Afghanistan: attaccata base italiana, nessun danno

afghanistan-avampostoRoma, 3 feb – Attaccati, senza alcun danno, i militari italiani in Afghanistan. L’attacco con bombe di mortaio è avvenuto ieri ed ha colpito l’avamposto (Combat out post- COP) “Snow”, dislocato nel settore meridionale dell’area di responsabilità del Comando Regionale Ovest (Regional Command West- RC- West), su base Brigata “Sassari”. L’attacco è stato respinto dalla Task Force (TF) South-East, su base Reggimento “San Marco” con armi leggere, con l’impiego dei mortai e il supporto aereo di forze ISAF.

L’attacco di ieri pomeriggio, nel Gulistan, lo stesso dove il 31 dicembre 2010 venne ucciso il caporal maggiore degli alpini Matteo Miotto, si colloca nell’ambito dell’operazione ”Copperhead”, che da giorni contrappone i militari italiani e afgani a gruppi di insorti per il controllo delle principali vie di comunicazione dell’area: gli scontri a fuoco sono quasi quotidiani. L’operazione, in particolare, è condotta dai militari italiani delle task force South (su base 152° Reggimento “Sassari”) South East (su base Reggimento “San Marco” della Marina Militare) e Center (con i blindati “Freccia” del 66° Reggimento), ”in stretto coordinamento” con le forze di sicurezza afgane, anch’esse affiancate dagli istruttori – i “mentors” – del contingente italiano. Ieri, secondo quanto si è appreso, c’è stata una vera e propria battaglia, durante la quale alcuni “isurgents” sono stati uccisi, mentre altri sono stati arrestati perchè trovati in possesso di diverse tipologie di Ied, gli ordigni esplosivi improvvisati che tante vittime mietono in Afghanistan, oltre a due auto-bomba, circa 800 quintali di nitrato di ammonio (un fertilizzante utilizzato anche per la fabbricazione artigianale di ordigni), 80 chili di sostanze stupefacenti, tra eroina ed hashish, e un’ingente somma di denaro in valuta pachistana. Solo qualche giorno fa, sempre nell’ambito dell’operazione CopperHead, i militari italiani ed afgani avevano sequestrato mezza tonnellata di oppio e arrestato dieci sospetti. Al comando del contingente italiano spiegano che a seguito della pressione esercitata dalle forze di Isaf e afgane anche oggi un gruppo di circa venti “insurgents” attivi nell’area di Farah ha consegnato le armi per essere avviato al cosiddetto processo di reintegrazione. (ANSA)

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