Guardia Costiera: eroi del quotidiano a 3 euro l’ora

Roma, 8 apr – (di Antonello Ciavarelli) Sono quasi dieci anni che in qualità di delegato del Cocer espongo i problemi del personale della Marina, compresa la Guardia Costiera, in tutte le sedi Istituzionali. Quello che sta accadendo in questi giorni però non ero riuscito ad immaginarlo. Ho sempre affermato che la Marina Militare nel suo complesso è costituita da due anime distinte, ma facenti parte della stessa Forza Armata. Il personale che svolge la polizia marittima composta dagli uomini della Guardia Costiera e dipendente funzionalmente dal Ministero delle Infrastrutture e trasporti e il personale che svolge attività di difesa nazionale, alle dipendenze del ministro della Difesa.
Ho evidenziato in ogni occasione la grave mancanza di una norma che consenta al ministro dei Trasporti di essere presente ai tavoli Istituzionali, durante i confronti con le parti sociali (Cocer e Sindacati di polizia). Grave perché, tale mancanza, provoca ripercussioni sul personale sia sotto l’aspetto funzionale, ma anche sotto l’aspetto economico. In questo senso non si riscontra una condivisione da parte dello Stato Maggiore Marina e si nota la sopportazione del problema da parte del Cocer/SME Esercito e la tolleranza dell’A.M., anche se si avverte il sostegno di tanti delegati e sindacalisti.

immigrati-gcPer vari motivi, quindi, la situazione non riesce a trovare una chiarezza politica. Dall’assenza del corrispondente ministro in concertazione, ne risulta che per l’attività di polizia svolta dalla Guardia Costiera debbano essere adattate le indennità accessorie di chi svolge in mare attività di difesa, con la conseguente forfetizzazione dell’orario di lavoro. L’altroieri, 6 aprile, i colleghi che hanno salvato i 48 migranti nelle acque di Malta con mare forza 6 assistendo per ore e ore persone in condizione igieniche disumane e pulendo la motovedetta da ciò che tale malumore ha prodotto, verranno ricompensati forfetariamente con circa 3 euro nette all’ora. È chiaro che i militari sono pronti a questo ed altro, indipendentemente da ogni cifra, ma la somma irrisoria è quasi lesiva per la loro dignità. Cifra ben diversa dalle 40 euro di straordinario che giustamente percepiscono i dirigenti della pubblica amministrazione, che sono al caldo e al sicuro delle loro scrivanie.

C’è altro. Il personale rischia comunque di doversi imbattere in qualche clandestino o qualcuno, che fa affari con traffici di uomini. Ma sulle motovedette per difendersi non hanno nulla.

Continuano ad essere armati di sola buona volontà

Cioè non hanno uno status che gli consenta di potersi tutelare come una forza di polizia, nonostante in mare abbiano gli stessi compiti di Carabinieri e P.S.. Queste circostanze sono state spiegate anche durante l’ultimo incontro con il Governo del 23 marzo. I ministri presenti, Interni e Difesa principalmente, hanno risposto che il problema è del ministro dei Trasporti. Quest’ultimo (ne sono testimone) a sua volta, viceversa, ha difficoltà a far approvare un “semplice” riordino della Guardia Costiera, per via dell’opposizione del dicastero della Difesa.
I vari programmi televisivi comunicano che il Governo vuole fare grandi riforme. Al contrario però il personale vive sulla sua pelle la stranezza di non considerare una soluzione come quella di riconoscere lo status di polizia alla Guardia Costiera. Migliorerebbe l’efficienza della pubblica amministrazione (tema tanto a cuore al ministro Brunetta), non avrebbe costi, e farebbe addirittura risparmiare gli italiani che sarebbero più sicuri, risparmiando su corsi e concorsi per assumere nuovi poliziotti.

Inoltre, non viene percepita con chiarezza l’intenzione politica del Governo. In un caso si è arrivati addirittura a poche miglia dalla costa tunisina per soccorrere i naufraghi. Naturalmente il personale si chiede per quale motivo non si disponga di un traghetto che faccia la spola Tunisia – Italia, risparmiando i mezzi di soccorso ed evitando di mettere a rischio gli equipaggi. La speranza è che le azioni del ministro degli Interni, sortiscano buoni effetti.

Infine a livello interforze non è chiaro come si debbano comportare i militari che interagiscono con i migranti. Per così dire “le regole di ingaggio”. Da notizie che pervengono dal personale, buona parte di chi arriva dalla Tunisia, non ha l’aspetto di religiosi o pacifisti. Vari sono gli atteggiamenti di ribellione da parte di quest’ultimi e il personale, non ha chiaro che comportamento assumere.

La rappresentanza della Guardia Costiera ha chiesto di recarsi sull’isola per approfondire le esigenze del personale. A questa sensibilità ha fatto eco quella del  Cocer Marina, che con delibera, ha chiesto al Cocer Interforze di convocare il Consiglio sull’isola ritenendo il problema interforze.
Senza essere populisti, molti politici dovrebbero ispirarsi e pensare a questi uomini, anche quando gli tolgono 345 milioni di euro già stanziati per l’indispensabile riordino delle carriere, per attutire i tagli sugli stipendi. Manovra questa che si vuol far apparire, paradossalmente, come un favore. Politici (senza  generalizzare), che con disinvoltura percepiscono ricche pensioni a termine mandato e non hanno (o non vogliono avere, perché gli è stato detto in tutti i modi) la minima idea di quello che vivono sul posto gli operatori del Comparto Difesa/Sicurezza, in conseguenza di certe decisioni particolari prese o non prese.

Senza dubbio gli equipaggi della Guardia Costiera, ed in generale tutti i militari e poliziotti, stanno operando del bene all’umanità non soltanto pratico, ma soprattutto di educazione morale. Con il loro esempio, trasmettono al mondo intero il vero senso di umana italianità e di vera militarità. Questi sono gli italiani veri che sanno esprimere le virtù di cui è ricca la nostra nazione, rispetto reciproco, amore per la propria famiglia e di servizio per la pacifica convivenza.

Sono veri italiani perché sanno vivere la quotidianità in maniera grande e non alla grande la quotidianità.

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