I militari professionisti? No, sono qualcosa di più

ciavarelli_mmRoma, 14 ott – (di Antonello Ciavarelli) È subito balzata alla cronaca nazionale il caso della donna rumena che all’uscita della metropolitana di Roma è stata colpita da un giovane dopo una lite. Il colpo in pieno volto le ha provocato un grave trauma e il coma per tre giorni. Passava di lì in quel momento un Sottocapo della Guardia Costiera. Con una pazienza e una freddezza fuori dal comune ha saputo gestire la situazione fermando il giovane senza l’uso della forza e coordinando il soccorso alla malcapitata che giaceva per terra, dopo che per più di un minuto in tanti passavano nell’indifferenza più totale.

Il comportamento di Manuel Milanese (tale è il nome del militare) è l’espressione di ciò che i militari vivono sulla loro pelle, cioè l’alto senso civico che va oltre i regolamenti e i codici militari. Gli stessi  precetti che sotto l’aspetto normativo sembrano inspiegabilmente inasprirsi in questo periodo, nonostante in questi anni i militari in Patria e nei teatri operativi dimostrino altissimo senso del dovere.
Questo esemplare comportamento, inoltre “trascende” quelli che sono i problemi che gli uomini della guardia costiera vivono tutti i giorni e che sono ben noti in particolare a tutti i vertici militari e politici (quanto meno perché il sottoscritto non mai ha perso una occasione per evidenziarli chiaramente in tutte le sedi istituzionali e “telematiche” da almeno 8 anni).

La Guardia Costiera è un Corpo della Marina militare che di fatto però svolge attività di polizia in mare e per le materie marittime (oltre che concorrere alla polizia militare). Non avendo competenze  riguardo i reati comuni fuori dal demanio marittimo, cioè essendo solo ufficiali e agenti di polizia giudiziaria per materia e territorio, e non essendo agenti di pubblica sicurezza, il personale non ha armi per la difesa personale, manette e nemmeno giubbotti anti-proiettile quando svolgono attività mirate contro delinquenti. Il Sottocapo Manuel Milanese ha dimostrato, nonostante la sua umiltà, le qualità che i “Guardia-Coste” sono costretti a sviluppare (quasi come degli assistenti sociali o psicologi).

C’è sempre un ma o un se. E se quel giovane fosse stato armato e non si fosse fermato perché esperto di atti criminosi, e avesse colpito anche il militare nonostante sia anche ufficiale o agente di polizia giudiziaria? E se Manuel Milanese avesse semplicemente prestato soccorso alla donna invece di fermare l’aggressore il procuratore della Repubblica ordinario e/o militare, avrebbe potuto denunciarlo mancato intervento?  

Sono tutti problemi che il personale vive quotidianamente, in particolare nei delicati territori al alta criminalità. Grande merito va al consapevole coraggio e alla lucidità tenuta del nostro militare. In quanto colleghi siamo anche orgogliosi della proposta fatta dal sindaco Alemanno di premiare il gesto. Ma quando la politica saprà con i fatti apprezzare e valorizzare la Guardia Costiera? Durante il passaggio di consegne dei Comandanti Generali della Guardia Costiera, avvenuta lo scorso 7 ottobre, il Ministro di riferimento per la Guardia Costiera, Altero Matteoli, ha espresso la volontà di procedere finalmente ad un riordino che tanti aspettano da anni, per mettere in chiaro le competenze professionali di oltre 11.000 uomini. Quello stesso personale che sempre più unanime si chiede (anche attraverso le delibere numerose della rappresentanza militare), perché spendere soldi per fare corsi e concorsi per le forze di polizia quando la Guardia Costiera sa operare e già opera come polizia anche se limitatamente al campo marittimo?

Perché non riconoscerle le competenze alla stregua del Corpo Forestale dello Stato? Non sarebbe un prestigio per la F.A.? Non ci guadagnerebbero i cittadini in sicurezza? Non risparmierebbe il Governo in questo periodo di crisi economica, mettendo allo stesso tempo in sicurezza il personale nell’agire a pieno titolo?

Antonello Ciavarelli
Delegato del Co.Ce.R. Marina Militare

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