Marina, audizione shock di De Giorgi: tra 10 anni perderemo la capacità marittima

flotta-marina1-560Roma, 20 giu – E’ stata un’autentica “sveglia” per i parlamentari delle commissioni Difesa di Camera e Senato, l’audizione  del capo di stato maggiore della Marina militare, ammiraglio Giuseppe De Giorgi.

L’ammiraglio, in poco più di 45 minuti, dopo aver illustrato l’attuale situazione nella quale versa la nostra Marina ed i compiti spesso “poco noti” che le sono affidati, ha dimostrato come, senza un piano di investimenti decennale, si andrà fatalmente incontro alla “perdita della capacità marittima italiana per un fattore puramente matematico”.

Di seguito uno stralcio dei passaggi salienti illustrati nella relazione dall’ammiraglio De Giorgi e, in coda, il video dell’audizione.

marina-solinoPersonale

Organico

«Siamo autorizzati ad avere 34.000 persone ma ne abbiamo 31.000 a causa della minore attrazione che la forza armata esercita tra gli arruolandi per via della qualità della vita “peggiore” rispetto alle altre ff.aa.».

Carenze

Truppa -54% rispetto ai livelli autorizzati. Graduati -30%. Si registra invece un surplus di sottufficiali anziani che ha come conseguenza il loro sottoimpiego.

Criticità

Blocco stipendiale: a maggiori responsabilità derivanti dalla promozione al grado superiore non corrisponde l’aumento stipendiale e questo aspetto è fortemente demotivante e  colpisce soprattutto i gradi più bassi della linea gerarchica bassi.

Alloggi

Pochi in proporzione al personale anche a causa del problema dei sine titulo che la forza armata non può, con gli attuali strumenti “sloggiare”. Si registrano dei problemi per il personale divorziato, soprattutto quello di Truppa che a causa dei bassi stipendi vivono malissimo.

Esiguità delle risorse per il compenso forfettario di impiego. La marina ha il carburante per le navigazioni ma le risorse per il CFI sono bloccate.

Insufficienti/inadeguate) remunerazioni per le attività pericolose e fisicamente stressanti: sommergibilisti, piloti, incursori e truppe anfibie; ciò determina in queste categorie una  carenza di “vocazioni”.

Trasferimenti

Essendo la Marina una forza armata piccola, non abbiamo la massa critica per poter avere a disposizione nelle nostre basi dei posti adeguati da far ricoprire al personale neo-promosso al grado superiore con il risultato che, a causa della mancanza di soldi per trasferirli altrove, rimangono lì dove sono ma demansionati.

Invecchiamento del personale

Il blocco degli arruolamenti comporta l’invecchiamento di tutto il personale con il conseguente demansionamento dei più anziani che svolgono lavori mediamente attribuiti ai più giovani.

Personale civile

E’ una risorsa per la forza armata ma non viene riconosciuta loro la specificità. Vengono perciò equiparati a tutti gli altri operatori delle amministrazioni dello Stato. Abbiamo, a titolo di esempio, solo cinque palombari civili per tutta la Marina. E’ necessario riaprire le scuole di formazione per gli operai civili.

Consistenza della flotta: solo 60 unità

La flotta dispone di navi con età media molto superiore al normale. Un terzo delle unità è sempre in manutenzione (se ci sono i fondi) e in sostanza restano solo 20 unità pronte a muovere. Molto poche. Perchè accade tutto ciò? A fronte di un fabbisogno di 850 milioni ci attestiamo dal 2003 a 400 milioni (50%). Questo comporta una riduzione della prontezza operativa, scorte di munizioni sotto ai livelli minimi, potenziale operativo ridotto. Le navi invecchiano prima per mancanza di fondi per la manutenzione. Addestramento quindi carente ed aumento degli infortuni.

Fattore gravissimo – ha inoltre sottolineato De Giorgi – è la presenza ridotta della Marina sulle linee di comunicazione strategiche da e per le zone di importazione per l’Italia.

marina-protezione-civileAttività duale delle navi

Le unità navali sono anche impiegate per fini non militari, come ad esempio per la protezione civile. Le navi possono fornire energia elettrica, acqua potabile e pasti caldi alle popolazioni colpite da eventi calamitosi e questo comporta un ulteriore sforzo per le unità coinvolte perchè devono assistere sotto tutti gli aspetti i soccorritori (vitto, alloggio e protezione nel caso di intervento in “zone calde”). Nel territorio nazionale l’uso delle navi evita la formazione di ingombranti autocolonne verso i luoghi sinistrati ed arriva immediatamente dove serve.

Le navi quindi consentono di far risparmiare risorse allo Stato perchè non occorre costruire campi base o aeroporti da dove operare ma avviene tutto a bordo.

Economia

Il 90% dei beni e delle materie prime viaggia via mare, dove esiste una crescente competizione per le risorse energetiche e per lo sfruttamento del mare. Nel corso dei decenni si è registrata una concentrazione ulteriore della popolazione mondiale sulle coste a causa dei cambiamenti climatici. Il Mediterraneo ha una superficie che è appena l’1% dei mari del pianeta ma ha un traffico marittimo che è il 20% di quello mondiale.

Il 54% delle merci, 75% petrolio, 42% gas che arriva in Italia lo fa via mare. L’Italia è il primo paese in Europa per volume di importazioni via mare: 185 milioni di tonnellate. Inoltre, lo spostamento del focus strategico americano verso il pacifico ha fatto diminuire la loro presenza navale militare nel Mediterraneo con la diminuzione dell’effetto deterrenza. Nell’ottica di una difesa integrata a livello NATO, l’ammiraglio sottolinea che l’alleanza nel corso degli anni ha incorporato nazioni continentali che per tali ragioni hanno marine pressochè inesistenti con conseguente carenza di marine alleate con le quali impostare programmi di integrazione.

Problema di tipo culturale

La popolazione italiana vive per la maggior parte nell’inconsapevolezza dell’importanza del mare come mezzo di prosperità. La marina, dice De Giorgi, sta conducendo un’opera di sensibilizzazione e cooperazione con la società civile anche attraverso la collaborazione con enti civili come l’Enea, CNR, diffondendo la cultura del mare nelle scuole. Aprendo le navi alla cittadinanza. Il futuro centro economico-operativo è quindi sul mare, e sul mare che si giocherà il destino dell’Italia anche in ambito internazionale. Non ci sono insomma “giri di giostra gratis”.

Il futuro

Le risorse al 50% rispetto al fabbisogno avrà come conseguenza la perdita la capacità marittima entro i prossimi 10 anni per un fattore puramente matematico. Le attuali risorse non permetteranno la sostituzione delle unità navali che saranno radiate per vetustà. La Marina quindi, senza un programma di rifinanziamento, si avvierà verso l’irrilevanza e l’inutilità.


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