Pugno contro un’infermiera: l’assurda lite in metro. Sottufficiale delle Capitanerie di porto ferma l’aggressore

cp-romaAlemanno propone una medaglia per il maresciallo Manuel Milanese. Roma, 13 ott – Sono le quattro e mezza di venerdì pomeriggio. Al tabaccaio della stazione della metropolitana Anagnina, a Roma, un ragazzo sta comprando le sigarette. Una donna è in fila per il biglietto. La barista non se li ricorda. “Qui vanno tutti a cento all’ora, io non guardo le facce, sento solo le voci”. Loro cominciano a discutere: “C’ero prima io”, “No, tocca a me”. Poi escono. Le telecamere interne cominciano a riprenderli da lì. Camminano nervosi nell’atrio. Lei si avvicina. Si scambiano qualche parola. L’audio non c’è, ma i gesti sono concitati. Poi lei fa per andarsene. Lui le sputa addosso. Lei reagisce con uno spintone. Lui molla il giubbotto che ha in mano. Le sferra un pugno. Lei cade. Giù, dritta come un palo, a testa indietro. Lui raccoglie le sue cose da terra. Si gira e se ne va. Lo ferma un uomo con una ventiquattr’ore in mano. È un sottufficiale della Capitaneria di porto, si qualifica, gli chiede i documenti e gli dice: «Torna indietro, hai visto che hai fatto?». Lo tiene per un braccio, mentre chiede soccorso. Un dipendente dell’Atac, l’azienda di trasporto locale, è uscito dall’ufficio: ha sentito un tonfo fuori dalla porta. Vede il corpo a terra, quell’uomo che grida. Chiama l’ambulanza e avverte Antonio Santangelo, l’agente di polizia municipale che è di stanza proprio nell’ufficio accanto. Lo prendono e lo portano dentro, in attesa dei carabinieri, che arrivano pochi minuti più tardi. Generalità: Alessio Burtone, nato a Roma nel 1990. Un diploma in ragioniera, in cerca di lavoro, fa volantinaggio per tirare su qualche soldo. Non nega nulla. Nemmeno si preoccupa. “Ma che se fa così?”, gli chiede Antonio. “Non la sopportavo, non ce la facevo. Che lei me pò mette le mani in faccia e io no?”. Poi pensa che la ramanzina sia finita: “Me ne posso annà?”. Intanto lei è per terra. Si chiama Maricica Hahaianu. Viene dalla Romania. Ha 32 anni, fa l’infermiera nella clinica Villa Fulvia. Ha un marito e un figlio di tre anni. Passano quaranta secondi prima che qualcuno si avvicini al suo corpo incosciente. Prima almeno una decina di persone le scorrono a fianco. Dritte per la loro strada. C’è una donna seduta alla panchina, a due metri di distanza. Ha visto tutto: prende si alza e se ne va.

Lei ha un ematoma in testa. Ha subito un intervento delicato. Per tre giorni è stata in coma farmacologico. Ora respira spontaneamente, ma è ancora in pericolo di vita. Lui ha passato tre notti a Regina Coeli. Ora è a casa, agli arresti domiciliari. Sua madre chiede scusa per lui, dice che “sta male”, ma “non è un mostro”, “non è vero che ha precedenti: due-tre anni fa è stato querelato per una discussione in strada con alcuni ragazzi”. La verità – ma la madre potrebbe non saperla – è che Alessio di denunce ne ha due, e molto più recenti. Sono tutte e due del 2010, una a marzo, l’altra ad agosto. In entrambi i casi si parla di lesioni e minacce: contro una donna di 50 anni, contro un ragazzo di 18.

