Afghanistan: torno subito, cartello prima di uscire in missione

afghanistan-militari-san-marcoBakwa (Afghanistan sud-est), 5 gen. – “Torno subito”. E’ l’indicazione su un cartello appeso all’esterno di uno degli alloggi dei militari del reggimento San Marco nell’avamposto Lavaredo, a Bakwa, nel sud-est dell’Afghanistan. E’ il cartello lasciato da chi è uscito in missione di ricognizione con un convoglio blindato. Mentre un altro cartello dice “Torno subito, sono in tenda”, come fosse il classico “non disturbare” del biglietto che si appende alla maniglia esterna della camera d’albergo. E un altro militare, evidentemente andato in licenza, ha lasciato il messaggio “Chiuso per ferie dal 28-12-11”. E c’è anche chi ha semplicemente scritto “Saldi”. E’ una delle tante piccole maniere con cui i militari del contingente italiano cercano di dare un senso di normalità alla vita di tutti i giorni nell’avamposto ricorrendo anche all’ironia e allo scherzo. Immancabili le indicazioni stradali a mo’ di freccia direzionale fatte con il legno e con scritta la distanza in chilometri – si parla di numeri a quattro cifre, mediamente intorno ai 5mila km – da qui a casa, nei paesi e nella città del nord, del centro, del sud Italia: Lucca, S.Giusta, Ceglie Messapica, Statte, Rocca Piemonte, Gonnastramatza, Massana, Ottana, San Gavino Monreale, Garteddi. Mentre la punta del palo della singolare cartellonistica è a mo’ di freccia e indica direzione Luna. E ci sono ancora i segni del Natale nell’avamposto di Bakwa, come testimonia quel “Babbo Natale, portami per regalo Belen e ti prometto che faccio i compiti delle vacanze” scritto su un biglietto attaccato alla sagoma in legno e colorata di verde che rappresenta un albero natalizio.

Matteo Cavallaro, il militare-poeta che ama le stelle di Herat

afghanistan-cielo-notturno“Ho guardato il cielo di Herat, e ho visto tanti sogni avvolti in questo cielo illuminato. Ogni stella un sogno?”. E’ notorio: la collocazione geografica fa sì che il cielo afghano sia tra i più luminosi al mondo, di giorno ma ancor più di notte. E per Matteo Cavallaro, militare dell’Aeronautica in missione in Afghanistan, questa luminosità è fonte di ispirazione per la sua passione: la poesia. Matteo, 32 anni, è occupato nell’area logistica – settore vettovagliamento – del Regional Command West di Herat, sede centrale del comando del contingente italiano nell’ambito della coalizione Isaf. Nativo di Mestre, un’adolescenza segnata dalla perdita prematura del padre e trascorsa poi facendo il barman a Venezia, Jesolo e anche nelle lontane Cuba, Giamaica e Grand Cayman, qualche “incursione” affettiva a Londra e in Spagna, si è specializzato nella pasticceria ma sa un po’ di tutto di cucina ed ora è al di là del grande bancone della sala mensa del Regional Command West mentre i colleghi, dall’ultimo arrivato al più alto in grado, e gli ospiti gli sfilano davanti con il vassoio per i pasti del giorno. In Aeronautica militare da sei anni, è di stanza a Trapani-Birgi, dove c’è la fidanzata Carla Caterina, e a Herat è arrivato il 25 novembre, per restarvi sei mesi. Di poesie ne ha scritte tante ma finora nessuna in Afghanistan. Ieri l’ha ispirato la nevicata scesa copiosa su Herat e sulle montagne intorno, e ne avrebbe scritta una che parlasse del cielo di questa città.

Il cielo perchè anche per lui è quello che più di altro mostra il pulito. “Di notte il cielo ti presenta quello che è e ti dimostra quanto è bella la natura, quanto è vera, pulita, gentile, e quanto invece è disprezzata nel resto del mondo”. Il tema ricorrente nelle sue poesie è la natura, “perchè è la vita e la puoi associare alle persone”. Disegna anche, “e se faccio il cuoco è perchè mi piaceva e mi piace fare le cose cromatiche”. La pasticceria è sicuramente terreno fertile per lui. Il giovane militare è di una pacatezza quasi sconcertante mentre passeggiando sotto la neve nella base di Camp Arena ti racconta di sè, dei suoi sogni, del suo inseguire la bellezza della natura. “Vuoi mettere una roccia con i suoi buchi naturali che si formano e che sembra una finestra sulla terra, con quello invece che è artificiale? Noi copriamo tutto, ma in peggio?”. Ma è il cielo di Herat la sua fonte primaria d’ispirazione, perchè il cielo è tanto grande. Stamane ha voluto guardare il sorgere del sole, vedere subito il cielo di giorno, e servendosi del suo telefonino, cui ha fatto seguire sms, ha scritto che l’ha visto come “lo sguardo di una madre che scalda tutto”, e che “tutto ciò che è artificiale fatica a nascondersi all’occhio vigile del sole di Herat”. Cos’è l’Afghanistan per te, Matteo? “Un insieme di etnie e religioni che si mescolano in queste terre ricche di preghiere e di diffidenze”. Ma quando è notte, il cielo stellato libera finalmente i sogni imprigionati di giorno. E forse anche le diffidenze. (AGI)

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