India, Fucilieri: la Marina italiana nega l’utilizzo della Beretta ARX 160

india-maroA bordo dell’Erica Lexie non c’era. Roma, 12 apr – Fonti del laboratorio della polizia scientifica di Trivandrum, citate ieri dalla stampa indiana, hanno sostenuto che ad uccidere i due pescatori sono stati proiettili esplosi da due fucili Beretta ARX 160 sequestrati insieme ad altre sei armi a bordo della “Enrica Lexie”: però, secondo quanto si apprende da fonti della Marina militare, nessuna delle armi sequestrate è un fucile Beretta ARX 160. Si tratta, piuttosto, di sei fucili Beretta AR 70/90 e di due mitragliatrici Minimi: i Beretta ARX 160 – sottolineano le fonti – sono armi di nuova introduzione ed attualmente in sperimentazione presso il Reggimento San Marco, ma ancora non impiegati in servizio e nelle operazioni fuori area. In particolare, nessuno dei team di fucilieri imbarcati sulle navi con compiti di protezione dai pirati è dotato di questo tipo di armi, tantomeno quello a bordo della Enrica Lexie.

Intanto si prolunga l’attesa per la sentenza sul ricorso italiano in cui si contesta la giurisdizione indiana e per l’accesso agli esiti della perizia balistica, i due elementi cruciali per la sorte dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L’Alta Corte del Kerala, il massimo organo giudiziario dello stato indiano meridionale che ha sede a Kochi, non ha ancora fissato una data per pronunciarsi “sull’eccezione di giurisdizione” sollevata dagli italiani dopo la denuncia per omicidio. Venerdì sarà l’ultimo giorno utile prima che scattino le ferie giudiziarie. ”La nostra speranza è che il giudice convochi la seduta per dopodomani”, ha detto all’ANSA una fonte che segue l’inchiesta. Il calendario dell’Alta Corte prevede infatti la chiusura del Palazzo di Giustizia fino al 21 maggio. ”Uno slittamento a dopo la pausa estiva sarebbe un irragionevole ritardo per la pronuncia sul ricorso”, ha commentato un legale del foro di Kochi. La decisione a cui è chiamato il giudice P.S. Gopinathan è estremamente complessa e, secondo gli esperti, rappresenterà un importante precedente nel diritto internazionale marittimo. La tesi italiana è che il reato è stato commesso in acque internazionali al largo della costa del Kerala su una nave battente bandiera italiana e quindi tocca alla procura militare di Roma processare i due marò. Mentre gli indiani sostengono che il crimine è avvenuto a bordo di un peschereccio indiano e che quindi si applica la legge del luogo.

Intanto c’è ancora suspense sul fronte della perizia balistica sulle armi dei due fucilieri del San Marco, conclusa la scorsa settimana e già consegnata al giudice istruttore di Kollam. I test condotti nel laboratorio della polizia scientifica di Trivandrum avrebbero identificato due fucili di marca Beretta – tra i sei in dotazione al team anti pirateria del mercantile – che hanno sparato ai pescatori sulla base della compatibilità tra le rigature delle canne e i proiettili recuperati dai cadaveri dei pescatori dopo l’autopsia. Ma i risultati dei test non sono stati ancora visionati dal team legale italiano o dagli esperti del ROS in quanto le indagini della polizia sono ancora in corso. Saranno disponibili, insieme alle altre prove, tra cui l’autopsia, solo quando si aprirà il processo a carico di Latorre e Girone. I due fucilieri dovranno comparire lunedì davanti al magistrato di Kollam per la scadenza dei 14 giorni di carcerazione preventiva ed è probabile che siano rinviati ad altre due settimane di detenzione. (ANSA)

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