Roma, 9 dic - (di Maurizio Cudicio) Nella notte, nel cuore della notte, durante il giro di perlustrazione della Volante capita di fare incontri particolari, invece rari alla luce del giorno. Un uomo vestito di “nulla” che alla vista degli abbaglianti fa di un cespuglio il proprio nascondiglio e una donna con un bambino, stanchi e appesantiti, impegnati in una lenta camminata.
A pochi metri da loro altri uomini e altri bambini, tutti rigorosamente in fila indiana. Tre famiglie. Quando i poliziotti scendono dall’autovettura capiscono subito di avere davanti persone bisognose di aiuto ma intente a proseguire la loro marcia fino a chissà quale destinazione, speranzosi in un futuro più felice.
Uno dei due poliziotti di pattuglia avvisa la sala operativa di aver rintracciato ben nove presunti clandestini. A questo punto non resta altro che aspettare qualche altra volante per l'accompagnamento in questura al fine di chiarire identità e provenienza. Già in macchina si capisce che queste persone hanno un estremo bisogno d’aiuto, vestiti di stracci fradici, sporchi e maleodoranti. Nel gruppo ci sono anche quattro bambini, con gli occhi che lasciano percepire tutta la paura del momento. Non una parola o una lacrima, nessuna scena, né dai bambini né dagli adulti, forse perché consapevoli che qualcuno prima o poi li avrebbe fermati.
In Questura gli sguardi spaesati si rincorrono e nell'attesa si cerca di instaurare un rapporto cordiale. Uno dei presenti si rivolge ai poliziotti con uno stentato inglese domandando loro dove sarebbero finiti. Dopo un piccolo consulto e dopo aver appurato la loro condizione di clandestinità, gli agenti presenti si rendono conto di non saper rispondere con certezza.
Per ovvi motivi di sicurezza e prevenzione, in città le Volanti non possono rientrare tutte assieme in Questura, ma a distanza uno dall'altro, una volta rientrati si da inizio ad una gara della solidarietà spontanea con distributori di cibi e bevande prese d'assalto. Panini, merendine, té e caffè in quantità per tutti. Poco a poco il rapporto umano diventa ancora più intenso e i bambini, nonostante l’orario restano svegli e incuriositi da quegli uomini in divisa, restando loro vicini e accennando di tanto in tanto qualche sorriso.
Alle 7 viene illustrata la situazione ai colleghi montanti e poi dopo qualche carezza ai bambini e una stretta di mano alle mamme e ai papà il turno della notte va a riposare. Tra i vari interventi la notte si è rivelata tutto sommato tranquilla, ma non si immagina quante carte e verbali si devono compilare quando si incontrano dei clandestini che, ricordiamo, sono persone come tutti, al contrario di quanto può venire in mente visto l'uso e l'abuso della parola, spesso usata quasi come insulto.
Il traduttore, dopo aver sentito uno dei ragazzi fermati, spiega ai presenti come sono arrivati nel NordEst d'Italia. Viene illustrato un viaggio lungo quasi un anno e con cinque stati attraversati a bordo di TIR da decine di persone, ore e ore nascosti in angoli scomodi, al buio e con ben poche occasioni per vedere la luce del sole. Migliaia di euro a testa come base di partenza per poter scappare dal proprio paese (dove -precisa l'interprete- se non obbedisci vieni ucciso) e altro denaro ceduto ad ogni fermata, ad ogni cambio di mezzo. Derubati, ricattati con la minaccia di venire abbandonati lungo le strade di paesi sconosciuti e senza alcun contatto.
Concludo il racconto di questa ordinaria esperienza di Volante facendo presente che ogni giorno poliziotti e carabinieri hanno a che fare nel bene e nel male con uomini e donne di tutte le provenienze, religioni e ceti sociali; ogni giorno i poliziotti e i carabinieri d'Italia entrano a contatto anche se per breve tempo con queste realtà. Realtà parzialmente accennate all'opinione pubblica dai media, di tanto in tanto, giusto quando non c'è di meglio da raccontare. Realtà, quella della clandestinità, della quale tanti parlano, ma con cui pochi sono davvero a contatto e di cui pochi, a livello pratico, sono davvero a conoscenza e in modo completo. Non mi stancherò mai di dire che essere poliziotti significa entrare a contatto con realtà altrimenti solo immaginate, significa a volte improvvisarsi psicologo o assistente sociale, significa imparare, maturare, capire. Significa sentimento, esperienza e vita.
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