Libia: missile contro nave italiana, cade in mare. Obiettivo nave “Bersagliere”

nave-bersagliereRoma, 3 ago – (di Vincenzo Sinapi – Ansa) Da bordo della fregata Bersagliere l’hanno visto arrivare. Per fortuna è finito lontano, due chilometri a poppa, ma – missile o razzo che fosse – non deve essere stata una scena rassicurante. La nave militare italiana, salpata dalla Spezia il 28 luglio e operativa da tre giorni davanti alla Libia, ha messo le macchine a tutta velocità e si è diretta verso ”acque sicure”. ”La missione continua, l’equipaggio è sereno”, dice il comandante, Gennaro Falcone. I fatti si sono verificati alle 10.40, ora italiana. La nave, come ricostruisce il capitano di fregata Falcone, ”era in pattugliamento a 10 miglia dalla costa, nelle acque antistanti l’area di Zlitan”, 160 chilometri a est di Tripoli, dove le truppe lealiste sono impegnate a contrastare l’offensiva dei ribelli in furiosi combattimenti. Ad un tratto, ricostruisce l’ufficiale, ”abbiamo avvistato quello che poteva essere un missile o un razzo che ha defilato a poppa a circa 2.000 metri”. Prima ”è stata avvistata una traccia radar”, poi il bersaglio è stato ”acquisito otticamente”, cioè visto ad occhio nudo ”arrivare, avvicinarsi, cadere in mare”. Il comandante della nave a questo punto ha ”attuato le procedure”: manovre evasive e via a tutta birra ”in acque più sicure”, a 20 miglia dalla costa, dove la missione di pattugliamento affidata alla nave, nell’ambito del dispositivo Nato, continua.

Da parte dei 185 uomini a bordo l’emergenza è stata gestita con ”grande prontezza”. “Ora – assicura Falcone – c’è la massima serenità”. Ma l’obiettivo era la nave italiana? ”E’ totalmente da escludere”, ha risposto il ministro della Difesa La Russa, che ha parlato di ”un fatto episodico”: valutazioni – secondo quanto si apprende – condivise ”in pieno” alla Farnesina, dove si considera l’episodio come gesto di frustrazione di un regime in chiara difficoltà. Il ministro (secondo cui ”anche un bambino non commetterebbe con nessun tipo di arma un errore di due chilometri”) ha quindi invitato a ”non creare allarmismi” perchè quello che a suo dire era un razzo ”è caduto lontanissimo dalle coste italiane, ma vicino alla costa di Misurata” e quindi è ”fuorviante” fare paragoni con i missili lanciati contro Lampedusa da Gheddafi nel 1986. Non va comunque dimenticato, a questo riguardo, quello che solo ieri il responsabile degli 007 italiani, Gianni De Gennaro, ha riferito davanti al Copasir: e cioè che quello libico è uno scenario di guerra ”molto complicato” e che in questo contesto l’Italia è ”nel mirino” fin dall’inizio del conflitto; ne sono la conferma le ripetute minacce al premier Berlusconi, anche attraverso la tv di Stato.

Un altro interrogativo riguarda il tipo di ordigno: missile o razzo? La Russa – che a caldo non aveva escluso la possibilità di un missile antiaereo caduto in mare – propende per il razzo, perchè ”un missile sarebbe dovuto essere guidato da un radar che Gheddafi, sempre che ne abbia ancora disponibilità, non può accendere in quanto un minuto dopo verrebbe distrutto”. Lo stesso comandante della nave accredita l’ipotesi del razzo finito in mare in una fase di combattimenti terrestri lungo la costa e dunque non intenzionalmente diretto verso la nave. Potrebbe essere stato, insomma, dice il capitano di fregata Falcone, ”l’ultimo stadio di una salva di razzi partita dalla costa e deviata verso il mare, uscendo dalla traiettoria prevista, per ragioni ancora non chiare”.

C’è però chi la pensa diversamente. E’ il caso del generale Leonardo Tricarico, il “regista” delle operazioni aeree in Kosovo, che proprio in base a quella esperienza ricorda che ” i serbi molto spesso ”usavano missili come proiettili balistici: in assenza di radar, o non volendoli attivare perchè il radar acceso sarebbe stato individuato e distrutto, molte volte hanno usato missili terra-aria come proiettili d’artiglieria, cioè con traiettoria balistica senza guida radar. Potrebbe essere successo anche in questo caso”. Non sono mancate le reazioni politiche alla notizia del lancio del missile/razzo. ”La Russa – afferma il portavoce dell’Idv, Leoluca Orlando – conferma le azioni di guerra compiute e subite dalle forze armate italiane, ma si ostina a negare la realtà. Il nostro Paese è in guerra”. C’e’ il ”rischio concreto”, aggiunge Augusto Di Stanislao, sempre dell’Italia dei valori, che la Libia ”diventi il nuovo Afghanistan”. ”L’episodio dimostra l’urgenza di trovare una soluzione politica alla crisi libica”, ha detto il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, secondo cui ”chi ha forzato la strada della guerra ha avuto un nuovo segnale che la guerra in Libia non porta da nessuna parte”.

