Ascoltato in Senato il militare sotto processo per essersi rifiutato di vaccinarsi

senato_repubblicaRoma, 24 mag – La “Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sull’esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all’uso dell’uranio impoverito”, ha audito giorno 22 maggio il Maresciallo di 1ª cl. A.M. Luigi Sanna, accompagnato dall’avvocato Giorgio Carta, attualmente sottoposto ad un procedimento disciplinare e ad uno penale presso il Tribunale militare di Roma, per avere negato il consenso alla sottoscrizione della scheda anamnestico-informativa, finalizzata alla sottoposizione a un ciclo di vaccinazioni preliminare allo svolgimento di una missione.

Di seguito la trascrizione del resoconto stenografico.

Audizione del maresciallo Luigi Sanna

Il PRESIDENTE rivolge un cordiale saluto al maresciallo Luigi Sanna e al suo legale di fiducia, avvocato Giorgio Carta, che lo accompagna. Ricorda quindi che il maresciallo Sanna è attualmente sottoposto ad un procedimento disciplinare e ad uno penale presso il Tribunale militare di Roma, per avere negato il consenso alla sottoscrizione della scheda anamnestico-informativa, finalizzata alla sottoposizione a un ciclo di vaccinazioni preliminare allo svolgimento di una missione che, a quanto risulta, avrebbe dovuto svolgersi in territorio nazionale. Poiché tale diniego ha comportato la sottoposizione ai predetti procedimenti e poiché il maresciallo Sanna attualmente rischia un anno di carcere per il reato militare di disobbedienza aggravata e continuata, la Commissione desidera conoscere le circostanze nelle quali è maturato questo evento e le considerazioni in base alle quali il maresciallo Sanna ha ritenuto di non sottoscrivere la scheda predetta, rifiutandosi di fatto di sottoporsi alle vaccinazioni. La vicenda è stata anche oggetto di un atto ispettivo presentato alla Camera dei deputati da parte del Gruppo dell’Italia dei valori, nel quale, tra l’altro, in premessa, si ricorda che ai sensi dell’articolo 32 della Costituzione, nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge, mentre la norma che regola le vaccinazioni in ambito militare e i relativi obblighi è di rango secondario. Si tratta pertanto di una questione delicata e di grande rilevanza che, come è noto, investe anche la competenza della Commissione che, ai sensi della deliberazione istitutiva 16 marzo 2010, articolo 1, comma 1 lettere d) ed e), ha tra i suoi compiti anche quello di indagare sulle componenti dei vaccini somministrati al personale militare, indipendentemente dal successivo impiego, e sulle modalità della somministrazione dei medesimi vaccini, nonché sul monitoraggio delle condizioni immunitarie dei soggetti osservati.

