Guardia Costiera, Lampedusa: così li ho salvati, intervista al sub che ha soccorso gli immigrati

immigrati-lampedusa2Il terrore di chi non sapeva nuotare,i tanti bimbi. Lampedusa (Agrigento), 9 mag – Gli resta il rammarico per i tre morti trovati oggi in mare a Lampedusa, accanto al barcone che ieri all’alba si è incagliato sugli scogli, ma Giuseppe Marotta, 30 anni, uno dei cinque sommozzatori della Guardia costiera che ha soccorso i 528 migranti, sa di aver fatto tutto quello che poteva. Ne ha messi in salvo tanti: bambini piccoli, uomini, donne incinte. Marotta è un sottocapo del Primo nucleo sommozzatori di San Benedetto del Tronto. Il suo racconto comincia dall’allarme ricevuto intorno alle 4 del mattino: ”Ho indossato la muta – dice – e sono salito a bordo della motovedetta. Dal mare, io e i miei colleghi, abbiamo visto quello che era accaduto, studiato in pochi secondi lo scenario e individuato i punti di intervento. Una volta in acqua ci siamo avvicinati alla fiancata sinistra del peschereccio, il lato su cui la barca era inclinata. Due cime, una a prua e l’altra a poppa, facevano da funicolare e consentivano ai profughi di scivolare in acqua, dove, uno per uno, sono stati presi da noi e accompagnati a riva. La forte risacca non ci ha certo aiutati, ma ce l’abbiamo fatta. La barca aveva la marcia ingranata e la trazione la spingeva verso riva, rendendola un po’ più stabile”.

Con i bambini hanno adottato un’altra procedura: ”Ce li porgevano dalla fiancata – spiega Marotta -. Ne ho presi almeno dieci, forse di più”. Il sommozzatore ricorda le grida, il terrore dei profughi, il buio appena squarciato dalle fotoelettriche. ”Quando l’intervento si è concluso – aggiunge – erano passate due, tre ore; c’erano già le prime luci dell’alba. Negli occhi dei migranti si leggeva la paura e qualcuno rifiutava di lasciare la barca. Nessuno di loro sapeva nuotare e la paura dell’acqua era tale che i due uomini della Guardia Costiera, a bordo del barcone, hanno dovuto faticare non poco per convincerli a calarsi in mare, dove il fondale variava da due metri a cinquanta centimetri”. Sull’altra fiancata del barcone, a dritta, altri migranti venivano calati sulle zattere di salvataggio e portati a riva, dove si era formata una catena umana di soccorritori: militari, civili, pescatori. Attorno al barcone, tre motovedette erano state disposte in modo tale da frenare la forza delle onde, ”ma la risacca – conclude il sommozzatore – ci sbatteva comunque contro gli scogli”.
Marotta è a Lampedusa dal 19 aprile, con lui ci sono un collega di San Benedetto del Tronto e tre di Napoli. Sono cinque i nuclei dei sommozzatori su territorio nazionale, gli altri si trovano a Messina, Cagliari e Genova. I sommozzatori sono sempre presenti sulle motovedette di Classe 300, quelle utilizzate per le operazioni Sar di ricerca e soccorso in mare. (ANSA)

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