India, Fucilieri San Marco: giorni di sollievo dopo le tensioni in carcere

fucilieri-indiaI due fucilieri in albergo a Kochi attendono l’apertura del processo. Kochi (India), 3 giu (dell’inviato Maurizio Salvi) – E’ lontano da tutto, a Kochi, l’isola di Willingdon dove si trova il confortevole albergo che ospita Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in questi giorni di libertà dietro cauzione. Lo stress psicologico e fisico di settimane di detenzione è dietro le spalle, e forse quindi non c’è posto migliore di questo per rimettere la mente in ordine. ”Potrebbe essere una specie di ritiro spirituale”, suggerisce un testimone che vede i marò muoversi in silenzio, ed in compagnia di un telefonino che prima avevano solo per un’ora durante le visite, nella quiete di questo hotel del Kerala immerso in una vegetazione lussureggiante subtropicale.

Per tutte queste ragioni, il loro primo giorno qui è trascorso all’insegna dell’informalità e del più completo riposo, spesso seduti a bordo piscina dell’hotel. I due fucilieri del San Marco sono usciti stamani solo per adempiere ad una delle condizioni poste dal giudice che gli ha concesso la libertà dietro cauzione: si sono recati a firmare il foglio di presenza nel Commissariato centrale di polizia della città, come faranno ogni giorno. ”Già da domani comunque – ha detto all’ANSA una fonte che segue gli sviluppi della posizione giudiziaria dei due – potranno recarsi in un commissariato di quartiere molto più vicino al loro hotel, ed in questo modo sveltire la procedura”. E’ una vicenda per molti aspetti inedita, di cui molti particolari relativi a quel 15 febbraio in cui morirono i due pescatori indiani sono sconosciuti ai più. Una storia in cui le massime autorità del governo si sono impegnate al massimo e che fa riflettere, come ha ribadito oggi il ministro della Difesa Giampaolo di Paola.

Da essa, ha spiegato in un’intervista televisiva, deriva un insegnamento: se si ripetesse, ”sarà la nave che non andrà nelle acque territoriali di un altro Paese” e di conseguenza ”non ci sarà il problema di scendere. Di questo possiamo stare sicuri”. Avvicinati, i marò sorridono, salutano, ma non rispondono alle domande, neppure alle più innocue, seguendo probabilmente una consegna ricevuta dai loro superiori preoccupati che qualunque parola di troppo possa influire sul processo che si aprirà il 18 giugno a Kollam. Uniti in questa dura vicenda, appaiono comunque diversi per carattere. Latorre si muove spesso, fa e riceve telefonate con frequenza, sembra più disposto a provocare una discussione con gli ufficiali e il personale militare che li assiste. Girone è più incline al silenzio. Ascolta molto, ma il suo volto ed i suoi occhi lasciano trasparire, anche più che nel caso del suo compagno, l’angoscia per la lunga assenza dagli affetti italiani. Le divise, portate per 104 giorni ininterrottamente, sono riposte adesso negli armadi della loro stanza al terzo piano dell’albergo. Oggi la scelta era caduta su jeans e t-shirt grigia con una scritta “Atlantic” per Latorre e per jeans ed una sobria camicia a scacchi in tono verde per Girone. (ANSA)

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