenza le opportune garanzie giurisdizionali. Roma, 23 lug – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha dato ragione a due militari turchi residenti ad Istanbul che hanno impugnato il provvedimento disciplinare loro inflitto dai rispettivi superiori gerarchici che li ha privati della libertà personale.

Ai due ricorrenti, Coskun Koç e Turgay Demir, in date diverse, è stata perfino negata la possibilità di ricorrere ad un giudice indipendente ed imparziale e quindi hanno invocato i giudici di Strasburgo i quali, dopo aver ribadito che la norma invocata dai ricorrenti trova applicazione in relazione a tutte le sanzioni privative della libertà personale, siano esse qualificate come penali o disciplinari dagli Stati contraenti, ha ravvisato nel caso di specie la violazione dell’art. 5 Cedu in quanto, appunto, “avverso il provvedimento coercitivo inflitto dai superiori gerarchici non è stato possibile ricorrere ad un Tribunale indipendente, in grado di assicurare garanzie giurisdizionali adeguate.”

La sentenza è destinata a fare scalpore anche in Italia dove, com’è noto, la privazione della libertà personale è prevista come sanzione durante i procedimenti disciplinari. In particolare, il Codice dell’Ordinamento militare prevede per la consegna “la privazione della libera uscita fino al massimo di sette giorni consecutivi” e per la consegna di rigore “il vincolo di rimanere, fino al massimo di quindici giorni, in apposito spazio dell’ambiente militare – in caserma o a bordo di navi – o nel proprio alloggio”, anche se, questa ultima fattispecie può essere fatta scontare nel proprio alloggio privato, a discrezione del superiore.

Le sentenze della CEDU hanno valore vincolatorio verso gli Stati firmatari della Convenzione, che si sono impegnati a dare esecuzione alle decisioni della Corte europea. Il controllo sull’adempimento di tale obbligo è rimesso al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

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