Guardia Costiera minacciata con le armi: Cocer: «siamo militari non baywatch!»

guardia-costiera-MV-eliRoma, 16 feb – «Nella tragedia dei migranti e dell’azione di soccorso della nostra Guardia Costiera oggi (ieri, ndr) è successo un fatto allarmante, che segna un ulteriore salto di qualità nell’orrendo traffico di donne, uomini e bambini nel Mediterraneo. Nel pomeriggio, mentre l’equipaggio di una motovedetta della Guardia Costiera traeva in salvo dei migranti da un barcone davanti alle coste libiche, si è avvicinato un barchino veloce con a bordo quattro persone armate di kalashnikov che hanno minacciato i marinai italiani per riprendersi il barcone vuoto e riportarlo indietro per poterlo riutilizzare. Siamo vicini agli uomini ed alle donne della Guardia Costiera che si prodigano da anni per salvare da morte certa migliaia di persone e che per questo rischiano la vita. Oggi a maggior ragione riteniamo, come sostiene il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che per affrontare adeguatamente questo dramma sia indispensabile un intervento delle istituzioni internazionali in Libia».

Sono le parole con il quale il ministro dei Trasporti e Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha voluto esprimere solidarietà al personale della Guardia Costiera costretto ad affrontare la minaccia armata degli scafisti. L’episodio è avvenuto a circa 100 miglia a sud di Lampedusa, mentre le unità del Corpo erano impegnate in operazioni di soccorso ai migranti.

Il Comandate Generale della Guardia Costiera, Felicio Angrisano, ha ringraziato il ministro Lupi «per la vicinanza, l’affetto e la forza con la quale ha condannato l’ignobile gesto contro i suoi ragazzi della Guardia Costiera in missione di salvataggio».

Oltre ad esprimere solidarietà però, il maresciallo Antonello Ciavarelli del Cocer Guardia Costiera – M.M. non esita ad emettere un giudizio piuttosto tranchant sulla vicenda: «Ma dov’è la novità? Sono anni che in qualità di Agenti e Ufficiali di Polizia Giudiziaria svolgiamo attività di polizia a 360° ma ancora non c’è una legge che riconosca il pieno status di polizia. Quindi siamo senza sistemi di difesa. Quando subiamo violenze in Patria chiediamo l’aiuto dei colleghi dei Carabinieri e Polizia per difenderci, ma davanti alle coste della Libia quale pattuglia veloce di Polizia può aiutarci? Sono anni che chiediamo incontri con il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, ma forse queste realtà sono troppo forti da ascoltare e non ci ha mai ricevuto».

«Il personale rappresentato con innumerevoli delibere è stanco di essere considerato alla stessa stregua dei Baywatch! Siamo militari al servizio dello Stato e dei cittadini per i quali rischiamo la nostra vita. Chiediamo solo la dignità ed essere messi nelle condizioni di non dover scappare davanti ai delinquenti che essi siano in Patria o in alto mare».

«Intanto – conclude Ciavarelli – continuiamo ad operare armati solo di tanta buona volontà».

Per il premier Matteo Renzi «questo non è il tempo dell’intervento miliare, benché la situazione sia fuori controllo». «La visione del governo è una sola – ha detto in un’intervista al Tg5 – tutti i ministri la condividono: aspettare che il consiglio di sicurezza dell’Onu lavori un pò più convintamente sulla Libia».

Tuttavia, crediamo, sarebbe opportuno che in attesa delle decisioni dell’ONU, la Guardia Costiera – che sovente si trova ad operare a poche miglia dalla Libia -, sia opportunamente protetta o messa nelle condizioni di difendersi.

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