(di Giorgio Carta) In un paese normale, le incredibili dichiarazioni del Maresciallo Marco Diana farebbero cadere un Governo e solleverebbero una improcrastinabile questione morale. In un paese normale, dopo la conferenza stampa tenuta alla Camera dei deputati e l’intervista rilasciata a Radio Radicale, (qui di fianco) la stampa si precipiterebbe ad approfondire i fatti raccontati da Marco Diana e i cittadini invaderebbero le strade chiedendo la verità. Nel nostro paese tutto ciò non è accaduto per effetto di una consueta serie di fattori concomitanti: la stampa ha ignorato la notizia, chissà se spontaneamente o no; le gerarchie militari, pur attente e presenti per interposta persona, non hanno dato segni di vita; il Presidente della Repubblica (capo supremo delle Forze Armate) ha mantenuto il suo ormai impenetrabile silenzio, salvo però recarsi ad accogliere le bare dei sei militari uccisi in missione, gli unici che lui prende in considerazione. Marco Diana non è (ancora) morto, quindi non è un eroe da celebrare né rientra nello spettro di osservazione dei media, anzi è un problema e, in Italia, le questioni scomode non si affrontano, nemmeno per confutarle, semplicemente si ignorano e, così, è come se non esistessero. Marco Diana però esiste e, anche se ufficialmente è morto, parla ancora e non escludo che lo farà in eterno con un memoriale custodito chissà dove.
Per intenderci, niente di nuovo sotto il sole, ma credo che questa volta si stia davvero oltrepassando un punto di non ritorno. Si, perché, se è vero che le notizie del comparto sicurezza e difesa non oltrepassano mai il confine della stampa ufficiale, nell’ambito interno circolano eccome. Nell’ambito militare, cioè, ci si osserva a vicenda, magari spiando dal buco della chiave dei siti internet, e le notizie quindi internamente circolano. Ecco, quindi, che le parole di Marco Diana sono in circolazione, anche se i vertici militari ed il Ministro La Russa ostentano indifferenza.
L’intervista rilasciata da Marco Diana parla di uno Stato che avremmo creduto di vedere solo in un film. Uno Stato che, con sprezzo della vita umana (altrui, ovviamente) incarica i suoi uomini a maneggiare materiale pericolosissimo per la loro salute e li obbliga al silenzio. Uno Stato che si dimentica di assistere chi si è gravemente ammalato proprio per servire la Patria e che riconosce il giusto risarcimento solo dopo molte insistenze e con artifici indiretti per non perdere la faccia (quale, non si sa). Marco Diana ha ragione o sta inventando tutto quando dice che il suo ricorso alla Corte dei Conti fu predisposto dall’Avvocatura dello Stato (cioè gli avversari processuali) e fu accolto nel tempo record di sei mesi (laddove i giudizi durano anni)? Chi escogitò questo piano e chi lo eseguì? L’accordo economico che Diana strinse sotto banco con lo Stato è un’invenzione o è davvero stato stipulato?
Se Marco Diana non dice il vero, va immediatamente arrestato e punito perché lo Stato non può accettare che la sua immagine sia infangata così gravemente. Ma se Marco Diana dice il vero, allora va immediatamente chiarito il reale svolgimento dei fatti e il militare deve essere immediatamente risarcito e messo in condizione di curarsi senza costringerlo a chiedere l’elemosina.
La situazione nelle caserme, a mio modo di vedere, sta precipitando. Lo Stato sta esagerando nel pretendere obbedienza e sacrificio dei basilari diritti (perfino quello alla salute) ai propri uomini in uniforme. Il malcontento è sempre più palpabile e non vedo più come improbabile una reazione spropositata dei più fedeli servitori dello Stato troppo a lungo umiliati ed offesi.
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