Il maresciallo SANNA, dopo avere dato conto del suo attuale impiego presso la sezione deposito armamenti di Serrenti, una articolazione dell’aeroporto militare di Decimomannu, conferma di essere indagato per il reato, a suo parere molto grave, di disobbedienza aggravata e continuata, per essersi rifiutato di sottoscrivere la scheda anamnestico-vaccinale. Precisa, in premessa, di non avere alcuna contrarietà pregiudiziale alle vaccinazioni e di non avere mai preso posizione su questo argomento, sul quale ritiene di non avere alcuna specifica competenza. Nel ringraziare la Commissione per l’attenzione prestata alla sua vicenda, il maresciallo Sanna fa presente che essa muove da una normale preoccupazione per la sua salute e da un semplice ragionamento, sulla importanza di avere piena consapevolezza del rapporto tra rischi e benefici derivanti da trattamenti sanitari che vengono prospettati come necessari e che sono resi obbligatori per i militari, senza che su di essi siano fornite esaurienti informazioni. Come persona responsabile e conscia dei suoi doveri di militare, ritiene di avere agito con determinazione ma restando nei limiti delle regole, senza creare disservizi o sconfinare in atteggiamenti irrituali o peggio ancora in reati. Egli ha chiesto al suo comando o, tramite esso, agli organi gerarchicamente sovraordinati, di essere temporaneamente dispensato dalle vaccinazioni, in attesa di rassicurazioni rispetto a dubbi che sono sorti anche dalla lettura dei resoconti della Commissione. Ricorda a tale proposito che, nell’audizione del 20 ottobre 2010, il Direttore Generale della sanità militare sottolineò l’opportunità di una indagine volta a fare chiarezza e a verificare la possibilità che un certo numero di vaccinazioni effettuate in tempi ravvicinati potesse causare una riduzione delle difese immunitarie. Nella stessa seduta il senatore Ramponi rivolgendosi allo stesso Direttore Generale chiedeva chiarimenti sulla frequenza con cui erano effettuate le somministrazioni. Il 7 dicembre 2010 il professor Nobile – che il maresciallo Sanna  intende ringraziare pubblicamente per la sollecitudine, il senso di solidarietà umana e la professionalità con cui ha seguito la sua vicenda – dichiarò alla Commissione che, sulla scorta delle più aggiornate acquisizioni scientifiche sui rapporti tra situazione immunitaria e insorgenze di alcune patologie, le analisi condotte su quaranta militari avevano evidenziato una frequente alterazione immunologica fortemente suggestiva di immunodepressione. Il 19 gennaio 2011, nel corso dell’audizione del Comitato scientifico del Progetto Signum, il professor Bonassi, richiamandosi alle conclusioni del professor Rizzotti, segnalava l’aumento del carico ossidativo endogeno da osservarsi in relazione all’attività psicofisica e a profilassi vaccinali numerose per alcuni militari impiegati nei Balcani. Nella passata legislatura, l’audizione presso la omologa Commissione del professor Scarsella, nel 2007, pose in rilievo – senza peraltro fare riferimento esplicito ai vaccini – che nella maggior parte dei militari rientrati dalle missioni si riscontravano condizioni di salute precarie, riconducibili anche a una situazione immunitaria alterata. Queste affermazioni e queste segnalazioni non possono non fare sorgere dubbi sulla innocuità di un ciclo vaccinale multiplo condotto in tempi ravvicinati. Non si tratta quindi di mettere in discussione misure utili a mantenere l’efficienza e la sicurezza delle Forze Armate, bensì di svolgere le normali indagini preliminari che consentano di individuare le persone che sono soggette a un rischio specifico per la somministrazione di un determinato vaccino e di effettuare le necessarie indagini sulla efficienza del sistema immunitario dei soggetti che devono essere sottoposti ai cicli vaccinali. Anche i test anticorporali possono limitare il numero dei vaccini da inoculare: nel suo caso, il maresciallo Sanna ricorda di avere effettuato a sue spese tali test accertando che un vaccino non doveva essergli somministrato.

Il maresciallo Sanna precisa quindi di non essersi mai rifiutato di sottoporsi ai vaccini, ma di avere semplicemente sostenuto che era suo dovere informarsi sui relativi effetti, considerato anche che i regolamenti militari sanciscono il dovere di conservare le proprie capacità fisiche e psichiche. Ripercorrendo quindi la sua personale vicenda, il maresciallo Sanna fa presente di avere rappresentato i suoi dubbi al medico militare e precisa di non ritenere che la somministrazione dei vaccini avvenga in violazione dei protocolli.

La vicenda, tuttora in corso, – prosegue il maresciallo Sanna – induce a ritenere che anche per la questione dei vaccini occorre applicare in modo sistematico il principio di precauzione, assicurando la più ampia ed obiettiva informazione sugli effetti e sulle conseguenze possibili della profilassi vaccinale. Il maresciallo Sanna ricorda quindi che nell’audizione dei rappresentanti dell’AIFA, gli stessi sostennero che dall’Amministrazione della difesa le segnalazioni di reazioni avverse ai vaccini pervenivano in numero esiguo e a tale proposito richiama una considerazione del Direttore dell’Istituto Mario Negri circa la tendenza del sistema farmacologico ad enfatizzare i benefici dei farmaci, e a ritardare l’accertamento di eventuali controindicazioni al loro uso. Se si considera inoltre che la legislazione vigente è molto rigida circa i criteri di inidoneità allo svolgimento del servizio militare, si può concludere che si verifica spesso un interesse convergente tra l’Amministrazione della difesa ed i militari che, per non incorrere nel rischio di non essere valutati idonei alla partecipazione a missioni militari all’estero, non dichiarano alcune patologie o accettano senza eccepire di sottoporsi a cicli vaccinali multipli ravvicinati.