Maricica di denunce non ne ha. Lei non può parlare. E in questa storia nessuno la difende. Ma i familiari di Alessio non hanno bisogno di sentire altre campane. Sabato sono stati all’ospedale per vedere come sta la donna che loro figlio ha buttato a terra, ma la parola di un figlio è oro colato. Anche l’edicolante che “ha visto tutto”, non spende mezza frase per quella donna priva di sensi. Alessio non ha colpa, Alessio è stato solo sfortunato, è lei che è caduta male: “Lei lo ha rincorso, gli tirava calci da dietro, gli diceva ‘Porco’… sai com’è, a volte voi donne esagerate. Fossi stato io non l’avrei sopportata. Lui è stato sfigato: gli ha dato solo un manrovescio e quella è cascata come un sacco di patate”. Donne che esagerano, non c’è altro da indagare. Paolo, che di Alessio è lo zio, non ha dubbi: “Voi donne a volte ve le andate a cercare perché sapete che la legge vi difende. Se lui fosse stato un tipo aggressivo l’avrebbe menata subito. Se vedi un cane che abbaia scappi: invece lei si è permessa di aggredirlo e insultarlo perché ha visto che era debole. Alessio è un ragazzo normale, ha la fidanzata. Ha un gatto e lo tratta come un figlio. Io le persone le valuto anche da come amano gli animali”. Nessuno gliela nomina, ma la tira fuori lui quella parola, razzismo: “Mi ha detto: ‘A’ zì, io manco me n’ero accorto che era rumena’. Noi non siamo razzisti, ma lui cosa deve pensare di queste persone d’ora in poi? Adesso sono arrivate pure le minacce da parte di altri rumeni”. Nella guerra tra maschi, non ci sono alibi per quella donna: o è una che se l’è andata a cercare, o è una che adesso bisogna vendicare. “Ho discusso anche con il carabiniere che mi diceva: ‘Quella è una brava donna, fa l’infermiera’. Che ne so io? Poteva anche essere una prostituta. A noi non ce le ha date nessuno le attenuanti, di noi hanno solo detto che Alessio era un pregiudicato”. Lo zio insiste: “Se vedete l’altra parte del video capite che è lei che lo ha aggredito”. Ma un’altra parte del video non c’è: “Sarebbe utile per ricostruire la dinamica – spiega il capitano dei Carabinieri, Domenico Albanese – Ma le uniche immagini che abbiamo sono quelle che avete visto. E comunque nulla avrebbero tolto all’atteggiamento del ragazzo”. A casa non ne sono convinti: “Se ti sputo in faccia che fai? – dice ancora lo zio – Cristo ha porto l’altra guancia e l’hanno messo in croce”.

Intanto alla stazione lo spettacolo è finito. “Qui ogni giorno ci sono almeno una ventina di liti”, dice una funzionaria della biglietteria. L’Atac ha mandato in perlustrazione il suo capo ufficio stampa e altri quattro funzionari. Borbottano tra loro: “Nessuno ci ha chiamato in causa, restiamone fuori”. Si guardano intorno e corrono a controllare che la colonnina Sos funzioni. Respiro di sollievo. La guerriglia urbana può ricominciare.

Alemanno, medaglia a chi ha bloccato aggressore

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Manuel Milanese, il Sottufficiale delle Capitanerie di porto

“Ho appreso con piacere la notizia dell’uscita dal coma di Maricica Hahaianu, l’infermiera rumena colpita durante una lite alla stazione Anagnina. Ho chiamato per ringraziare personalmente, come Sindaco di Roma, il sottufficiale della Capitaneria di porto, Manuel Milanese, che con il suo intervento è riuscito ad assicurare alla giustizia l’aggressore. Inoltre scriverò al Comando generale delle Capitanerie di porto per chiedere che gli venga conferita una benemerenza al valor civile. Il coraggio e lo spirito di servizio di questo militare dimostrano che esistono cittadini ben diversi da quelli che, sia pure per un solo minuto, hanno ignorato la donna che giaceva in terra ferita senza prestarle soccorso”. E’ quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. “Ho visto il video dell’aggressione – prosegue Alemanno – e ho contato almeno tre persone che sono passate vicino all’aggredita senza intervenire, mentre altri camminavano poco lontano dal corpo riverso al suolo fino a quando i primi passanti si sono fermati e prestato le prime cure. Questi comportamenti sono inammissibili in una città come Roma e ribadisco la richiesta di una denuncia per omissione di soccorso contro tutti coloro che hanno girato la testa dall’altra parte senza intervenire”.

 

 

Intervista a Manuel Milanese


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