Guardia Costiera, l’unica arma in nostro possesso è la buona volontà

ciavarelli_mmRoma, 28 apr – (di Antonello Ciavarelli) Sfugge, spesso, che ci sono più di dodicimila uomini della Marina Militare appartenenti alla Guardia Costiera che operano come Ufficiali ed Agenti di Polizia Giudiziaria alle dipendenze di vari dicasteri: primo fra tutti il Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti, Interni, Ambiente Agricoltura e pesca, che svolgono  molteplici attività di polizia marittima: contrasto all’immigrazione clandestina e al traffico di stupefacenti in mare, sicurezza ambientale, sicurezza della navigazione, antiterrorismo nei porti, controlli in mare e a terra sulla regolarità e salubrità del pescato ecc. . Nonostante tutto ciò gli appartenenti alla Guardia Costiera non hanno lo status di pubblica sicurezza, non hanno l’arma individuale in dotazione, le manette, i giubbotti antiproiettile al fine di ben operare professionalmente e soprattutto per poter tutelare la propria sicurezza.

L’importante operazione, avvenuta la notte del 26 aprile, nel mar piccolo di Taranto conclusasi con tre arresti per attività di pesca illegale ed il sequestro di 7 chili di tritolo, fa onore a tutta la Guardia Costiera.

Ma a volte capitano situazioni che hanno del paradossale: una di queste è avvenuta in Sardegna dove due colleghi sono stati addirittura sequestrati da un peschereccio dopo che erano saliti a bordo per un ordinario controllo. Rilasciati solo dopo le pressioni delle altre Motovedette del Compartimento e solo dopo essere rientrati in porto.
Nonostante i suddetti limiti pratici, però, il personale non si sottrae nel fare bene il proprio dovere, anche rischiando la propria incolumità personale. In Italia al personale capita addirittura di essere costretti a chiamare il 112 o il 113 per farsi soccorrere, oppure capita di organizzare le operazioni con altre forze di polizia per garantire la sicurezza degli agenti della Guardia Costiera. In tutte le sedi Governative e Istituzionali,  ho sempre chiesto il perchè spendere milioni di euro per fare concorsi, arruolare e formare altri uomini per le Forze di Polizia se c’è tanto personale della Guardia Costiera che già vi opera, e non aspetta altro che un riconoscimento, per agire con più efficienza e dignità Tutto ciò sarebbe a costo zero! Gli uomini, i mezzi e la professionalità ci sono! A queste domande sempre imbarazzo e silenzio da parte dei Ministri e parlamentari interpellati in questi ultimi 8 anni.
Il merito di tutto il personale, in questo caso della Guardia Costiera di Taranto, è ancora più importante perchè le attività di polizia svolte, sono senza riconoscimenti economici accessori (servizi esterni e notturni, straordinari ecc.) come per es. per Carabinieri e Polizia. Il ministro dei Trasporti che è colui che paga gli stipendi al personale è addirittura assente nelle fasi di concertazione, per cui le sue risorse sono gestite da altri dicasteri. Tutto ciò oltre al fatto che il corpo non ha un organismo di rappresentanza centrale (CO.CE.R.).
Nonostante la particolare attenzione del Co.Ce.R. Marina stesso e del Comando Generale della Guardia Costiera che sta “spingendo” per la stesura normativa di un riordino per mettere chiarezza nei compiti da svolgere e le dipendenze funzionali, di contro non si è mai riscontrata la giusta attenzione per la soluzione di questi problemi neanche da parte dello Stato Maggiore della Marina, nonostante le Capitanerie siano un Corpo della Forza Armata.

Quando si vorrà veramente dimostrare con i fatti l’impegno sulla razionalizzazione delle risorse?

Si dovrà attendere una disgrazia perché questi problemi potranno ricevere la giusta attenzione delle Istituzioni?

Quando finalmente si faranno prevalere veramente gli interessi nazionali e della comunità in una materia delicata come la Sicurezza? ico_commenti Commenta

Antonello Ciavarelli – Delegato Cocer Marina Militare

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