Forze di Polizia militari ed avanzamento di grado: quando scoprire un cippo vale più di una laurea

Roma, 13 feb (di Cleto Iafrate) – «Impegnati, studia, prenditi un diploma, meglio una laurea, così potrai farti una posizione».

Ci dicevano i nostri genitori. E noi non ci stanchiamo di ripeterlo ai nostri figli.

Pare però che all’interno delle forze di polizia ad ordinamento militare le cose vadano diversamente.

I militari in forza all’Arma dei Carabinieri e al Corpo della Guardia di Finanza si suddividono in tre categorie: ufficiali, sottufficiali e truppa, di cui fanno parte i militari appartenenti al ruolo appuntati e agenti (carabinieri e finanzieri).

La categoria dei sottufficiali, invece, ricomprende il ruolo degli ispettori e quello dei sovrintendenti.

Ogni anno, mediante concorsi interni per titoli ed esami, vengono selezionate aliquote di militari da ammettere ai corsi di formazione per il passaggio al ruolo superiore.

I più attesi sono il concorso riservati agli appuntati e agenti e quello destinato agli ispettori, in quanto entrambi permettono un doppio salto di carriera: di ruolo e di categoria.

Gli appuntati e agenti vincitori del concorso accedono al ruolo sovraintendenti e si immettono nella categoria sottufficiali; parimenti gli ispettori lasciano la categoria sottufficiali per indossare i gradi da ufficiale. Di lì avranno la strada aperta verso l’ambita dirigenza di Stato, che con il riordino delle carriere di luglio 2017 è stata riconosciuta, ad anzianità, a tutti gli ufficiali che indossano il grado di Maggiore, indipendentemente dal titolo di studio posseduto [1]. Ad ogni modo, una volta terminati i corsi militari di istruzione, il conseguimento del diploma e anche della laurea non costituisce più un grosso problema, dal momento che i frequentatori riceveranno dai reparti di istruzione gli attestati di formazione spendibili nelle varie scuole e università italiane. Ma questo è un altro problema [2].

[1] Si precisa che tutti gli ufficiali attualmente escono dalle rispettive accademie con il titolo di laurea magistrale rilasciato dalle università convenzionate. Pertanto a beneficiare del provvedimento saranno i soli ufficiali che hanno terminato l’accademia in data anteriore alla riforma Moratti, che ha dato l’avvio alla stipula delle convenzioni tra le varie scuole di formazione militare e le università.

[2] Le cose stanno lentamente cambiando per la categoria dei sottufficiali e militari di truppa, ma in passato gli atenei italiani hanno fatto a gara a chi poteva essere più generoso nell’accreditare gli attestati formativi emessi dalle scuole militari. D’altra parte più iscritti si hanno e più fondi si ricevono, oltre alle tasse d’iscrizione.
Cosa non si fa per fare cassa!
Per un approfondimento sulla tematica, si veda: “LAUREA CON LO SCONTO, ULTIMA FRONTIERA MORATTI – Boom di convenzioni, specie con le forze dell’ordine: per gli allievi marescialli «gratis» fino al 75% degli esami di Economia” di Giuseppe Caruso. Di seguito il link che rimanda a questo articolo.

L’ACCESSO ALLA CATEGORIA SOTTUFFICIALI

In Guardia di finanza i militari del ruolo appuntati e finanzieri, utilmente collocati nella graduatoria, all’esito di un corso di formazione della durata di un solo mese (da quest’anno), acquisiscono, insieme al grado, le qualifiche di ufficiale di polizia giudiziaria e ufficiale di polizia tributaria. Nel precedente ruolo erano solo agenti di polizia giudiziaria e tributaria.

Con le nuove qualifiche lasceranno i precedenti incarichi di carattere esecutivo, per essere assegnati ad incarichi più specialistici, che richiedono particolari conoscenze ed attitudini; per esempio, il comando di piccole unità, nonché incarichi operativi di più elevato impegno, e potranno anche sostituire il superiore gerarchico in caso di temporanea assenza o impedimento. Possibilità che prima era loro preclusa.

Le regole di reclutamento previste dal bando per la selezione del personale sono molto severe. Molteplici sono i fattori che concorrono alla scelta dei fortunati vincitori: le graduatorie finali sono il risultato della sommatoria tra il punteggio conseguito nella prevista prova scritta e quello derivante dalla valutazione dei titoli posseduti da ciascun concorrente.

