New York, 10 feb - Più donne soldato in prima linea. Il Pentagono sta valutando la possibilità di cambiare le regole per le donne nelle forze armate, dopo un decennio di guerre combattute tra Afghanistan e Iraq.
Per l'ora l'ipotesi è allo studio del Congresso, ma in caso di approvazione le soldatesse potranno essere impegnate sempre di più in azioni che prevedono l'avvicinamento alla prima linea e ci saranno 14 mila posti di lavoro in più per le donne. La Difesa non farà comunque marcia indietro sulla disposizione che proibisce alla donne di servire in fanteria e nelle operazioni speciali. Le donne non sono esattamente nuove alla prima linea, visto che già ci vanno, ma in veste di medici, polizia militare, ufficiali di intelligence.I cambiamenti interesseranno soprattutto il corpo dei Marines, quello che pone le maggiori restrizioni alle donne, trattandosi di un corpo soprattutto di fanteria. Attualmente le donne costituiscono il 14% delle forze armate americane: 200 mila sono in servizio attivo, su un totale di oltre un milione e 400 mila soldati. La questione delle donne in prima linea ha suscitato diverse opposizioni e molti si chiedono se esse abbiamo la forza necessaria e la resistenza per partecipare ad una battaglia e se la loro presenza non sia motivo di spaccature all'interno di un'unità. E c'è anche la questione dell'opinione pubblica, poco disposta a vedere tornare a casa le donne avvolte da un sacco nero. Tuttavia le guerre in Afghanistan e Iraq, dove non esiste un confine preciso che delinea il campo di battaglia, hanno reso impossibile per le donne stare lontano dai combattimenti e tra Iraq e Afghanistan hanno perso la vita 144 donne su un totale di 6.300 soldati. ''Continuare a proibire la prima linea alle donne - ha detto Anu Bhagwati, un'ex capitano dei Marines - vuol dire ignorare il talento che le soldatesse possono portare all'esercito''. La politica che proibisce alle donne di combattere è stata istituita nel 1944. (ANSA)









