Gay: il TAR di Genova reintegra un capitano di fregata, sentenza storica

Militari-gayGenova, 26 nov – Un capitano di fregata della Marina Militare italiana, degradato in quanto omosessuale, è stato reintegrato nel suo incarico e grado per ordine del Tar di Genova. L’ufficiale era stato degradato nel febbraio scorso dopo che erano apparse su internet sue immagini osè, accompagnate dal suo numero di telefono. Secondo i suoi superiori con questa sua azione aveva leso l’immagine della Marina Militare italiana.

Il Tar ha però accolto il ricorso dell’ufficiale e ordinato al ministero della Difesa di reintegrarlo, sottolineando che i suoi comportamenti sono di natura squisitamente privata. L’avvocato Giorgio Carta, che assiste l’ufficiale, non ha voluto in alcun modo commentare la sentenza del Tar, per un doveroso rispetto della privacy.

Per l’Arcigay di Genova, invece, quella del Tar è una sentenza ”storica”. ”Vi sono certamente molte persone omosessuali nelle forze armate italiane che ingiustamente subiscono ritorsioni e sono costrette a nascondersi – ha commentato Ostilia Mulas, presidente di Arcigay Genova -. Meglio sarebbe seguire l’esempio degli Stati Uniti che hanno sancito definitivamente la fine della discriminazione per orientamento sessuale nell’esercito dando termine alla politica ipocrita della ‘Don’t ask, don’t tell” (la norma che vieta l’arruolamento ad una persona dichiaratamente omosessuale, ndr). Analogo il commento dell’avvocato Damiano Fiorato, responsabile dello Sportello Legale di Arcigay Genova, secondo il quale «è la seconda volta nel giro di un anno che con un provvedimento il Tar Liguria interviene ponendo nel nulla un provvedimento disciplinare discriminatorio delle forze armate contro un militare “colpevole” solo di non nascondere il proprio orientamento sessuale». «Se da un lato è positivo che la giustizia amministrativa riconosca ancora una volta il diritto dei singoli alla dignità e alla propria identità sessuale – ha dichiarato Fiorato – è allo stesso tempo allarmante che fatti del genere si ripetano, rivelando quanto radicato sia ancora il pregiudizio contro l’omosessualità anche nell’ordinamento militare italiano».

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