LA PROVA SCRITTA consiste in un test che si compone di cento domande di cultura generale a risposte multiple, per il cui superamento è necessario apporre cento crocette nelle giuste caselle. Con il bando viene pubblicato anche il materiale testologico: circa cinque mila domande e relative risposte nelle quali sono ricomprese quelle d’esame; basta esercitarsi intensamente, per avere buone possibilità di superare la prova.

Ai fini dell’utile posizionamento in graduatoria, pertanto, a parità di punteggio conseguito nella prova scritta, risultano decisivi i punteggi derivanti dai titoli posseduti.

LA VALUTAZIONE DEI TITOLI è la sommatoria dei punteggi che il bando attribuisce ad ogni singola voce ricompresa nel curriculum del militare.

Oltre al titolo di studio, che superato il regime transitorio del riordino delle carriere sarà pre-requisito fondamentale per partecipare ai concorsi per il ruoli superiori, danno diritto ad un punteggio incrementale il giudizio di sintesi del rapporto informativo [3]; le onorificenze militari (le medaglie – d’oro, d’argento e di bronzo – al valor militare). E le ricompense militari, ovverosia gli encomi e gli elogi che il militare ha ricevuto nel corso della sua carriera. Infine i corsi sostenuti e le qualifiche acquisite.

[3] Si tratta di una valutazione che il superiore periodicamente esprime nei confronti del dipendente, relativa a diversi aspetti caratteriali e professionali, tra cui il rendimento. Essa si conclude con un giudizio di sintesi che può essere: eccellente con lode, eccellente, superiore alla media, nella media, inferiore alla media o insufficiente. Ad ognuno di questi giudizi il bando di concorso attribuisce un diverso punteggio incrementale (per completezza d’esposizione, si veda anche quanto riportato nella successiva nota n. 6).

L’ultimo concorso indetto dalla Guardia di Finanza per il passaggio di ruolo, riservato agli appuntati e finanzieri del Corpo, assegna ad una laurea magistrale 1,000 punto.

Il diploma di maturità vale 0,700 punti e la licenza di terza media 0,150 punti.

Ai fini concorsuali, quindi, un dottore in Economia e Commercio partecipa con un vantaggio di 300 millesimi di punto rispetto al collega diplomato.

Il ragioniere, invece, ha un vantaggio di 550 millesimi di punto rispetto al collega con la licenza media; quest’ultimo, a sua volta, avrà un vantaggio di 150 millesimi di punti rispetto all’agente di polizia tributaria e giudiziaria con la licenza elementare. A tal proposito si consideri che “fino al 1989 era sufficiente, quale requisito per il reclutamento del personale nelle carriere iniziali del Corpo della Guardia di finanza, la sola licenza di scuola elementare. Pertanto (…) sono tuttora in servizio aliquote di personale nel suddetto ruolo in possesso della sola licenza elementare”.

Parola di Ministro delle Finanze. 

Ci si chiede: i vantaggi derivanti dal titolo di studio sono decisivi ai fini dell’utile collocamento in graduatoria?

Per rispondere a questa domanda occorre esaminare per comparazione almeno un altro titolo che dà diritto ad un punteggio incrementale.

L’ENCOMIO, che può essere semplice o solenne, è una ricompensa che il superiore concede a quei militari che si distinguono per lodevole comportamento o per aver compiuto in servizio atti speciali/eccezionali. La ricompensa, trascritta negli atti matricolari dell’encomiato, è spendibile in tutti i concorsi e graduatorie militari (trasferimenti, avanzamenti, ecc…).

C’è chi ha definito gli encomi come una “vitamina per la carriera”.

Nel concorso in esame, per esempio, un encomio solenne vale 100 millesimi di punto (0,100); ciò significa che ad un perito agrario bastano 3 soli encomi per azzerare il vantaggio derivante da una laurea in Economia e Commercio o in Giurisprudenza.

Altro che vitamine! Qui ci troviamo di fronte a vere e proprie sostanze dopanti! 

Chissà come saranno eccezionali questi atti compiuti!

Come se ciò non bastasse, il vantaggio derivante dalle ricompense militari risulta quasi sempre accresciuto dal peso dei giudizi annuali caratteristici; ciò in quanto gli encomi per lodevole comportamento, normalmente, non si concedono ai militari valutati nella media, inferiore alla media o, peggio, insufficiente [4].

[4] Un militare che nei dieci anni precedenti l’emanazione del bando sia stato giudicato “eccellente con apprezzamento e lode” nel concorso in esame vanta un ulteriore extra-punteggio pari a 650 millesimi di punti che andrà a sommarsi a quello derivante dalle ricompense. Orbene, un encomio per atti eccezionali, di norma, lo riceve chi è già valutato ‘eccellente’ o ‘superiore alla media’. Giudizi lusinghieri e ricompense spesso coesistono e viaggiano a braccetto.