Infatti il portavoce del governo libico, Mussa Ibrahim, ha rivendicato il lancio del missile contro la nave italiana Bersagliere. Lo riferisce la Cnn. Il portavoce del governo ha riferito ai cronisti presenti a Tripoli che il missile è stato lanciato da truppe fedeli a Muammar Gheddafi. “Abbiamo sorprendenti capacità che non abbiamo ritenuto necessario usare”, ha detto Mussa: “Il nostro esercito è ancora molto forte. Non abbiamo ancora usato la nostra vera potenza militare”. Il portavoce, riferisce ancora la cnn, ha poi negato che le capacità militari delle forze pro-Gheddafi siano ridotte al 20%, liquidando le stime della nato con una battuta: “Se fosse veramente al 20% cosa sarei a fare qui?”.

Nel 1986 i missili di Gheddafi su Lampedusa, dopo 25 anni torna la paura

E’ caduto in mare. Proprio come avvenne 25 anni fa. Il missile libico che si è inabissato nelle acque a due km dalla fregata “Bersagliere” della Marina Militare riporta in primo piano la minaccia di un possibile attacco di Muammar Gheddafi all’Italia. Il 20 marzo scorso il governo ha escluso che i missili del Colonnello libico siano in grado di colpire il nostro Paese. Ma la minaccia resta. E 25 anni dopo, a Lampedusa torna l’incubo degli Scud lanciati il 15 aprile 1986 contro l’isola. L’attacco missilistico libico contro l’isola più grande delle Pelagie scattò intorno alle 17,30 del 15 aprile 1986. Non causò danni, ma segnò una grave crisi diplomatica tra Italia e Libia. Ad essere lanciati contro il territorio italiano furono due missili SS-1 Scud in dotazione alle forze armate libiche, che avrebbero dovuto colpire l’installazione militare Loran statunitense situata sull’isola come ritorsione per il bombardamento della Libia da parte degli Stati Uniti nell’operazione “El Dorado Canyon”.

I lampedusani cercarono rifugio nei “dammusi”

Quel giorno molti residenti dell’isola di Lampedusa udirono due forti boati. in un primo momento si pensò a cannonate sparate da una motovedetta libica, poi si pensò ad un attacco aereo, infine, a un attacco missilistico. Il comandante della stazione radio, Tenente Ernest Del Bueno, fece evacuare il personale statunitense. La notizia dell’evacuazione dei militari americani gettò nel panico gli isolani, che si trasferirono fuori del centro abitato, andando ad occupare i “dammusi”, le vecchie costruzioni in pietra, e le gallerie-ricovero scavate nella roccia durante la seconda guerra mondiale. Verso le ore 18 le autorità statunitensi informarono il ministro della Difesa, Giovanni Spadolini, che Muammar Gheddafi, aveva ordinato il lancio di due missili SS-1c Scud B – R-300 9K72 Elbrus, di fabbricazione sovietica, contro Lampedusa. Gli ordigni erano caduti in mare, esplodendo il primo a 2 km a nord-ovest ed il secondo a 2 km a sud-ovest dalla base di Capo Ponente. L’attacco missilistico fu immediatamente rivendicato dai libici.

Sull’isola i paracadutisti del “Tuscania”. L’operazione “girasole” durò fino a luglio

All’alba del 16 aprile 1986, Lampedusa era presidiata da reparti militari italiani dei paracadutisti della Folgore. Venne schierata anche una componente del 1° Battaglione carabinieri paracadutisti “Tuscania”. Scattò cosi’ “l’Operazione Girasole”, che durò fino al luglio 1986 e assicurò il pattugliamento delle acque territoriali italiane e del Canale di Sicilia da parte di una squadra navale della Marina Militare italiana. A marzo, prima dell’inizio dell’operazione Nato “Unified Protector”, il rais libico aveva a sua disposizione circa 30 batterie complessive di missili, 400 missili terra-aria e poteva contare su qualche decina di aerei Mig-21 e Mig-23.

{nicedonate:http://www.grnet.it/donpay.gif||}

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.