Camera dei Deputati: la Giunta assolve un maresciallo dall’accusa di vilipendio

Camera_dei_deputati1Roma, 19 ott – No all’autorizzazione a procedere nei confronti di Vincenzo Lo Zito, maresciallo del corpo militare della Croce Rossa Italiana, accusato, dalla Procura di Roma, di aver vilipeso la Repubblica, il Parlamento, il governo e i suoi membri. Lo ha deciso la Giunta per le autorizzazioni della Camera. Le frasi incriminate, pubblicate sul suo blog e sul social network Facebook, erano del seguente tenore: “Il ministro La Russa ci manda a scopare a Napoli per strada”; “Il caro Silvio non poteva scegliere conduzione migliore al Pdl, baciamo le mani Angelino” (Alfano, ndr.). E ancora: “Hanno ragione i napoletani … co’ tutta la mondezza che hanno ce mancava pure sto rifiuto speciale (riferendosi al presidente del Consiglio Berlusconi).

Non vengono risparmiati neppure il presidente della Repubblica (“Dormi tranquillo e asciutto. Lines notte assorbe tutto. Vogliamo Napolitano testimonial della pubblicità alla Permaflex) e il presidente della Camera Fini (“Se quest’altro coso avesse le palle potrebbe querelare il dittatore…”). Quanto al premier Lo Zito ha usato epiteti come “verme di Arcore” o “culo flaccido”.

Mentre la maggioranza parlamentare viene definita “di nominati e comprati, mignotte comprese”.

La Giunta, rifacendosi alla prassi per cui le Camere in genere denegano l’autorizzazione per vilipendio, ha preferito considerare quelle frasi diritto di espressione. “Se ci mettessimo ad autorizzare il procedimento per vilipendo per tutti i cittadini che parlano male di noi”, chiosa il presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti (PD), che in quanto relatore aveva anche osservato in una seduta precedente: “Generalmente, anche se non sempre, le Giunte, e le Camere, negano l’autorizzazione a procedere, sulla base del presupposto che le assemblee parlamentari, hanno un prestigio e un’autorevolezza che non necessitano di replicare a singoli cittadini che perdano le staffe e si lascino andare ad espressioni volgari e sconnesse. In tal senso, per tenersi alle legislature recenti, vi sono due precedenti nella XIII e uno nella XIV, deliberati dall’assemblea nel senso del diniego”.

I gruppi in Giunta hanno approvato all’unanimità la decisione di non concedere l’autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti di Vincenzo Lo Zito per il reato di vilipendio delle Assemblee legislative. L’ultima parola spetta però all’aula.

Federico Palomba (Idv) spiega: “La disposizione incriminatrice dell’articolo 290 codice penale sta a tutela del prestigio delle Camere. Tuttavia, di fronte a offese e dileggio il Parlamento non difende il proprio decoro con una manifestazione di interesse alla punizione. Infatti delle due l’una: o quel prestigio e quel decoro sono solidi al punto di non aver bisogno del procedimento penale a carico dell’occasionale dileggiatore; oppure la reputazione parlamentare è talmente bassa che non sarà l’autorizzazione a procedere a risollevarla”.

E Marilena Samperi (Pd) aggiunge che “la concessione dell’autorizzazione sarebbe un segno di debolezza” da parte dell’Istituzione Camera. Armando Dionisi (Udc), infine, osserva che “il prestigio del Parlamento è un connotato che esso si deve guadagnare quotidianamente” e ritiene che “autorizzare il procedimento in questo caso comporterebbe poi la necessità di autorizzarne moltissimi, dato che il disprezzo nei confronti delle Camere si manifesta con grande frequenza”.

In questo caso, l’espressione “autorizzazione a procedere” non sta a indicare un istituto a protezione dei singoli membri del Parlamento in relazione a procedimenti che li riguardino, quanto piuttosto un atto di impulso del Parlamento stesso a far proseguire il procedimento penale contro un terzo. Si tratta di una condizione di procedibilità che deve rivelare l’interesse dell’Assemblea legislativa a che l’offesa sia perseguita (similmente a quel che accade alle persone fisiche con la querela)”. (Dire)

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