Privatizzazioni in Marina: Ciavarelli, «il paradosso continua?»

eudaimon-supportoRoma, 5 mar – (di Antonello Ciavarelli) Come qualcuno ricorderà il Cocer Marina nel settembre 2013 fu convocato dallo Stato Maggiore per partecipare ad un incontro con i rappresentanti di una società denominata “Eudaimon”, che avrebbe trattato il benessere del personale e, all’atto pratico, le materie della Rappresentanza Militare.

A riguardo la maggior parte dei colleghi del Cocer, con mia meraviglia, si espressero favorevolmente. Mi sembrò di capire dai rappresentanti della società che ci fosse bisogno di almeno cinque anni di lavoro per poter ammortizzare le spese e vedere i risultati. Ma a tutto ciò era propedeutico un sondaggio, che fu effettuato circa un anno fa e che ha già avuto un costo di circa 27.000 euro. Vale la pena precisare che la stessa attività fu svolta gratuitamente per il Corpo forestale dello Stato tramite una convenzione con l’Università “Roma3”.

Da subito le Rappresentanze Militari delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, espressero le loro forti perplessità, anche perché, se tale attività fosse stata svolta in modo accurato, si sarebbe potuto compromettere la riservatezza di dati sensibili di personale militare e per di più di Agenti e Ufficiali di Polizia giudiziaria. Per quasi un anno in merito si sono avute notizie solo estemporanee.

Nel frattempo al Cocer Interforze fu presentata dal Generale di Divisione CC Longobardi (Capo V reparto dello Stato Maggiore Difesa) l’attivazione di una piattaforma informatica in ambito Difesa, al fine di ampliare il pacchetto di convenzioni, ovviamente senza alcun onere per l’Amministrazione. Tuttavia, agli inizi di ottobre 2014, pervenne all’indirizzo mail del Cocer Marina pdf una lettera dello Stato Maggiore della Marina (Ufficio dell’Assistente Aggiunto del C.S.M.M) datata fine luglio 2014, indirizzata a Maricommi Roma, con la quale lo Stato Maggiore chiedeva all’ente amministrativo di “voler espletare le pratiche amministrative necessarie per I’individuazione di idonea Ditta cui affidare i servizi di benessere a favore del personale M.M“. In tale documento, lo Stato Maggiore della Marina “a titolo di collaborazione e a guadagno di tempo” comunicava un “elenco di Ditte specializzate nel settore del benessere del personale“. Sempre nel medesimo documento venivano indicate le “specifiche tecniche” al quale la ditta incaricata avrebbe dovuto adeguarsi per soddisfare le aspettative del “Sistema di benessere del personale M.M.”.

Le ditte coinvolte, allo scopo di centrare gli obiettivi richiesti dallo Stato Maggiore della Marina, avrebbero avuto a disposizione i dati “emersi durante la fase di analisi del ‘Progetto Welfare’ realizzato dalla società Eudaimon S.r.l. (una delle 8 ditte indicate dallo Stato Maggiore, ndr).

Successivamente chiesi di far visionare preventivamente il bando di gara redatto da Maricommi al Cocer Marina: questa mia  richiesta non fu accolta.

Qualche tempo dopo pervenne al Cocer Marina una lettera con la quale venivamo informati che avrebbero fatto parte della commissione aggiudicatrice anche due delegati del Consiglio Centrale di Rappresentanza della Marina: fummo indicati io e il collega Andreoli. Lo scorso 25 novembre ci fu una riunione tra i membri della suddetta commissione, formata da tre militari: oltre noi due del Cocer c’era un Capitano di Fregata in servizio presso 1° Reparto dello Stato Maggiore. In quell’occasione rimasi coerente nella mia posizione di contrarietà, non solo per il principio, ma anche per le procedure. Notai, infatti, che a presiedere la commissione non eraun dirigente della stazione appaltante, cioè Maricommi Roma. Inoltre appresi che le 8 ditte erano state convocare, per la seconda volta, a formulare le loro proposte sulla realizzazione del “Sistema di benessere a favore del personale M.M.”, ma nessuno mi aveva portato a conoscenza della prima convocazione alla quale, a quanto pare, si era presentata solo la Eudaimon S.r.l..

Mi apparve subito strano che, da parte degli organi preposti, non vi fosse stata la ricerca di nuove ditte in considerazione del fatto che alla prima convocazione si presentò solo la Eudaimon. Inoltre mi chiesi perché convocare solo quelle 8 ditte e non altre. A prescindere che, credo, sarebbe stato necessario a monte coinvolgere società come la Consip, Difesa Spa, ricercare società all’interno del mercato elettronico e invitare le associazioni d’arma e di categoria.

Inoltre l’offerta della Eudaimon, a prescindere che fosse l’unica ad aver presentato un preventivo, non appariva per niente vantaggiosa. La Eudaimon dovrà garantire 30 convenzioni nazionali e 30 locali al minimo del 5% di sconto a fronte dei 50.000 euro (20.000 + 30.000), più iva al 22% ed escluse le spese di trasferta da concordare. Cioè se, ad esempio, a Taranto  si volesse procedere con delle convenzioni locali, lo si potrebbe fare solo attraverso tale ditta con ulteriori spese da concordare appositamente. Al Cocer è concesso di suggerire 10 esigenze di convenzioni alle quali la società suddetta dovrà provvedere a stipulare con ditte apposite. È come se a questo punto i delegati del Cocer che dovrebbero essere maturi per partecipare non più alla concertazione ma, con l’eventuale riforma della rappresentatività alla contrattazione stipendiale, chiedessero alla ditta di fare e firmare il contratto a nome loro.

