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Home L'OPINIONE L'OPINIONE Carceri, Sarno: "Ed ora si parli anche dei 900 poliziotti penitenziari feriti!"

Carceri, Sarno: "Ed ora si parli anche dei 900 poliziotti penitenziari feriti!"

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eugenio-sarno Quando i riflettori dei media si accendono sul dimenticato mondo penitenziario è sempre un evento da salutare positivamente. Purtroppo ciò avviene non per indagare, approfondire o esaminare le tante, troppe deficienze e criticità del sistema ma, quasi esclusivamente, per raccontare fatti di cronaca o di vite che si spengono dietro le sbarre.
Da tempo denunciamo come il sistema penitenziario non assolva più ai compiti che la Costituzione gli affida, determinando condizioni incivili di detenzione e infamanti di lavoro. Lo facciamo quotidianamente inascoltati e, purtroppo, nell’indifferenza della stampa, della politica e della società che solo occasionalmente recuperano un’attenzione verso un mondo che, in genere, si preferisce ignorare. Invece, quelle discariche umane, quelle città fantasma che sono le nostre prigioni hanno bisogno dell’attenzione mediatica e sociale. Perché solo in tal modo, e non già a commento di eventi tristi e luttuosi, si può contribuire ad alimentare una coscienza sociale sul dramma che ogni giorno si vive oltre le mura. Un dramma fatto di solitudine, di diritti negati, di abusi , di soprusi, di violenza, di degrado.
Non aspettate il prossimo Cucchi o la prossima Blefari per destare le coscienze e alimentare la conoscenza.
Spesso con l’indifferenza, con la superficialità si nega la verità..
Una verità , quindi, nascosta . Una verità che non è fatta solo di suicidi e presunti pestaggi. L’impegno quotidiano, in condizioni inenarrabili, del personale penitenziario ci consegna storie di ordinaria straordinarietà. E’ il caso di agenti che ,pur di garantire la presenza di un detenuto in udienza, accettano di farsi 19 ore di traduzione su un mezzo scassato sapendo di dover rimontare in servizio senza alcun recupero fisico. E’ il caso di tante vite salvate. Proprio ieri nel carcere di Teramo, il carcere del “massacro” , abbiamo incrociato due detenuti vivi per il provvidenziale intervento degli agenti. Uno dei due per ben due volte è stato salvato dal suicidio. E’ una verità fatta di evasioni sventate ma anche di disponibilità, di tolleranza, di dialogo , di speranze alimentate.
Un universo impregnato di umanità, di sentimenti, di professionalità, di paura.
Si, paura !
Perché oltre alla rabbia, alla demotivazione, alla frustrazione che attagliano gli animi dei nostri colleghi da qualche tempo si monta in servizio affidandosi (per i credenti) alle benedizioni celesti o votandosi (per gli atei) allo stellone. Perché in 18 mesi sono più di novecento gli agenti penitenziari feriti a seguito di aggressioni subite dai detenuti. Oltre cento dei novecento hanno riportato diagnosi di oltre 40 giorni (lesioni gravi). Alcuni porteranno per tutta la vita i segni del loro impegno e della loro dedizione . Ma di loro non si parla. Seppelliti dalla e nella indifferenza.
Ma noi non lavoriamo per essere sfregiati, feriti, aggrediti, umiliati. Noi dovremmo lavorare per riconsegnare alla società persone rieducate, che nella società dovrebbero essere reinserite. Solo quella pruriginosa ipocrisia di certi ambienti intellettuali può far dire che oggi il sistema penitenziario assolva a tali precipui compiti sanciti dalla Carta. La verità vera è che oggi nelle carceri si ammassano persone alla stregua di animali all’ingrasso. Si lasciano al proprio destino migliaia di poliziotti penitenziari. Personale cui è sistematicamente negato il diritto. Il diritto al riposo, alle ferie, alla possibilità di potersi organizzare la propria vita privata. Personale cui si negano persino gli emolumenti dovuti. Ma tutto ciò, evidentemente, non fa notizia.
Non importa. Non parlate di questo mondo fatiscente, spesso puzzolente. Non dateci voce. Accanitevi, se preferite , solo sui nostri presunti demeriti. Ma , almeno, quando ne parlate chiamateci con il nostro nome : polizia penitenziaria e poliziotti penitenziari. Non agenti di custodia, secondini, guardie carcerarie. Non è solo per la vostra cultura. E’ perché avete il dovere di informare. Bene e correttamente.
Eugenio SARNO
Segretario Generale UIL PA Penitenziari

 

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