Marina: il 30° Gruppo navale al giro di boa. Resoconto di una missione di successo

sistema-paeseRoma, 13 feb – (di Monica Ferdinandi) L’ 11 febbraio scorso il 30° Gruppo navale composto dalla portaerei Cavour, dalla fregata Bergamini e dalla nave rifornitrice Etna ha lasciato il porto di Cape Town (Città del Capo) in Sudafrica alla volta di Luanda, la principale città dell’Angola, nell’Africa centrale, situata sull’Oceano Atlantico.

Idealmente la missione “Sistema Paese in movimento” della Marina militare, dopo aver doppiato il suggestivo ed altamente “simbolico” Capo di Buona Speranza, è giunta quindi al “giro di boa” ed è tempo per cominciare a fare qualche bilancio: partita dall’Italia il 13 novembre scorso ha fatto scalo nei porti di Jedda (Arabia Saudita), Gibuti (Gibuti), Abu Dhabi (E.A.U.), Mina Sulman (Barhein), Kuwait City (Kuwait), Doha (Qatar), Mascate (Oman), Dubai (E.A.U.), Mombasa (Kenya), Antseranana (Madagascar), Maputo (Mozambico), Cape Town (Sudafrica); «è un progetto ambizioso, un’impresa storica – disse alla partenza il Capo di stato maggiore della Marina, amm. De Giorgi – , che parte da lontano e che grazie ai partner ha superato anche lo scoglio dei costi, così da non sottrarre risorse al bilancio. Un’ambasciata itinerante che coniuga in sinergia le risorse dei Ministeri degli Affari Esteri e della Difesa, esempio italiano di efficienza, promozione e solidarietà al servizio dello sviluppo e della sicurezza per la prosperità».

Per raccontarvi quello che è successo in questi mesi, oltre ai numerosi articoli già pubblicati, GrNet.it ha raggiunto a bordo l’ammiraglio Paolo Treu, comandante del 30° Gruppo navale e un rappresentante delle aziende imbarcate, e il dott. Gianmarco Orefice, international promotion di FederlegnoArredo.

treuL’ammiraglio Paolo Treu«I risultati raggiunti fino ad oggi sono stati sostanziosi e positivi – afferma l’ammiraglio Treu – e dopo una prima fase della missione in cui ci siamo occupati, per la parte operativa, di formazione e sicurezza in sinergia con le altre marine, cooperando con esse in attività di sorveglianza marittima (maritime security) ed attività mirata alla scambio di informazioni per la sicurezza globale, ora siamo nel vivo della fase di attività di supporto umanitario nei siti individuati e prestabiliti».

«Qui i medici di Operation Smile e Fondazione Rava – spiega l’ammiraglio – lavorano a ritmi frenetici con i piccoli ospiti locali, effettuando screening, interventi di chirurgia maxillo facciale, controlli e cura della capacità visiva. Tutti i membri dell’equipaggio, tra militari e volontari svolgono a 360° il loro operato con capacità e senso del dovere. Durante ogni sosta in un porto, la nave è in tumulto operativo, i bambini sottoposti alle visite e agli interventi non sono mai lasciati soli, oltre ai loro accompagnatori, vi sono le volontarie della Croce Rossa come Suor Allegri e Suor Nicoliniche curano, nutrono amorevolmente e “intrattengono” i piccoli accompagnandoli in tutto e per tutto in ogni momento del loro soggiorno a bordo. Il problema di questi bambini non è solo fisico ma anche psicologico; in Africa i bambini che hanno questo tipo di malformazioni spesso sono emarginati perchè magari considerati affetti da un qualche tipo di maledizione e qualche volta vengono addirittura uccisi,mentre con un semplice intervento di 40 minuti questi bimbi rinascono».

«E’ un emozione grande – ci racconta con trasporto Treu – vedere questi bambini lasciare le nostre navi sorridendo, loro che un vero sorriso fino a quel momento non lo hanno mai fatto…. sono come rinati. Ad oggi abbiamo effettuato nei porti di Mombasa e Madagascar 114 screening, 87 interventi chirurgici e 10 trattamenti ortodontici. La Fondazione Rava opera a bordo di nave Etna e si occupa della cecità infantile con un team di dottori optometristi che controllano la capacità visiva e la salute degli occhi e forniscono occhiali costruiti ad hoc. Finora il numero delle visite oculistiche effettuate è di 1226, il numero degli occhiali distribuiti ai bimbi in età scolastica è di 258».

