Mare Nostrum: la soddisfazione degli equipaggi in soccorso della vita umana

eli-san-marcoAugusta, 7 feb – «Abbiamo pregato affinché la nostra missione raccogliesse vite dal mare, non morti. Dio ci ha ascoltato, nessun sacco nero da riempire». Comincia così questa giornata al porto di Augusta (SR), con le parole del cappellano militare don Marcello Calefati, che ha seguito il 29° Gruppo navale impegnato nella missione Mare Nostrum, della Marina militare italiana, il dispositivo umanitario per la salvaguardia della vita umana in mare nel Canale di Sicilia.

immigrati-augustaOsserviamo le quasi 1.100 persone che scendono dalla “San Marco“, soccorse la notte scorsa dalle navi della Marina, e sappiamo benissimo che quelle di don Marcello non sono solo le parole di un religioso, ma appartengono al corredo di valori di tutti i marinai che passano la vita tra le onde. Ecco perchè non ci sorprendono le parole severe dell’ammiraglio di squadra Filippo Maria Foffi, Comandante in capo della Squadra Navale, quando spiega che «gli schiavi, in un certo senso, sono più fortunati rispetto agli immigrati soccorsi nel Canale di Sicilia. Le organizzazioni malavitose che gestiscono la tratta degli schiavi, se voglio essere pagati dai trafficanti, hanno tutto l’interesse affinché il loro “carico umano” si conservi in buona salute ed arrivi senza danni fisici a destinazione; le organizzazioni che invece imbarcano questi disperati su precari gommoni o barconi che rischiano in ogni momento di affondare, riscuotono il denaro in anticipo».

Mentre sottolinea con la sua presenza l’importanza del cambio al vertice del 29° Gruppo navale e della “Flag-Ship”, osserviamo negli occhi dell’ammiraglio e di tutti i militari operanti nella missione Mare Nostrum, quel senso di soddisfazione che va oltre la consapevolezza di aver adempiuto ad un dovere istituzionale, ma piuttosto affonda nell’intima gratificazione umana di aver salvato delle vite.

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I numeri parlano da soli. La sola Marina militare finora ha tratto in salvo, in un totale di 57 interventi, ben 7.440 migranti (di cui 484 donne e 681 minori), mentre con il concorso di altri mezzi, in particolare della Guardia Costiera ma anche dei mercantili dirottati all’occorrenza, il numero delle vite sottratte al mare ammonta a 9.318.

ammiraglio-foffi1Il “CINC” non ha inoltre mancato di sottolineare la collaborazione fattiva delle altre forze in campo: l’Aeronautica militare, l’Esercito, la Guardia di Finanza e i Carabinieri; senza dimenticare le organizzazioni di volontariato, che si occupano anche della prima accoglienza a terra dei migranti.

Ecco perchè l’ammiraglio Foffi, in rappresentanza degli operatori impegnati nella missione, non è affatto preoccupato delle “critiche” che hanno accompagnato la missione, magari scaturite da una subcultura che vorrebbe tornare alla disumanità dei respingimenti in mare, che è costata all’Italia l’onta della condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per aver violato la Convenzione europea.

Ma ascoltiamo le parole dell’ammiraglio:

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Al di là delle sterili critiche, quello che abbiamo visto oggi, e che sappiamo essere accaduto anche nei mesi passati, è la dimostrazione dell’Italia migliore che sa fare “squadra” per affrontare con saggezza e spirito di collaborazione istituzionale le difficoltà che si registrano sulla “frontiera” meridionale del continente europeo. Un’Italia di cui andare certamente fieri, e di questi tempi non è poco.

Per sottolineare le parole, i gesti e la solidarietà, però, poche cose sono efficaci come le immagini. Ecco perchè per gli eventi raccontati sulle pagine di GrNet.it, chiediamo l’aiuto di un fotografo professionista, particolarmente bravo nel saper descrivere con un’immagine ciò che mille parole non saprebbero fare: Andrea Manzella. Di seguito, alcuni suoi scatti.


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