Giunti a questo punto, la domanda è d’obbligo: quali sono questi atti eccezionali che permettono di risalire tanto repentinamente le graduatorie concorsuali, al punto da azzerare addirittura il vantaggio derivante da una laurea? Talmente eccezionali da elevare, ai fini concorsuali, militari privi di titolo di studio al di sopra di ragionieri e perfino di dottori in Economia e in Giurisprudenza?

Intorno alle motivazioni alla base delle ricompense militari c’è tanto mistero; esse sono ben custodite tra le mura delle caserme. Ogni tanto però qualche motivazione trapela all’esterno per finire sugli organi d’informazione.

Emerge, innanzitutto, che gli encomi vengono tributati sempre con toni pomposi e linguaggio magniloquente e ampolloso tipico delle celebrazioni militari.

Di seguito saranno enucleate alcune motivazioni pubblicate su fonti aperte che hanno dato luogo ad altrettanti encomi:

  1. «confermando il possesso di brillanti capacità professionali e buone doti organizzative partecipava, con determinante apporto personale, a tutte le attività e agli eventi legati alla SVELATURA e alla benedizione del CIPPO in marmo intitolato»;
  1. «… per aver saputo riscuotere l’incondizionata ammirazione delle autorità e della gente in occasione della cerimonia militare del […], nella quale, alla testa della brigata di formazione, evidenziava perizia e impeccabile marzialità»;
  1. «… quale conduttore dell’automezzo adibito al trasporto del (…), dimostrando eccezionale perizia e capacità di autocontrollo, eseguiva con assoluta perfezione i delicati compiti a lui assegnati in occasione della cerimonia militare…»;
  1. «… capo della Segreteria dell’Ufficio rapporti con il Parlamento […] dotato di eccezionale volontà, innato senso del dovere, spiccata capacità di conseguire risultati concreti»;
  1. «… cosciente della valenza e della delicatezza del particolare incarico ricoperto […] gli ha consentito di raggiungere traguardi elevatissimi…».

Esaminando con attenzione le motivazioni, non sembrano atti talmente eccezionali da meritare addirittura una laurea honoris causa!

Una volta svestiti da tutti gli orpelli lessicali, diventano atti assolutamente ordinari: il primo militare ha tolto un drappo; il secondo ha camminato a piedi; l’altro è andato in macchina; l’altro ancora ha fatto qualche telefonata e l’ultimo non si capisce bene cosa abbia fatto, forse ha solo peccato di vanità.

Ma per remunerare queste attività non bastava lo stipendio?

Com’è possibile che tre ‘cippi svelati’ spingano (nelle graduatorie) più di una laurea in Economia e commercio o in Giurisprudenza? Tuttavia non è il caso di meravigliarsi, poiché nei carabinieri ne basta addirittura uno per azzerare il peso di una laurea.

L’ultimo concorso analogo indetto dall’Arma, riservato agli appartenenti al ruolo appuntati e carabinieri, assegna alla laurea magistrale 1,3 punti, mentre un encomio solenne vale addirittura 1 punto. Inoltre ogni giorno di valutazione caratteristica pari ad “eccellente” dà diritto a 0,0033 punti incrementali. Ciò significa che un encomio solenne e tre soli mesi di valutazione pari ad “eccellente” bastano per azzerare il vantaggio derivante dal possesso della laurea in Giurisprudenza. 

Peraltro, la situazione sopra descritta emerge anche nella selezione per l’accesso alla categoria degli Ufficiali ove, nonostante venga richiesto il requisito “minimo” della Laurea Magistrale ai fini della partecipazione al concorso di ammissione, si nota, in determinate circostanze, la “poca valorizzazione” di alcuni percorsi post-laurea che, secondo il parere di chi scrive, sono importanti per chi debba acquisire la funzione dirigenziale.

In particolare, si veda il “concorso per 21 sottotenenti in servizio permanente effettivo del “ruolo normale – comparti speciale e aeronavale” del Corpo della guardia di finanza per l’anno 2017”, ove la seconda laurea in aggiunta a quella richiesta – chiaro indice di competenza multidisciplinare – per poter essere ammessi al concorso, ove il secondo diploma di laurea vale 0,20 punti, raggiungibili con la valutazione “eccellente con apprezzamento e lode” più un encomio semplice (0,15 + 0,05) -si veda l’allegato 6 del bando del predetto concorso-. Oppure il recente “concorso, per titoli ed esami, per il reclutamento di 11 tenenti in servizio permanente del ruolo forestale dell’Arma dei Carabinieri anno 2017”, ove l’art. 1 c.1 lett. b) del relativo bando riserva2 (due) posti per i militari dell’Arma dei Carabinieri appartenenti ai ruoli Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati, Carabinieri, Periti, Revisori, Collaboratori e Operatori che abbiano riportato, nell’ultimo biennio, la qualifica finale non inferiore a “eccellente” ovvero un giudizio complessivo non inferiore a “ottimo con punti dieci” o giudizio corrispondente se provenienti dal Corpo forestale dello Stato”.