18«Importante è anche il lavoro svolto dai volontari dell’equipaggio nei siti individuati in anticipo – sottolinea l’ammiraglio – , per lavori gratuiti di tipo idraulico od elettrico e persino di piccola muratura. Abbiamo ripristinato l’uso delle incubatrici di un ospedale a Monbasa e costruito altalene per i bambini di alcune scuole, e questo ha portato un riflesso positivo da parte della popolazione».

«Sono soddisfatto di ciò che abbiamo dato e fatto e che daremo e faremo – conclude l’ammiraglio Treu -; siamo un team ben coordinato e ben motivato. Sono soddisfatto sotto tutti gli aspetti umanitario e professionale e ne esco accresciuto insieme al mio equipaggio. Se riuscissimo ad affrontare il problema Italia allo stesso modo in cui il mio equipaggio ha affrontato questa missione, lavorando come un team, i molti dei nostri problemi si risolverebbero al meglio».

Gianmarco Orefice, FederlegnoArredo: “onorato di far parte di questa missione”

oreficeGenovese di origini, Gianmarco Orefice si muove con molta “naturalezza” nell’elemento principale che caratterizza questa missione: il mare; FederlegnoArredo è una federazione di imprese che rappresenta gli interessi della filiera industriale che va dalla lavorazione del legno alla produzione di arredamento e di accessori, che opera nella sede centrale di Milano, negli uffici di Roma, Bruxelles e attraverso le rappresentanze a Shanghai, Chicago, Mosca, Londra e Belgrado conta oltre 2.800 aziende, divise in 10 associazioni e 2 associazioni aggregate. La “mission” di FederlegnoArredo imbarcata sulle navi del 30° Gruppo navale è quella di incontrare gli imprenditori del legno e dell’arredo per sostenere il desiderio di fare impresa. Crescere in numeri, forza e consapevolezza. Creare opportunità di business. Sviluppare la capacità di rispondere al mercato che cambia.

Gianmarco Orefice si è imbarcato a Dubai (Emirati Arabi), e la prima cosa che ci ha detto è di essere “onorato di far parte di questa missione”. Quelle sue non sono parole di circostanza. Siamo andati a curiosare nel suo profilo twitter dove, in riferimento al progetto portato avanti dalla Marina “Sistema Paese in movimento“, lo descrive come “Incredible experience!” (con tanto di punto esclamativo). Scopriamo anche che ha tenuto un suo personale “giornale di bordo” (che invitiamo i nostri lettori a consultare), dove racconta l’attività svolta dalle navi e da FederlegnoArredo nei vari porti toccati dalla missione.

«La nostra principale occupazione – ci spiega – è quella di promuovere le attività della federazione che rappresento mettendo a frutto gli incontri con operatori del settore e con la stampa – sia quella specializza che quella locale -, organizzando poi in un grosso “database” tutto il lavoro svolto che poi verrà messo a disposizione delle aziende italiane».

«Uno degli scopi perseguiti è quello di creare le condizioni ideali per il B2B (Business-to-business, ndr), cioè commercio interaziendale tra gli operatori italiani della filiera del legno e i partner commerciali esteri. Porterò in Italia le esperienze dirette dei vari mercati, le opportunità di crescita e le richieste che provengono dai territori visitati».

DSC01064«In generale – leggiamo ad esempio nel “diario” di Orefice in occasione della tappa in Mozambico-, si è riscontrato un alto interesse da parte dei produttori locali e dei concessionari di autorizzazioni alla gestione del patrimonio forestale a instaurare collaborazioni con aziende italiane. Le proposte riguardano l’insediamento sul territorio di aziende in grado di portare valore, attraverso l’importazione di tecnologie per la lavorazione del legno e know-how. L’obiettivo è quello di effettuare delle prime lavorazioni in loco, per arrivare a produrre semilavorati da esportare in Europa e nel resto del mondo».

«La qualità dei prodotti italiani è conosciuta qui in Kenya – si legge nel suo resoconto da Mombasa – , ma non è ancora di casa. Il mercato ad oggi sembrerebbe essere saturo di prodotti provenienti dalla Cina e dall’Indonesia. Dalle conversazioni avute con gli operatori kenioti è emerso un crescente interesse verso prodotti di qualità e marchi famosi. L’importante crescita economica che il Kenya sta registrando ha sicuramente una forte incidenza su questo nuovo orientamento. Molti operatori del paese manifestano il desiderio di voler instaurare relazioni commerciali con nuovi paesi, diversi da quelli che hanno tradizionalmente esercitato la propria influenza economica nella regione, come Francia e Inghilterra (per i quali sembrano nutrire una sorta di “antipatia” in quanto ex-colonizzatori)».

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