Vicenda pescatori indiani: i marò del San Marco in stato di fermo (non ancora arrestati)

maro-sanmarco-indiaI due marò sarebbero in custodia della polizia centrale. New Delhi, 19 feb – Non risulta ancora tramutato in arresto il fermo dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che hanno accettato oggi di lasciare la “Enrica Leixe” per essere interrogati sull’uccisione di due pescatori mercoledì nel Mar Arabico. Secondo quanto si è appreso, i due militari sono in custodia della polizia di Kollam che ha proceduto ad ascoltare la loro versione dei fatti riguardante l’attacco pirata alla petroliera e l’uso fatto delle armi di ordinanza.

La procedura si è svolta nella Guest House della Polizia centrale del Kerala a Kochi dove i due verosimilmente passeranno la notte. Non è invece chiaro quello che succederà domani perchè in tutta l’India si osserva la festività di Shivaratri (in onore alla divinità Shiva) ed il tribunale del distretto di Kollam, competente per questa vicenda, sarà chiuso. Per cui lo stato di fermo dovrebbe essere prolungato di almeno altre 24 ore.

Le contraddizioni sui colpi sparati. Le fonti italiane parlano di 20 colpi: impossibile che tutti siano andati a segno.

video-arrestoIl video dei marò italiani e del comandante della Enrica Lexie presi in consegna dalla polizia indiana per essere interrogati.Le autorità indiane sostengono che sul peschereccio che sarebbe stato colpito dai fucilieri di Marina del Reggimento San Marco si trovano i segni di 16 proiettili, mentre quattro sono quelli che hanno ucciso i due pescatori: questo vorrebbe dire che i due marò, sparando da centinaia di metri e senza nemmeno una raffica di avvertimento, hanno centrato l’obiettivo con tutti e 20 i proiettili complessivamente esplosi, numero, questo, che risulta dai registri ufficiali. ”Ma ciò – sottolinea una fonte italiana vicina all’inchiesta – è anche tecnicamente impossibile”. I due marò, riferisce la fonte, hanno sparato 20 colpi: 12 uno e 8 l’altro, in raffiche in aria e in mare a distanze di 500, 300 e 100 metri. Di questi proiettili viene tenuta una contabilità precisa ed ufficiale, che contrasta con il numero più alto – una sessantina, a quanto pare – accreditato dalle autorità locali. Da parte dei militari italiani, viene ribadito, non c’è stato ”fuoco diretto” contro l’imbarcazione del presunto abbordaggio, ma, anche ammettendo solo per ipotesi che ciò sia avvenuto, la fonte sostiene che sarebbe ”anche tecnicamente impossibile” che tutti i proiettili abbiano centrato l’obiettivo, specie tenuto conto della distanza. Ciò senza considerare che questo significherebbe che gli italiani, a differenza di quanto previsto dalle regole d’ingaggio che ben conoscono, non hanno sparato nemmeno un colpo di avvertimento.

Il Ministro Severino: la situazione non è tranquillizzante. Abbiamo trattato tutta la notte

La situazione relativa ai due militari del Reggimento San Marco che l’India ritiene coinvolti nella morte di due pescatori indiani “non è tranquillizzante”: lo ha detto il ministro della Giustizia Paola Severino. “Abbiamo trattato tutta la notte”, ha detto la Guardasigilli intervistata da Lucia Annunziata alla trasmissione ‘In mezz’ora’ (Rai3), sottolineando che in loco sono attivati rappresentanti dei ministeri di Giustizia, Esteri e Difesa. Il fatto, ha ribadito Severino, è avvenuta “in acque internazionali”, con una nave che batte bandiera italiana e dunque la “giurisdizione è italiana”.

E’ dall’estate scorsa che i militari o contractor sono ammessi a bordo delle navi italiane per fronteggiare il pericolo pirateria. L’Italia, come altri Paesi, ha così aderito alla convenzione Onu per combattere un fenomeno che negli ultimi anni è diventato emergenza. Nell’ottobre 2011 il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione contro gli atti di pirateria riaffermando la necessità che gli stati membri riconoscano il fenomeno come un crimine punito dalle leggi nazionali. Il provvedimento dell’Italia, contenuto nel decreto legge sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero, prevede l’imbarco di personale armato, a spese degli stessi armatori, che potranno assoldare in alternativa militari o guardie armate. La Marina mette a disposizione degli armatori alcuni team di militari, dotati di armamenti adeguati ad affrontare l’emergenza. L’utilizzo delle armi è previsto nel caso di pericolo di vita dell’equipaggio. Ad ottobre poi, un decreto firmato firmato dal comandante generale del corpo delle Capitanerie di Porto, ha disciplinato le procedure tecnico-amministrative relative all’imbarco dei militari a protezione a bordo del naviglio nazionale che si reca nelle aree pericolose. Tra i provvedimenti c’è la previsione per queste navi di avere un locale idoneo per il deposito e trasporto munizioni. Inoltre i militari della Marina presenti sulle imbarcazioni assumono la qualità di ”personale diverso dall’equipaggio”. In sostanza, essi non sono sottoposti alla catena di comando della nave, ma rispondono alle gerarchie militari.

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