CONCLUSIONI 

Nel contesto militare ritengo che le valutazioni caratteristiche, come pure le ricompense, siano uno “strumento di selezione ideologica”, perché:

– non si chiamano “valutazione delle performance” come nel restante pubblico impiego;

vi è la voce “motivazione al lavoro e dedizione” che al suo livello massimo è così indicata:Convinto e disinteressato si dedica all’Istituzione senza risparmio [5]”. E’ evidente come la connessione di tali parole sia semanticamente contigua ad “obbedienza cieca e assoluta”. Infatti, “dedicarsi all’Istituzione senza risparmio” può portare a non mettere in discussione “ordini discutibili” per non aver ripercussioni sulla carriera, ed è ancor più evidente che l’essere “convinti e disinteressati” è semanticamente contiguo a “non farsi troppe domande”. Inoltre, è probabile che si perda di vista che l’Istituzione non è un sistema a se stante, ma la “parte” di un ingranaggio composto, ovvero la Pubblica Amministrazione nel suo complesso, ovvero un organismo fatto di Enti coordinati tra loro, che devono essere portati all’“osmosi” e non alla “separatezza” (autarchia).

[5] Fac-simile di scheda valutativa e rapporto informativo (si veda pag. 513, voce 18)

In tale contesto, è facile che un militare laureato sia considerato alla stregua di un “eretico”, ovvero di un dissidente “interno” all’organizzazione di appartenenza, in quanto aderente a delle “dottrine” di provenienza statale, ma non invalse ai vertici che dispongono e valutano il predetto militare.

Detto diversamente, un militare laureato è un cittadino italiano che ha due titoli statali. Però, pare che il militare laureato oggi rappresenti un ossimoro, piuttosto che un’endiadi.

Se valutazioni caratteristiche e ricompense non fossero uno “strumento di selezione ideologica”, non avremmo da una parte dirigenti militari senza la laurea [6] o conseguita con i crediti formativi e dall’altra sottufficiali e militari di truppa laureati, senza crediti, che faticano a superare i concorsi. E nel mezzo, come missili scud che intercettano e neutralizzano … i titoli di studio – dinamiche premiali di origine feudale, secondo le quali il rapporto fiduciario col Superiore (premi e valutazione caratteristica) vale più di un percorso di studi universitario.  Non è raro incontrare militari istruiti che, piuttosto che essere premiati, spesso sono considerati “poco adeguati” e quindi valutati “nella media” [7].

[6] A chiarimento dell’espressione “senza laurea” si veda quanto precisato in nota 1

[7]  Uno, in particolare, l’ho conosciuto molto da vicino: finanziere, laureato senza crediti in Economia dopo l’arruolamento, per dieci anni non ha potuto partecipare ai concorsi interni che richiedevano tra i requisiti il triennio di valutazione di almeno “superiore alla media”. Ma anche qualora avesse avuto la possibilità di parteciparvi, avrebbe avuto pochissime chance di vincerli, in carenza dei punteggi incrementali derivanti dai premi e dalle valutazioni.

In certi casi una valutazione “nella media” ritengo sia da considerarsi (civicamente) encomiabile (“nella media solenne”), perché riflette l’attaccamento ai valori della Costituzione prescindendo da ogni forma di condizionamento e convenienza.

Credo che un tale atteggiamento verso la cultura da parte delle amministrazioni militari, che a volte rasenta l’ostilità, sia funzionale ad un certo tipo di obbedienza, un’obbedienza adesiva o assoluta, perché “disinnesca” ab origine il presupposto necessario della rimostranza; che è tipica dell’obbedienza critica o partecipativa.

In effetti, è difficile puntualizzare se non si ha coscienza di cosa si può fare e cosa non si può fare; in altri termini: per poter mettere i puntini sulle ‘i’, bisogna quantomeno sapere dove vanno le ‘i’.

E poi per un superiore è più difficile dare un “ordine imbarazzante” ad un militare colto, piuttosto che ad un militare non tanto istruito.