Inoltre, senza entrare nel merito del confronto in corso tra gli epidemiologi, alcuni dei quali hanno autorevolmente criticato l’assenza di ricerche ad hoc sui reduci dei Balcani, esprimendo anche perplessità sul progetto Signum, occorre osservare che i dati sulle malattie invalidanti diffuse nel corso degli anni dall’Amministrazione della difesa sono in costante aumento e che, per questo aspetto, andrebbe presa in considerazione anche la questione dei vaccini. Inoltre l’obbligo di sottoporsi ai vaccini in ambito militare può costituire nei fatti una circostanza che non incoraggia il medico a fornire una corretta informazione sul rapporto tra rischi e benefici del trattamento e, al tempo stesso scoraggia i militari che ne sono destinatari a richiederli.

A quanto gli risulta – prosegue il maresciallo Sanna – la somministrazione plurima ravvicinata contempla casi di assunzione di nove vaccini in cinque dosi nell’arco di ventinove giorni, ovvero di dieci vaccini in sette dosi nell’arco di trentaquattro giorni. Ad essi si aggiunge la profilassi antimalarica, nel caso di missioni all’estero. Non si può quindi escludere che la combinazione tra stress e vaccini plurimi ravvicinati possa influire sulla immunodepressione, anche in soggetti apparentemente sani. Vi sono poi altre incongruenze, come la prescrizione della vaccinazione antitifica: il maresciallo Sanno ricorda a tale proposito che tale profilassi non gli è stata prescritta mentre è stata prescritta a colleghi che si trovavano nella sua stessa posizione.

In conclusione, il maresciallo Sanna ribadisce di essere pienamente disposto alla obbedienza agli ordini, a cui è tenuto come militare, ma al tempo stesso dichiara di volere essere consapevole dei rischi nei quali può incorrere sottoponendosi a determinati trattamenti sanitari. Per tale motivo auspica una generale applicazione del principio di precauzione che, nel caso in discussione, comporterebbe in primo luogo l’effettuazione di test immunologici prima di sottoporre chiunque a vaccini che potrebbero risultare non necessari.

Su invito del PRESIDENTE prende quindi la parola l’avvocato CARTA il quale esprime preliminarmente un vivo apprezzamento per l’attività che la Commissione sta svolgendo, dalla quale egli si ripromette di trarre spunti anche per la difesa in giudizio del maresciallo Sanna. L’odierna audizione rende inoltre pubblico il dramma personale di un sottoufficiale che rischia un anno di prigione per avere chiesto informazioni chiare ed obiettive sulle conseguenze dei trattamenti sanitari ai quali gli è stato ordinato di sottoporsi. L’avvocato Carta precisa quindi di non volere interloquire sul problema generale della nocività dei vaccini, non avendo alcuna competenza su tale materia, mentre intende svolgere alcune considerazioni sui diritti dei militari a fronte dell’obbligo di vaccinazione. A tale proposito egli auspica che la Commissione, anche in sede di predisposizione della relazione conclusiva, attesti che, ai sensi dell’articolo 32 della Costituzione, non sussiste alcun obbligo per il militare di sottoporsi ai vaccini. Il secondo comma del richiamato articolo stabilisce infatti che nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Pertanto, se il legislatore non stabilisce un tale obbligo con una norma di rango primario, esso non esiste nell’ordinamento. Attualmente, l’obbligo dei militari ad assoggettarsi alle vaccinazioni è stabilito da un Decreto ministeriale del 2003 che non ha forza di legge, e quindi non può derogare al principio costituzionale della volontarietà per quel che riguarda la sottoposizione a trattamenti, salva la riserva di legge.

L’avvocato Carta ricorda quindi di essersi occupato, nell’ambito della sua attività professionale, del precedente di due militari che, dovendo recarsi in missione in Afganistan, avevano rifiutato la somministrazione del vaccino contro l’influenza H1N1 – vaccino di dubbia efficacia ma posseduto in grandi quantità dall’Amministrazione militare – e per tale motivo erano stati sottoposti ad un procedimento disciplinare di rigore. A fronte di tali casi, la Commissione, anche senza entrare nel merito della congruità dei protocolli vaccinali adottati dal Ministero della difesa, dispone dell’autorevolezza per stabilire che ogni cittadino, anche se in divisa, può legittimamente rifiutarsi di sottoporsi ad un trattamento sanitario se nutre dubbi sulla sua effettiva innocuità, capovolgendo la attuale situazione, per cui, in ambito militare, la vaccinazione è un ordine, proveniente da un ufficiale medico che è anche un superiore gerarchico, per cui il rifiuto, come atto di disobbedienza ed insubordinazione, viene sanzionato disciplinarmente e penalmente.

