Riforma della rappresentanza militare: ultime ore decisive, attenzione ai colpi di coda

soldati-neveRoma, 14 ott – (di Ferdinando Chinè) Siamo alla frutta, il Governo sta per cadere (!?) e nel frattempo i lavori ordinari continuano. E’ proprio in queste ultime ore di mandato elettorale i pericoli sono più alti. Con la voglia di stringere e portare a casa qualcosa, singoli parlamentari e gruppi politici, si affrettano in un momento delicato. La guardia abbassata, contestualmente ad un lavoro ordinario già pianificato, aumentano il rischio che “furbetti del quartierino” si prodighino al compimento dei loro affari.

Nello specifico, mi prendo la briga di fare un piccolo ragionamento sulla riforma della Rappresentanza, sul Testo Unico, relatore Sen. Gallioto, in discussione in Commissione Difesa, figlio di quattro disegni di legge: Ramponi, Pinotti, Torri/Divina, Perduca/Poretti, UN VERO E PROPRIO FRANKENSTEIN NORMATIVO.

Ho sempre sostenuto che, aldilà delle singole posizioni dei parlamentari, occorre una coerenza tra, il ruolo cui è chiamato a svolgere il Cocer, lo strumento di tutela che si intende dare ai militari e le regole democratiche che lo sostanziano, altrimenti c’è il rischio di generare un Frankenstein rappresentativo. In altre parole, la partenza dei ragionamenti deve essere in linea con le conclusioni. Se l’intento è di dare realmente un ruolo di parte sociale alla Rappresentanze deve essere dato di pari dignità di quello sindacale, altrimenti nel tavolo delle trattative si ha una differenza di peso specifico, con evidente penalità per i militari.

Non dico nulla di nuovo se durante ben quattro concertazioni (Contratto 2006-07 DPR 171/07; Coda Contrattuale, Manovra Finanziaria L.122/2010 e Contratto 2006-07) le Rappresentanze hanno fatto la parte dei cugini poveri.

Ho avuto l’impressione che le Rappresentanze improvvisassero, si muovessero a tentoni di fronte ai sindacati che avevano una idea chiara di quanto andavano a fare.  

Il Contratto 2008-09 appena chiuso è l’emblema dell’accordo fatto a tavolino tra sindacati e governo alla facciaccia delle Rappresentanze.

Tale gap culturale, nell’assolvimento del proprio ruolo, era ben percepito dalla parte politica. Non è stata cosa da poco se sul tavolo delle trattative i sindacalisti erano votati ed i rappresentanti PROROGATI (dagli stessi politici). Non è stata cosa da poco se i Segretari delle sigle sindacali chiamati a parlare erano stati eletti mentre i Presidenti di Sezioni Cocer semplicemente i più alti in grado. Non è stata cosa da poco se i sindacati si muovevano in modo unitario e le rappresentanze erano divise al’interno del Comparto e delle categorie. Non è stata cosa da poco se taluni rappresentanti sindacali è da una vita che assolvono a questo compito mentre per alcuni rappresentanti Cocer erano alla prima occasione. Si tratta di un “gap” culturale e operativo enorme, fatto di mille fattori che per superarlo occorre ragionare seriamente.  Soluzioni di facciata potranno solo peggiorare le cose.

A tal proposito, due passaggi restano in contraddizione forte tra loro, nel dibattito parlamentare (Commissione Senato 22.09.2010) sulla Riforma nel testo unico: da un lato il divieto di associazione dall’altro la rieleggibilità dei delegati. Nel primo caso si è affermato .che lo “status del militare” non è compatibile con l’associazionismo, dall’altro che un organo elettivo ha il suo limite nel consenso, rinnovato o meno. Alla nascita della Rappresentanza Militare, uno dei punti fissi per cui non si poteva essere rieletti immediatamente, era il fatto che si rischiava di fare dei “professionisti sindacali” e di perdere quelle peculiarità operative necessarie all’assolvimento dei propri compiti militari.

A distanza di anni, prima con la rieleggibilità immediata ed ora con il tentativo di renderla permanente si è stravolto questo principio, salvo poi richiamarlo quando si parla di divieto associativo. Uno “status militare” che viene “tirato per la giacchetta” a seconda della convenienza. Ad arte, ora bisogna limitarlo ora ampliarlo. Con una piccola differenza, per limitarlo si mettono in gioco grandi questioni, Codici Penali e Reati Militari, “Nuovo Codice dell’Ordinamento”, si recinta la Trasparenza Amministrativa, nell’ Avanzamento, nei Trasferimenti, nella tutela individuale, mentre lo si amplia nella rieleggibilità e proroga del Mandato Rappresentativo. Questioni che interessano gli addetti ai lavori piuttosto che al personale.

Perché non si pensa di rendere autorevoli i Delegati Cocer, al pari dei sindacalisti, attraverso l’opportunità da parte dei colleghi di poterli sfiduciare, qualora in contraddizione con la campagna elettorale o le aspettative del personale? L’evenienza di tradimento del mandato elettorale non è una possibilità remota è un dato di fatto già noto, sia dei singoli Delegati che di una intera Sezione Cocer. Pensare di non inserire un meccanismo democratico che eviti una delega in bianco, significa voler svuotare di autorevolezza il Ruolo di Parte Sociale dell’organismo nei confronti dei sindacati. Ho paura di simili derive democratiche, che non si spiegano in alcun modo se non per convenienza temporanea di chi non può essere rieletto. Rieleggibilità e libertà di associazionismo sono due facce della stessa moneta, dello stesso “status”, o si negano o si approvano entrambi.

In conclusione, la preoccupazione che il DDL sulla Riforma della Rappresentanza vada a compimento c’è tutta, è necessario riprendere il dibattito e fare massima attenzione.

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