Mancata difesa della base: processo solo su input del ministero di La Russa. Roma, 7 feb (di Gianni Barbacetto - Il Fatto Quotidiano) - Una nuova norma blocca-processi. Un’ennesima legge su misura. Questa volta, la maggioranza di governo ha preso la mira per azzerare i due processi in corso sulla strage di Nassiriya: sono così liberati dal fastidio delle udienze e dal pericolo di una condanna gli alti ufficiali imputati di non aver fatto in Iraq tutto il possibile per proteggere gli impianti e gli uomini loro affidati. La norma, scritta in modo da renderla invisibile, è stata nascosta nelle pieghe della legge che proroga le missioni militari italiane all’estero. Approvata, nella disattenzione generale, il 29 dicembre 2009 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 31, mentre l’Italia preparava i botti di Capodanno. Se ne sono accorti, ora, gli avvocati di parte civile che rappresentano i feriti e le famiglie dei morti italiani nella strage di Nassiriya: i due processi in corso ai generali sono cancellati dalla nuova norma, la quale stabilisce che, d’ora in avanti, i Tribunali militari per procedere nei confronti di un soldato o di un ufficiale devono avere il via libera del ministero. Nella vicenda di Nassiriya, dunque, dovrebbe essere il ministro della Difesa Ignazio La Russa a chiedere di mandare alla sbarra i generali. “È chiaro che così i processi sono già morti”, dicono gli avvocati di parte civile Rino Battocletti, Alessandro Gamberini, Ginevra Paoletti e Dario Piccioni. I militari beneficiati da questa
| La norma nascosta nella proroga delle missioni all’estero I familiari delle vittime: tutto insabbiato |
militari è nascosta in un comma (l’1-octies, cioè ottavo) della legge sul rifinanziamento delle missioni italiane all’estero, che dice: “All’articolo 260, primo comma, del codice penale militare di pace, di cui al regio decreto 20 febbraio 1941, n. 303, le parole: ‘e 112’ sono sostituite dalle seguenti: ‘112, 115, 116, secondo comma, 117, terzo comma, e 167, terzo comma’”. Sembra cabala, ma l’effetto è semplice e preciso: d’ora in avanti, per processare un soldato o un ufficiale, imputati delle quattro fattispecie di reato indicate dai numeri elencati, i Tribunali militari dovranno avere la richiesta del ministro. Anche per il reato 167 terzo comma, cioè “l’omissione delle cautele atte a evitare la distruzione o il sabotaggio delle basi militari”: proprio il reato contestato al generale Stano e al colonnello Di Pauli. I due commi precedenti della stessa legge (il sesto e il settimo) rendono più facile l’uso delle armi per i soldati italiani all’estero. Dispongono infatti che non sia più punibile il militare in missione che, “in conformità alle direttive, alle regole di ingaggio ovvero agli ordini legittimamente impartiti”, spari, ordini di sparare o faccia uso “della forza o di altro mezzo di coazione fisica, per le necessità delle operazioni militari”. Nel caso di eccessi, si applicheranno “le disposizioni concernenti i delitti colposi”. Gli avvocati delle vittime ritengono che la nuova norma blocca-processi su misura per i generali di Nassiriya contraddica i principi della Costituzione e annunciano che nell’udienza del 27 febbraio del processo Di Pauli, che potrebbe essere l’ultima, chiederanno al Tribunale militare di Roma di sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale. Aggiungi un commento