D’altra parte, occorre considerare che il rifiuto di sottoporsi a profilassi vaccinale comporta l’esclusione dalle missioni all’estero che, a loro volta, sono appetibili, in quanto ben retribuite. Inoltre, il personale che si reca in missione è personale volontario in ferma di durata predeterminata: da un punto di vista lavoristico si tratta di personale precario, e la stabilizzazione o la prosecuzione del rapporto di lavoro è subordinata al giudizio dei superiori, fatto evidentemente fortemente condizionante dal punto di vista psicologico e materiale. Anche in questo caso, dunque, la condizione di precariato è suscettibile di creare una “zona franca” del diritto.

Passando a considerare la vicenda del maresciallo Sanna, occorre tenere presente che egli non è inquisito per aver rifiutato di sottoporsi a profilassi vaccinale ma per non avere sottoscritto il consenso informato, che è l’oggetto dell’ordine impartitogli. Inoltre, paradossalmente, l’ordine, in quanto tale, scarica l’ufficiale dalla responsabilità che potrebbe insorgere nel caso in cui il paziente non fosse stato adeguatamente informato.

In conclusione, l’avvocato Carta ribadisce la necessità che venga effettuata la ricognizione del diritto riconosciuto a tutti e quindi anche ai militari, di rifiutare di sottoporsi ad un trattamento sanitario, ivi compresa la profilassi vaccinale.

Il senatore CAFORIO(IdV), nel ringraziare il maresciallo Sanna per avere accolto l’invito rivoltogli dalla Commissione, si chiede se non sia il caso, dopo l’odierna audizione, di interpellare i vertici dell’Autorità sanitaria militare sulla questione in discussione. Sono infatti note le conseguenze alle quali è andato incontro il maresciallo Sanna per avere esercitato il diritto costituzionalmente garantito di rifiutare un trattamento sanitario, e sarebbe opportuno acquisire il parere dell’UGESAN sull’argomento.

La senatrice FONTANA (PD) ringrazia il maresciallo Sanna per la sua testimonianza dignitosa ed equilibrata. Senza entrare nel merito della vicenda disciplinare e penale, ritiene necessario, dal punto di vista delle competenze della Commissione, proseguire e approfondire l’indagine circa il rispetto dei protocolli vaccinali adottati dall’Amministrazione della difesa, nonché circa i contenuti degli stessi, considerati i dubbi e le perplessità che sono emersi sulla possibilità che la somministrazione multipla e ravvicinata dei vaccini possa produrre un pregiudizio per la salute. Rispetto a tali pratiche, il principio di precauzione deve essere reso effettivo, e non limitarsi ad una mera petizione di principio e, pertanto è necessario in primo luogo assicurare ai militari una adeguata informazione, come necessaria premessa per scongiurare ogni possibile arbitrio. D’altra parte, non vi è alcun dubbio che l’articolo 32 della Costituzione attribuisce a ciascuno la facoltà di rifiutare un trattamento sanitario, salva la riserva di legge. Conviene infine con la proposta del senatore Caforio, di interpellare sull’argomento i vertici dell’Autorità sanitaria militare.

Il PRESIDENTE, nel ringraziare gli intervenuti, ritiene che la Commissione potrebbe informalmente acquisire l’orientamento della Autorità sanitaria militare, anche in relazione agli elementi che verranno forniti per la risposta all’atto ispettivo al quale egli ha fatto riferimento nella sua introduzione. A suo avviso, non si può comunque disconoscere la legittimità di comportamenti che derivano da preoccupazioni fondate senza, peraltro, mettere in discussione il fatto che le vaccinazioni sono uno strumento essenziale per tutelare la salute pubblica.

Il senatore CAFORIO (IdV) ribadisce comunque l’opportunità di prevedere una interlocuzione diretta con l’Autorità sanitaria militare, anche mediante un’audizione.

Il maresciallo SANNA richiama l’attenzione sul paradosso costituito dal fatto che mentre la magistratura ordinaria indaga su alcuni militari per la presunta omissione di cautele a tutela della salute, la magistratura militare lo sottopone ad un procedimento perchè egli ha chiesto l’adozione di quelle stesse cautele.

Il PRESIDENTE, dopo avere assicurato il senatore Caforio che si procederà, se del caso anche ad ascoltare i vertici dell’Autorità sanitaria militare, ringrazia gli intervenuti e dichiara conclusa l’audizione.

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