A chiarimento del concetto, faccio due esempi.

Se si chiedesse al militare posto a destra della vignetta di affidare una minore, sedicente nipote di Mubarak, ad un’igienista dentale, probabilmente, lui, battendo i tacchi, direbbe a gran voce: «Comandi, Signorsì, Signore». L’altro, invece, trovandosi nella medesima situazione, forse, telefonerebbe al giudice di sorveglianza del tribunale dei minori, o, quanto meno, si porrebbe qualche domanda in più.

E ancora. Se si ordinasse ad entrambi i militari, autieri, di fate tutto ciò che gli chiede l’autorità trasportata, probabilmente, quello di destra risponderebbe allo stesso modo: «Comandi, Signorsì, Signore». E l’altro forse direbbe: «Dipende da cosa mi chiede».

E’ innegabile che in certe situazioni l’istruzione è un deterrente (e un anticorpo) per certe derive.

Si auspica, pertanto, che nei prossimi concorsi per i passaggi di ruolo il titolo di studio sia più adeguatamente valutato, anche in relazione agli esami sostenuti; poiché è interesse collettivo che a fare carriera siano gli ufficiali di polizia giudiziaria più colti e istruiti e non i più fedeli [8].

[8] In relazione a questo punto e alla luce di tutto quanto fin qui esposto, mi sia consentita una breve riflessione, che solo apparentemente esula dal tema in argomento. Una così robusta influenza della gerarchia sul personale militare, a causa dei condizionamenti di carriera sopra esposti, rafforza in me le già manifestate perplessità verso due recenti provvedimenti introdotti quasi furtivamente in materia di giustizia.

Si spera, inoltre, che in futuro le motivazioni alla base delle ricompense descrivano in maniera chiara e comprensibile, senza orpelli e magniloquenze, gli atti eccezionali compiuti dall’encomiato. E che gli atti ricompensati siano adeguatamente tipizzati, in relazione ai risultati di servizio ottenuti (per esempio, l’ammontare di imposte recuperate alle casse dello Stato).

E’ giusto il caso di precisare che la progressione di carriera del militare rappresenta un costo per la collettività. Ad ogni passaggio di ruolo, infatti, corrisponde un incremento stipendiale adeguato al nuovo grado. Per questo motivo occorre dare immediatamente un senso al riordino, nel senso della valorizzazione dei titoli e ridimensionare la struttura delle ricompense d’ordine morale perché con 270 miliardi di euro che annualmente sfuggono a tassazione i contribuenti dagli ufficiali di polizia tributaria si aspettano ben oltre!

A questo punto, qual è l’interesse collettivo?

E’ interesse dei contribuenti che gli ufficiali di polizia tributaria siano selezionati in base alle loro attitudini a scoprire gli evasori o a svelare i cippi?

Si spera, pertanto, che il prossimo esecutivo affronti con una visione d’insieme tali complicate questioni e vi apporti i necessari correttivi. E’ fondamentale che le indagini siano assolutamente riservate affinché la magistratura inquirente e la dipendente polizia giudiziaria possano svolgere proficuamente il proprio lavoro al riparo da indebite pressioni.

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Forze di Polizia militari ed avanzamento di grado: quando scoprire un cippo vale più di una laurea
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Forze di Polizia militari ed avanzamento di grado: quando scoprire un cippo vale più di una laurea
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1 Commento

  1. bruno dice

    Anni fa ho avuto alle dipendenze un C.re ausiliario laureato in lettere con 110 e lode più conoscenza di 4 lingue straniere tra le quali il “catalano” lingua per la quale in Italia vi erano solo due professori; ottimo elemento, che voleva rimanere nell’ Arma ma non come militare di truppa, data l’ età era tardi per andare all’ Accademia per cui gli fu prospettata l’ ipotesi di partecipare al concorso per la Scuola Sottufficiali e poi partecipare al concorso interno per Ufficiali. Fecce domanda per partecipare al concorso per la Scuola Sottufficiali e quindi alla prova dello scritto, ebbene, a tale prova venne escluso in quanto non passò l’ esame, il dubbio che permane tutt’ ora, ma questo ragazzo la laurea l’ ha ottenuta con il prosciutto oppure si è trattato della valutazione di una commissione a di poco inadatta . Per quanto concerne le onorificenze, l’ esempio di un Sottufficiale dell’ E.I. al quale è stata conferita l’ onorificenza di Cavaliere della Repubblica perchè durante le stagioni balneari, in una certa località era capace di mettere in ordine i lettini ove si stendevano i vip.

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