Marina militare: a bordo delle navi quattro ore di lavoro valgono una

mare-agitatoRoma, 22 mar – (di Antonello Ciavarelli) – Sono passati esattamente venti anni da quando anche ai militari venne riconosciuto il diritto all’orario di lavoro.
Nonostante tale principio si sia saldamente confermato nel tempo soprattutto fra le Forze di Polizia, questa conquista negli anni continua a subire battute di arresto. Infatti, ad esempio, nel 2001 con la legge n. 86 all’art. 3 comma 1, si stabiliva che “il personale dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica impegnato in esercitazioni od in operazioni militari caratterizzate da particolari condizioni di impiego prolungato e continuativo oltre il normale orario di lavoro, non e’ assoggettato, durante i predetti periodi di impiego, alle vigenti disposizioni in materia di orario di lavoro ed ai connessi istituti, a condizione che le predette attività si protraggano senza soluzione di continuità per almeno quarantotto ore”. Il successivo comma 3 – di apparente garanzia – che cita: “Il personale può essere impegnato nelle attività di cui al comma 1, fino ad un massimo di centoventi giorni l’anno e per non più di dodici ore giornaliere, salvo il verificarsi di comprovate ed inderogabili esigenze di carattere operativo. Durante lo svolgimento delle predette attività devono essere garantiti al personale il recupero delle energie psicofisiche e comunque la fruizione di adeguati turni di riposo”. Nel successivo D.P.R. 163/2002 fu istituito il compenso forfetario di impiego, che in considerazione di quanto stabilito dalla legge, poteva essere anche favorevole. Anziché avere 4 ore di straordinario pagate (8+4=12) veniva riconosciuto una indennità forfettizzata giornaliera comunque superiore al valore delle eventuali 4 ore di straordinario.
Andando direttamente al cuore del problema di questi giorni, il personale imbarcato sulle navi vive momenti di incertezza in quanto, dopo circa 6 mesi, non sono stati pagati i compensi di impiego e non si sa se verranno pagati. Inoltre è da tener conto che nel 2006 lo Stato Maggiore Marina emanava una direttiva che considerava che “nell’arco di una giornata (00,00 – 23,59) le ore di navigazione (36 settimanali) danno luogo alle eccedenze massime” dalle 4 ore e 30 minuti alle 12 ore a seconda se si riferiscono ai giorni feriali o festivi.
La deduzione logica è che il lavoro del personale a bordo, vale un quarto di quello svolto a terra. Se la matematica non è una opinione, se alle 24 ore feriali si  sottraggono le 8 ore lavorative, le 16 rimanenti sono compensate con 4 ore e 30 minuti. Se questo calcolo è conseguenza del succitato articolo della legge 86/01 (e addirittura lo si sostituisse al  pagamento dei compensi forfettari), possiamo anche dire che è una interpretazione masochistica nei confronti del personale imbarcato da parte della F.A.. Significherebbe che chi naviga avrebbe diritto almeno a 12 ore al giorno per riposarsi e svagarsi. Con un pò di ironia possiamo pensare che i membri degli equipaggi in questo arco di tempo si tuffano in mare per fare un bagno, poi prendono il sole, magari giocano a tennis sul ponte di volo quasi si trovassero su una “love boat”. Viceversa al Carabiniere operativo gli viene riconosciuto il giusto compenso accessorio (servizi esterni e notturni) oltre lo straordinario. È noto invece ai marinai, che il minimo che possa capitare al personale navigante è di lavorare con qualsiasi condizione meteo, in qualsiasi orario, con qualsiasi condizione di salute, spesso senza veder nascere e crescere i figli, a parte i rischi di tutti i militari in teatro operativo o delle Forze di Polizia in patria (basti vedere le rischiose attività anti-pirateria). A fronte di ciò, dopo il danno arriva anche la beffa. Chi naviga per mare e con qualsiasi tempo, lavorando di fatto almeno 20 ore al giorno, rischia di vedersi negato anche l’orario forfettizzato. Forse perché meno impegnativo o perché qualitativamente inferiore? Forse perchè la sua permanenza in mare e quindi il suo lavoro può avere momenti di svago?
Il caso sta esplodendo perché i fondi destinati a coprire la pur esigua indennità forfetaria sono finiti prima del previsto, cioè si sarebbe navigato più di 120 giorni in un anno. Ma era così difficile prevedere i 120 giorni di navigazione del 2009? Il personale sempre più si chiede se anche quest’anno ci saranno le navigazioni di rappresentanza con le conseguenti spese, che indirettamente si ripercuotono sul trattamento economico del personale. Ma in questo non si entra nel merito perché ciò (secondo alcuni) non dovrebbe riguardare il personale e ne tanto meno i delegati. Mutuando il detto dei Carabinieri, sia consentito di dire che, in questo caso, gli equipaggi “usano navigar tacendo e scontenti obbedir”.
Per dare l’idea di ciò che fra i vertici della Forza Armata non pare al personale che si comprenda, uso una frase di Platone di circa 2400 anni fa: “Voi potete comperare il lavoro umano di un uomo, la sua esperienza i suoi consigli, ma non potrete mai comprare l’entusiasmo, l’iniziativa, la devozione del cuore, della mente e dell’animo. Queste cose le dovete meritare con la vostra lealtà verso di lui”. Oggi i sentimenti sono l’unica cosa rimasta, se si perdono anche questi la Forza Armata Marina, perderà la rotta. Il Cocer Marina ha deliberato all’unanimità, chiedendo un urgente tavolo tecnico con lo Stato Maggiore per affrontare il problema. Sicuramente per le prossime concertazioni, sempre da parte della Rappresentanza militare tutta, ci dovrà essere una profonda riflessione se sopprimere il Compenso Forfettario di Impiego per gli equipaggi in navigazione, al fine di ricompensarli almeno con gli straordinari per cosi dire “uno ad uno” (ad es. 16 ore per i giorni feriali; 24-8=16) e con le eventuali indennità notturne.
I marinai si aspettano molto dal nuovo Capo di Stato Maggiore Marina, in quanto nel corso della sua carriera ha sempre dato prova di profonda e concreta sensibilità nei confronti del personale. A tal fine i delegati della Rappresentanza Militare non si potranno sottrarre ad ogni partecipazione e collaborazione per il vero bene del personale.
Antonello Ciavarelli – delegato del Cocer Marina

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