Afghanistan, militare ferito durante un intervento per salvare 31 civili

mangusta-combatTra i civili salvati anche sei italiani. Roma, 3 nov – L’intervento dei militari italiani sul luogo dell’attacco di questa mattina a Herat ha consentito “l’evacuazione di 31 civili, di cui sei italiani, 24 stranieri e un afgano”: lo ha riferito il ministro della Difesa Ignazio La Russa, a margine di un collegamento in video-conferenza con alcuni teatri operativi.

I civili, dipendenti di una società privata, erano stati assaltati dai ribelli ed erano chiusi in due casematte.
Nell’operazione, “condotta brillantemente” dai nostri militari, sono state impiegate la forza di reazione rapida, tiratori scelti, elicotteri da trasporto e di attacco e la Task force 45. Secondo la ricostruzione fornita dal comandante, il generale Luciano Portolano, la notizia dell’attacco è giunta a Camp Arena alle 9.35 di questa mattina. Appena dieci minuti dopo è iniziata l’attività per “l’eliminazione della minaccia e l’evacuazione dei connazionali asserragliati all’interno del compound” assaltato ha spiegato l’alto ufficiale italiano.

“L’evacuazione è stata completata con successo in un ambiente chiaramente ostile sotto il fuoco nemico”, ha detto ancora il generale Portolano, precisando anche che a sud di Herat, questa mattina, i militari del 152° reggimento “hanno individuato un nascondiglio con numerose granate e proiettili di grosso calibro”.

Il militare italiano ferito ”sta veramente bene ed è in cura presso i nostri sanitari ad Herat solo perchè noi abbiamo fortemente insistito”: Lo ha detto all’ANSA il colonnello Vincenzo Lauro, portavoce del contingente italiano responsabile del Comando Regionale Occidentale (RC-W) della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato).

In merito all’intervento militare, realizzato da una pattuglia di reazione rapida italiana appoggiata da due elicotteri Mangusta A129, in una zona che formalmente è stata riconsegnata alle forze di sicurezza afghane in luglio, l’ufficiale ha risposto che ”avevamo il dovere di entrare in azione per la sicurezza del personale civile internazionale con un intervento tempestivo e risolutore”. Se è vero che la responsabilità della sicurezza è in mano ora agli afghani ad Herat City, ha concluso, ”è anche vero che il nostro coordinamento è fondamentale, perchè solo con una organizzazione degli sforzi si può la minaccia ed il rischio” rappresentati dall’insorgenza.

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