“Sicurezza percepita” ed “insicurezza reale”: quando lo Stato arretra e sottovaluta il problema

Roma, 1 mar – (di Michele Fornicola) Il progetto di razionalizzazione del dispositivo territoriale imposto da una politica miope e messo in atto dai vertici delle Forze di polizia a carattere generale ha comportato, da quasi un ventennio, una revisione complessiva dei livelli di forza organica ed una riconfigurazione organica anche della componente “pronto intervento”.

Un fatto che ha preoccupato molto anche la Rappresentanza Militare proprio perché veniva a mancare, o comunque si stava compromettendo la vera “missione” che ispira qualunque Carabiniere. Il CoCeR Carabinieri ma anche i sindacati della Polizia di Stato si sono da subito espressi in maniera contraria in merito al riassorbimento di unità e mezzi necessari, più che mai, per le crescenti esigenze operative, per l’evoluzione demografica e delle realtà sociali.

L’indirizzo politico sembra non voler cambiare. Il servizio di prevenzione ormai sembra prescindere dalla presenza dell’uomo “operatore di sicurezza” sul territorio. La politica, le istituzioni, ritengono che le telecamere ed il controllo della “rete” possano ormai sostituire completamente il vecchio modello di “polizia di prossimità”.

Oggi sono solo un ricordo gli obiettivi programmati per una maggiore proiezione esterna, per la necessaria prevenzione. Tutto quello che era stato insegnato in termini di “rapidità e gestione dell’intervento”, sembra consegnato definitivamente ai libri di storia. Con buona pace dell’aspettativa di sicurezza dell’utente le cui ragioni non trovano più spazio neanche sulla stampa rassegnata/addomesticata.

Le forze dell’Ordine, così come sono state riorganizzate, ormai, si occupano principalmente di analisi dell’attività operativa, dell’azione di contrasto con lo scopo ultimo di riuscire a “razionalizzare”, studiando, programmando e mettendo in atto misure per conseguire migliori risultati purchè ciò non comporti l’impiego dell’Operatore, del Carabiniere o del poliziotto sul territorio. Un arretramento che ha sempre più il sapore o che viene avvertito come una sorta di “abbandono”.

La campagna elettorale mette a nudo in questi giorni quei candidati che continuano a riferirsi, come valore-guida, alla “sicurezza percepita”. Un termine soggettivo che sembra creato ad arte, che ciascuno interpreta come meglio crede. Nessuno parla più di “controllo e di livello di sicurezza reale del territorio”.

Sembrano tutti rassegnati che la “sicurezza percepita dal territorio” sia il nuovo modello di riferimento; il metodo più corretto di valutazione per capire come stanno realmente le cose. Basta ascoltare con orecchio critico qualunque telegiornale per capire che la realtà sulla giustizia e sulla sicurezza del territorio è molto diversa, non è quella che ci viene commentata dai vertici istituzionali e rimbalzata dai telegiornali. Non è quella che sarebbe commentata dai diretti interessati: i poliziotti ed i carabinieri chiamati ad operare direttamente “sul campo”, sempre più inermi, vittime sacrificate in nome di una “politica miope”, quella sulla sicurezza, che sembra non riguardarci… finchè non ci tocca personalmente. Ma, in questo caso, ormai, è già tardi.

E’ necessario promuovere iniziative per invertire questa tendenza ricercando maggiori investimenti sulla sicurezza, per una maggiore presenza e certezza del diritto.

Sommario
"Sicurezza percepita" ed "insicurezza reale": quando lo Stato arretra e sottovaluta il problema
Article Name
"Sicurezza percepita" ed "insicurezza reale": quando lo Stato arretra e sottovaluta il problema
Author
Publisher Name
GrNet.it
Publisher Logo

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.