La Casa Bianca stronca il jet F-35B e mette nei guai anche la marina italiana

f35b-Roma, 14 nov – (di Gianandrea Gaiani) Per ora è solo una proposta che dovrà essere vagliata dal presidente e dal Congresso, ma i suggerimenti presentati dalla commissione della Casa Bianca per la riduzione del deficit federale includono anche la rinuncia al jet F-35B, versione a decollo corto e atterraggio verticale (Stovl) del discusso e sempre più costoso cacciabombardiere F-35 Lightning II.
Il programma Joint Strike Fighter, destinato a equipaggiare le forze statunitensi e di una dozzina di Paesi alleati naviga da tempo in pessime acque tra ritardi nello sviluppo e costi passati dai 50 milioni di dollari a esemplare stimati nel 2002 a 150/200 milioni previsti quest’anno.

Il velivolo, costruito con tecnologie stealth che lo rendono difficilmente visibile ai radar, è stato sviluppato in tre versioni: la A convenzionale destinata all’Usaf e all aeronautiche alleate, la B richiesta dai Marines e da Italia e Gran Bretagna per imbarcarli su piccole portaerei e portaelicotteri da assalto anfibio e la C destinata alle grandi portaerei statunitensi. La cancellazione dell’F-35B proposta dai presidenti della commissione, l’ex senatore repubblicano Alan Simpson e Erskine Bowles, già capo dello staff di Bill Clinton, consentirebbe di eliminare la versione più costosa, maggiormente in ritardo nei tempi di sviluppo e con più problemi tecnici da risolvere. Le stesse ragioni che hanno indotto la Gran Bretagna, alle prese con drastici tagli alla Difesa, a rinunciare ad acquisire 138 F-35B per Royal Air Force e Royal Navy sostituiti da non più di una quarantina di F-35C da imbarcare sulle due nuove portaerei n costruzione. In termini finanziari la Commissione prevede risparmi di quasi 22 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni cancellando un programma da 41 miliardi in dieci anni per acquisire 311 F-35B destinati ai marines.

Le proposte di tagli al programma Joint Strike Fighter riguardano però anche le versioni A e C per i quali la commissione suggerisce di risparmiare altri 10 miliardi in quattro anni acquistando solo la metà dei già pianificati 680 F-35 per Aeronautica e Marina (ma il totale previsto per le forze statunitensi era di 2.443 aerei) in base alla valutazione che le operazioni contro i nemici reali e potenziali rendono superflui così tanti velivoli ad altissima tecnologia. In assenza di rivali in grado di contrastare la supremazia globale degli stati Uniti e in presenza di conflitti asimmetrici contro insorti e miliziani le forze aeree e aeronavali possono acquisire le più recenti versioni dei jet F-16 ed F-18 già in servizio a costi molto più contenuti.

I tagli proposti metterebbero a rischio l’intero programma JSF e costituirebbero un duro colpo per Lockheed Martin mentre la cancellazione dell’F-35B favorita dal ritiro di Londra dal programma, avrebbe pesanti ripercussioni sui Marines (che una volta radiati gli Harrier si troverebbero senza aerei sulle portaelicotteri da assalto anfibio) ma metterebbe in gravi difficoltà anche l’Italia che aveva previsto di acquisire 131 F-35 nelle versioni A e B. Questi ultimi dovevano essere una cinquantina: 22 per la Marina che intende imbarcarli sulla nuova portaerei Cavour in sostituzione degli AV-8B Harrier e gli altri per l’Aeronautica.

Anche Roma stava valutando una riduzione della commessa per risparmiare ma se gli stati Uniti dovessero cancellare la versione Stovl l’intera partecipazione italiana al programma (2 miliardi di dollari già investiti più altri 16,6 in programma) potrebbe essere messa in discussione. (Il Sole24ORE

Come decolla e atterra l’F35

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