Tale svantaggio per l’amministrazione è ancor più evidenziato se lo confrontiamo con lo stesso servizio offerto dallo Stato Maggiore della Difesa senza spesa di denaro pubblico. Inoltre si evinceva dalle specifiche tecniche, dai bandi di gara e confermata verbalmente dal responsabile del procedimento amministrativo, che non erano stati indicati i parametri economici, e quindi non si comprendeva di che tipo di gara si trattasse. Per queste ed altre ragioni esprimevo il mio parere negativo, riservandomi gli approfondimenti da portare all’attenzione dei vertici di riferimento quando in possesso degli atti, prontamente richiesti ai sensi della legge 241/90. Atti richiesti che consistevano nella proposta pervenuta dalla Eudaimon srl, la lettera della società DayWelfer (con la quale diceva che la stessa non si occupava di tali materie), bandi della 1° e 2° gara, lettera e specifiche tecniche (comunque già in possesso del Cocer), copia del verbale della commissione aggiudicatrice (da me firmata in qualità di membro). Nonostante le mie sollecitazioni, mi è pervenuta tramite il mio Comando, dopo 34 giorni, a firma del Responsabile del procedimento amministrativo la seguente risposta: “Nel dare riscontro all’istanza in riferimento, si comunica alla S.V. che le informazioni afferenti la procedura di gara per l’affidamento del sistema benessere a favore del personale M.M. verranno rese pubbliche – una volta conclusa l’attività negoziale – tramite procedura di post-informazione con pubblicazione WEB sul portale Difesa“. Devo presupporre che non sia stato compreso il senso della mia richiesta degli atti, che mirava ad un senso di piena assunzione di responsabilità in qualità di membro della commissione aggiudicatrice che ha esperito la gara. Nel frattempo il 2 marzo u.s. cosa succede? “Venghino Signori Venghino!” con le stesse modalità di invio dei cedolini degli stipendi perviene al personale militare, dalle Direzioni di Commissariato sulle mail istituzionali e non, una lettera senza firma, ma che al contempo esordisce nel chiamarci “Caro collega”. Vengono illustrati e pubblicizzati i modi di entrare nel sistema informatico del benessere “Marina-Società privata Eudaimon”. Sistema di pubblicità che non è stato effettuato per le gratuite offerte dello Stato Maggiore Difesa e che a questo punto verrebbero di fatto depotenziate.

Ma è possibile che al giorno d’oggi non si senta da parte dell’Amministrazione l’importanza di una costante trasparenza nei vari passaggi burocratici effettuati? Il personale fa fronte a tanti sacrifici per scarsità economiche, ma al contempo l’Amministrazione della Marina paga diverse decine di migliaia (se non centinaia) di euro di soldi pubblici per un lavoro che commercialmente porterà alla società la possibilità di avere 40.000 mail istituzionali per farsi pubblicità. A ciò si aggiunge il naturale rischio di mettere a conoscenza, di ditte estranee alla Difesa, dei dati sensibili di militati italiani. È possibile abdicare alle proprie funzioni addirittura a pagamento? Perché ancora lasciare tali dubbi tra il personale e non pubblicare tutti gli atti con i quali si è svolta la gara?

Fin qui le considerazioni del maresciallo Ciavarelli.

Abbiamo voluto a questo punto fare una piccola verifica. Siamo andati sul sito web indicato nell’email arrivata a tutti i militari della Marina, nel quale vengono richiesti, per l’accesso, l’indirizzo di posta elettronica usato per le “comunicazioni stipendiali” e “come password iniziale” il codice fiscale. Bene, a chi vanno questi dati? La risposta la troviamo cliccando sul link scritto in piccolo a fondo pagina “Politica sulla privacy“. Scopriamo quindi che i dati finiranno alla “VIP DISTRICT, S.L., società con nazionalità spagnola P. IVA B65272445 (di seguito “Colectivos Vip”) con sede legale in calle Balmes 205, 6º 1ª, 08006 Barcellona, al quale i CLIENTI accettano di fornire il Consenso al Trattamento dei dati Personali comunicati ed inseriti nel Sito“.

Si, avete letto bene, i dati dei marinai italiani finiranno ad una società spagnola e verranno trattati ai sensi della “Legge Organica 15/1999, del 13 Dicembre”, anzi della “Ley Orgánica 15/1999 de Protección de Datos de Carácter Personal”, visto si tratta di una norma emanata dal governo spagnolo, che sostituisce quella del 1992 incorporando le Direttive in materia di privacy dell’Unione Europea. Bisogna dire, ad onor del vero che le sanzioni comminate dalla Spagna ai sensi della predette legge, per violazione sulla protezione dei dati, sono notevolmente superiori rispetto a quelli previsti nella maggior parte dei paesi europei. Per inciso, la Spagna è stato il primo Paese europeo a multare Google tra i sei che avevano avviato indagini sul rispetto delle norme sulla privacy, comminandogli una sanzione di 900mila euro. Le domande però restano: perché spedire i dati dei militari italiani ad una società estera? Perchè negare ad un delegato del Cocer Marina, membro della commissione aggiudicatrice, di leggere gli atti del bando di gara? Abbiamo anche tentato di comunicare direttamente con l’azienda spagnola per capirne un po’ di più: una gentile señora ci ha risposto dicendoci che saremmo stati contattati da un certo Federico, ma la telefonata non è mai arrivata.

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