Libia, Ciavarelli: dare concretamente atto dei sacrifici dei marinai

av8b_4Roma, 4 ago – (di Antonello Ciavarelli)” Il personale della Marina Militare, nel silenzio che lo contraddistingue, ha sempre interpretato la vita militare come servizio alla Nazione, anche in circostanze di rischi per la propria incolumità e al limite della sopportazione fisica. Tale si sta dimostrando l’attività in Libia. Siffatto impegno, dopo mesi di navigazione, non trova ancora un minimo riconoscimento dal  Governo neanche sotto l’aspetto economico. Stare per mesi in mare svolgendo attività sotto l’egida NATO e ONU con ogni tipo di privazione ad oggi, risulta essere simile all’attività che svolge il normale cittadino, al sicuro dei propri degli uffici.
In occasione della festa della Marina Militare il COCER, massimo organismo di rappresentanza dei militari della Forza Armata, auspica che il Sig. Ministro della Difesa, esprimi con chiarezza, se il personale che si sacrifica a rischio della propria incolumità, davanti alle coste libiche, potrà avere i riconoscimenti dovuti attraverso un prossimo Decreto Legge. I militari sono abituati a pensare ed agire con sincerità d’animo. Vista la considerazione fin’ora dimostrata, il Governo dica apertamente se intende considerare i nostri marinai, in attività davanti alle coste libiche  alla stessa stregua di coloro che rischiano negli altri “teatri fuori area” o considerare le nostre navi in navigazione per crociere di piacere”.

Ciò è stato espresso dal Co.Ce.R. della Marina lo scorso 9 giugno.

Oggi, 4 agosto, si legge dalle agenzie di stampa che, i razzi partiti ieri dalla Libia ed esplosi a circa un miglio da una fregata italiana, non sono stati casuali ma intenzionali. Senza dubbio i vertici della Forza Armata non lasciano nulla di intentato, riguardo la sicurezza dei loro equipaggi. In momenti come questi tutti i delegati della Rappresentanza militare sono vicini ai sentimenti che provano i loro colleghi imbarcati e le loro famiglie. Chi ha il compito di rappresentare e tutelare il personale militare, sente il dovere morale di essere attento agli aspetti della loro sicurezza ed incolumità, soprattutto in contesti delicati come quando si naviga nelle acque territoriali e quindi di fatto in territorio libico, così come indiscutibilmente è emerso. Si sente inoltre il dovere di far sì che, al personale che si trova in situazioni “limite”, come quella libica, gli si possa dare concretamente atto dei sacrifici che stanno vivendo quotidianamente. 

Anche in questa circostanza gli equipaggi della Marina hanno dimostrato dedizione, prontezza nell’operare sempre e comunque, senza nulla pretendere, nonostante si siano trovati in presenza dei forti rischi che una “professione limite e al servizio della Nazione” comporta. Di questo la maggioranza degli italiani ne è cosciente.

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