Pirateria: team di militari a bordo dei mercantili, il progetto della Marina

Amm. Branciforte al Senato: “soluzione concreta ed efficace”. Roma, 15 giu – Team composti ciascuno da sei militari della Marina, specificamente addestrati ed autorizzati “all’uso legittimo delle armi”, a bordo delle navi mercantili italiane per metterle al riparo dall’attacco di pirati: il progetto, che prevede anche l’istallazione di una base logistica a Gibuti, è stato illustrato nella commissione Difesa del Senato dall’Ammiraglio Bruno Branciforte, capo di Stato maggiore della Marina militare, secondo cui sarebbe una ”soluzione concreta ed efficace”. Lo studio è tutt’ora al vaglio della Difesa, le cui casse comunque – in caso di attuazione – non ne risentiranno: sarebbero infatti gli armatori che richiedono il ”servizio” a finanziarlo. Branciforte – dopo aver ricordato che vi sono due navi italiane ancora in mano dei pirati, la petroliera Savina Caylin e il cargo Rosalia d’Amato, sequestrate rispettivamente il l8 febbraio e il 21 aprile scorsi – ha sottolineato l’importanza delle operazioni navali internazionali anti-pirateria, in particolare l’operazione Ocean Shield della Nato (”di cui l’Italia assumerà il comando tra pochi giorni”) e l’operazione Atalanta della Ue, alla quale attualmente partecipa anche la fregata Espero. Si tratta di una quarantina di navi da guerra di diversi paesi impegnate ogni giorno: un numero elevato, in grado di garantire ”un’adeguata cornice di sicurezza al transito nel Golfo di Aden”, ma non anche nel bacino somalo e nell’Oceano Indiano, dove ”le direttrici del traffico marittimo interessano un’area enorme (circa un milione di chilometri quadrati)” e dove pertanto non è possibile attuare un pattugliamento a tappeto. Tutto ciò, a fronte di pirati che ”incoraggiati dai rilevanti guadagni conseguiti – ha detto l’ammiraglio – hanno affinato le loro tecniche, sfruttando le cosiddette ‘navi madre’ per aumentare il loro raggio di manovra ed impiegando armamento pesante e modalità di abbordaggio sempre più aggressive”.

Da qui la necessità di elaborare un piano che prevede la costituzione di ”Nuclei militari di protezione” (NMP) in grado di ”assicurare autonomamente – ha affermato Branciforte – la protezione diretta di navi mercantili nazionali da atti di pirateria” imbarcando questi team ”sulle navi di bandiera maggiormente esposte a rischio”. Lo studio, completato alla fine di febbraio, prevede l’impiego di un totale di 10 NMP, ciascuno composto da 6 militari della Marina (”opportunamente addestrati ed equipaggiati”) che manterrebbero una dipendenza diretta dalla Difesa, assumendo però la qualifica di agente di polizia giudiziaria. Il capitano del mercantile rimarrebbe responsabile della sicurezza e delle funzioni di Pg previste dal Codice della Navigazione, ”a meno delle fattispecie riconducibili alla pirateria”. Quella dei NMP, ha aggiunto Branciforte, si configura come ”un’operazione militare marittima” che ”completa ed integra” le operazioni multinazionali di contrasto alla pirateria attualmente in corso, con specifico riguardo alla ”salvaguardia e alla difesa degli interessi nazionali”. I militari imbarcati si dovranno attenere alle Regole d’ingaggio emanate dal Ministero della Difesa ”avendo a riguardo i limiti costituzionali e di legge che regolano l’uso della forza da parte di pubblici ufficiali nella repressione dei reati”: ove necessario ”sarà consentito l’uso legittimo delle armi a difesa del mercantile dagli attacchi di pirateria”. La legislazione applicata sarebbe quella del Codice penale militare di pace. Secondo il capo di Stato maggiore della Marina ”l’opzione militare consente l’impiego di personale professionista, altamente specializzato, addestrato ed equipaggiato con armi da guerra e tecnologie tra le più moderne, in grado di assicurare un livello di deterrenza ed una capacità di difesa molto elevata”. Insomma, l’impiego dei team militari potrebbe ”rappresentare un’efficace e concreta soluzione per la protezione dei mercantili nazionali dalla minaccia dei pirati, completando le azioni già poste in essere dalle navi militari”. (ANSA)

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