Terrorismo: rientrano in mediterraneo le navi Nato dell’operazione “Active Endeavour”

active-endevourRoma, 22 ott – Le navi militari dello “Standing Nato Martime Group 2” hanno oltrepassato lo stretto di Gibilterra e tornano nel Mediterraneo, al termine di una serie di attività condotte nell’oceano Atlantico e nel Nord Europa, per continuare la loro missione di concorso alla sicurezza marittima. Il gruppo navale è impegnato in una delle fasi dell’operazione “Active Endeavour”, il cui scopo è “utilizzare, in un periodo di tempo determinato, un dispositivo aeronavale appositamente costituito per intensificare il pattugliamento di specifiche zone del Bacino alla ricerca di navi o natanti che svolgono attività potenzialmente correlate con il terrorismo o illegali”. Sottolinea il comandante della Marina militare italiana Alfonso Citarella, capo del centro operazioni navali del comando marittimo Nato a Napoli: “Questi sono i momenti in cui i nostri sforzi vengono convogliati, per coordinare e supportare le navi per il conseguimento dell’obiettivo comune. Passiamo le nostre giornate e le nostre nottate a raccogliere informazioni, a rendere disponibili, attraverso i nostri sistemi di comando e controllo, dati che contribuiscono all’individuazione di comportamenti sospetti di navi e natanti”. Prosegue il comandante Citarella: “Ormai, le nostre operazioni si basano in gran parte su un complesso sistema di banche dati elettroniche, ritenute uno strumento sempre più utile per ottenere il quadro complessivo della situazione di superficie in un’area di traffico navale particolarmente vasta”.

L’operazione “Active Endeavour” è il principale strumento di cui dispone la Nato per concorrere al contrasto del terrorismo internazionale nel Mediterraneo. La sua missione consiste, infatti, nel “dimostrare la risolutezza dell’Alleanza Atlantica e la solidarietà nel contribuire alla prevenzione, alla deterrenza e alla difesa dal terrorismo. Il Moc, centro operazioni navali del Comando marittimo Nato, riceve quotidianamente oltre cinquemila tracciati navali e si avvale di un sofisticato software per analizzarli. Anche se l’origine della tecnologia utlizzata è commerciale, i dati sono elaborati da un software creato appositamente all’interno dell’area Nato, che si occupa di studi per lo sviluppo e la trasformazione, grazie al quale operatori esperti riescono a monitorizzare le navi di interesse. “Siamo arrivati a disporre di un quadro di situazione marittima piuttosto specifico, grazie al quale il dispositivo aeronavale in nostro supporto non opera alla cieca, ma in base a dati molto specifici su cui può concentrare ed ottimizzare le proprie risorse”, spiega l’analista Peter Berners. (Adnkronos)

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