Pirateria: presto su navi mercantili italiane nuclei della marina militare

marina_pirati1-298Genova, 3 feb – Si fa sempre più concreta l’ipotesi di inviare militari armati sulle navi mercantili italiane per far fronte al problema della pirateria, che nell’ultimo anno ha avuto un incremento esponenziale. Lo afferma Stefano Messina, amministratore delegato dell’omonimo gruppo armatoriale genovese, che ha fatto il punto della situazione dopo la presa di posizione di Confitarma. «Dalla tavola rotonda “Uomini e tecnologie per sconfiggere i pirati in mare” organizzata ieri presso Confitarma è emersa la posizione del presidente D’Amico alla quale siamo decisamente allineati – ha spiegato Messina -. Anzi noi abbiamo spinto perchè, a fronte di un primo atteggiamento più prudente, che prevedeva solo modalità passive per difendersi da questi attacchi, si arrivasse ad una presa di posizione più decisa a fronte di un fenomeno drammaticamente aumentato». «I dati parlano di un rapporto 10 a 1 rispetto allo scorso anno – ha aggiunto Messina -. E’ chiaro che ci sono navi che, per dimensioni, caratteristiche e velocità non possono essere attaccate ma altre possono venire intercettate da queste bande che non si fermano di fronte a elementi di sicurezza passiva come il filo spinato, gli ultrasuoni, gli idranti. Da ieri c’è questa posizione forte che è necessario condividere con la Marina Militare, cosa che abbiamo già fatto, per mettere in atto azioni di difesa, con presenza di militari formati, pagati dagli armatori, a bordo delle navi della marina mercantile».

Il rafforzamento della sicurezza sulle navi mercantili comporta costi importanti, hanno sottolineato gli armatori, ma è un onere che sono pronti a sobbarcarsi a fronte di danni provocati dalla pirateria dal prezzo molto alto. «Saranno costi sicuramente inferiori rispetto ai provvedimenti che sono stati presi sino ad ora – continua Messina – a partire dall’allungamento dei viaggi di 4-500 miglia, che prevedono l’impiego delle navi per più giorni con un minore fatturato e l’aumento dei costi diretti. Un costo che abbiamo stimato a livello consuntivo – conclude Stefano Messina – e che, solo per la nostra società raggiunge quasi i 10 milioni all’anno». (ANSA)

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