Marina, arrivano i consolatori professionisti per il personale affranto

militare-piangeIl benessere del personale va in appalto. Su 8 aziende se ne presenta solo una. Costo: 50.000 euro. Roma, 25 nov – L’obiettivo è “il miglioramento del benessere del personale militare attraverso lo studio delle specifiche esigenze”? Chi lo dice? E’ stata la dott.ssa Daniela Ivaldi, referente per le attività di marketing e commerciali della Eudaimon – società privata specializzata nella “conciliazione vita-lavoro delle persone” – che, nel corso di un’intervista concessa a GrNet.it nel settembre 2013, tenne a precisare che l’accordo siglato con la Marina militare sarebbe stato «di ausilio allo Stato maggiore per il raggiungimento – con criteri di economicità per il committente – degli obiettivi prefissati, cioè il miglioramento del benessere del personale militare attraverso lo studio delle specifiche esigenze».

Perchè scriviamo della Eudaimon? Perchè stamattina sono state aperte le “buste” per l’aggiudicazione della gara d’appalto sul benessere del personale e, su otto aziende invitate, solo la Eudaimon ha fatto un’offerta: 50.000 euro. Tra le aziende invitate e “rinunciatarie”, stranamente, anche una che si occupa di ristorazione la quale, naturalmente, ha ringraziato per l’invito ma lo ha declinato.

«La Eudaimon – precisò la dott.ssa Ivaldi nell’intervista – nei confronti del personale (e in collaborazione con la Rappresentanza militare) si proporrà come un “compagno di viaggio” con specifiche competenze, che ascolterà le loro esigenze allo scopo di apprendere le problematiche avvertite dai militari della Marina. Questo lavoro di analisi e studio verrà svolto mediante interviste dirette al personale di ogni livello, attraverso la costituzione di gruppi di lavoro con “focus” differenziati e, alla fine di questa fase, la Eudaimon sarà in grado di suggerire allo Stato maggiore delle linee guida operative per il welfare» che serviranno a migliorare, in sostanza, il benessere del personale.

«Successivamente, – concluse la Ivaldi – se la Marina lo riterrà opportuno, la Eudaimon potrà anche proporsi come azienda erogatrice di servizi nel campo del welfare a favore del personale militare».

Tutto chiaro? Tecnicamente sì, ma la Rappresentanza militare storce il naso. Come spiega il delegato Cocer Marina Antonello Ciavarelli: «Quando proponiamo delle riunioni per incontrare il personale emergono sempre difficoltà, supportate dalla la scusa delle difficoltà economiche; però, miracolosamente, si trovano le risorse economiche per pagare una società privata per fargli svolgere quel lavoro che dovrebbero fare viceversa i dirigenti della Forza Armata e i delegati della Rappresentanza militare. Ripeterò fino alla noia che, a mio avviso, se non fossi capace di fare il delegato mi dimetterei, ma mai delegherei i miei doveri specialmente in momenti di così scarsa disponibilità economica per il benessere. Altrettanto ritengo debbano fare gli “elementi dell’organizzazione”».

Insomma, per farla breve, alla Rappresentanza militare della Marina viene negato il “contatto” umano con il personale a causa delle ristrettezze economiche ma poi si affida il benessere del personale, a titolo oneroso, ad un pool di professionisti che dovranno tirare fuori dal cilindro le soluzioni per far tornare il sorriso al personale.

Inutile dire che esistono, ad ogni livello gerarchico, delle figure appositamente formate in grado di intervenire con competenza laddove ritenuto necessario, e non si capisce francamente quale utilità pratica possa scaturire dall’esternalizzare un aspetto tanto delicato.

Non è una questione di soldi, 50.000 euro sono una bazzecola se confrontati con i quasi 21 miliardi destinati al bilancio della Difesa nel 2013 ma attiene, casomai, ad un disegno complessivo che meriterebbe maggiore chiarezza. Tra l’altro, come si legge nel testo di un’interrogazione parlamentare presentata pochi giorni fa dal Partito Democratico, “l’articolo 1833 del decreto legislativo n. 66 del 2010, inserito nel libro sesto, titolo VI, in materia di assistenza morale, benessere e protezione sociale, prevede, che, le eventuali esternalizzazioni siano prioritariamente affidate ad organizzazioni costituite tra il personale dipendente, le associazioni d’arma, di categoria, e solo in ultima analisi a soggetti terzi“. Anche per gli interroganti “allo stato dei fatti non sembrano sussistere i presupposti per affidare questo genere di incarichi, nei fatti di consulenza e gestione esterna, a titolo oneroso, quando già ci sono degli uffici in grado di svolgere egregiamente all’interno dell’amministrazione il medesimo incarico“.

La Marina tuttavia, in una nota, ha precisato che «Il progetto di Welfare, citato nell’articolo, ed avviato un anno fa dalla Marina Militare è stato condotto in stretta collaborazione e su sollecitazione della stessa Rappresentanza Militare (CoCeR).

Le relative specifiche tecniche sono state elaborate con il contributo del Consiglio Centrale di Rappresentanza (CoCeR) e sono state utilizzate come base della gara per individuare aziende del settore da invitare a presentare la propria offerta.

In definitiva – conclude la nota -, l’intero iter del progetto è stato sviluppato con la Rappresentanza Militare (Cocer) in qualità di elemento di organizzazione centrale alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Marina, per la trattazione unitaria di tutte le materie in tema di benessere del personale».

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