Fucilieri in India. Napolitano si domanda che fare. L’Ammiraglio risponde

Bandiera-marinaRoma, 4 apr – Il Presidente della Repubblica in visita in Giordania, apprese le ultime notizie sui nostri marò imprigionati in India ha dichiarato «senza mostrare solo striscioni, si attendono idee sul cosa fare». E così che l’Ammiraglio Lertora, uomo di grande esperienza, prende la palla al balzo e soddisfa le richieste di Napolitano.

«La situazione dei nostri due marò : in stallo continuo o già in vite? Nella vicenda dei nostri 2 marò non passa giorno che l’Italia non riceva una “stoccata”, che affievolisce le speranze, ma rafforza il convincimento che essi siano sottoposti ad un equo giudizio di un Tribunale italiano o, in alternativa, di caratura internazionale sovraordinato alle norme “regionali” del Kerala e di quelle nazionali, stante la estenuante disputa delle parti in causa. I marò, invece, dalle ultimissime notizie stampa, dovranno affrontare il processo indiano, viste le categoriche dichiarazioni del primo ministro dell’ormai tristemente nota regione del Kerala, Chandy , “devono essere giudicati in India, e non si cambierà posizione anche se vi saranno pressioni da Nuova Delhy per motivi diplomatici”. Pare che la nostra policy diplomatica del “basso profilo e del massimo riserbo” non sia quella più adeguata, vuoi sotto l’aspetto del risultato finale, che sotto il peso degli sgambetti, a cui quotidianamente siamo – volenti o nolenti – passivi spettatori. Il rinvio delle risultanze balistiche unilaterali sui colpi sparati, la mancanza di notizie sulla autopsia in merito al calibro dei proietti che hanno ucciso i due pescatori, gli ingiustificati rimandi di decisioni sul procedimento in corso con rinnovo del carcere preventivo a carico dei due marò, la situazione altalenante del rilascio della Lexie, e molto altro , lasciano intravedere una giustizia indiana ben diversa da quella magnificata dal predetto premier per il quale è “molto aperta, molto equa e molto indipendente da ogni influenza politica locale o non”. Sembra di assistere ad una telenovela amara e piena di colpi di scena, tragicomica, se non fosse per il fatto che ci sono due nostri marò tenuti imprigionati, o fatti prigionieri con sotterfugi inaccettabili nel 21° secolo da parte di una Nazione che dovrebbe giocare un ruolo geostrategico nell’arena mondiale, dall’economia, alla sicurezza, alla giustizia, al progresso globale: ma se il nostro futuro planetario è legato anche a certi giocatori di scacchi che hanno un posto di rilievo nei paesi emergenti del BRIC, allora dobbiamo difenderci per evitare di finire nell’ angolo del ring internazionale, senza vie d’uscita. Personalmente sono dell’ avviso che la lealtà e l’onestà intellettuale nelle relazioni sociali siano valori imprescindibili, e lo sono anche nei rapporti internazionali, perché il miglior comportamento per il recupero di stima, rispetto e credibilità a livello mondiale, è quello di operare con coscienza e rettitudine, e rispettando i valori, i diritti e la libertà di ogni cittadino: credo che questo sia il giusto modo di servire il proprio Stato e, indirettamente, la comunità internazionale. Ma bisogna che tutti si giochi la stessa partita, a “carte scoperte” e, almeno statualmente, ci siano regole di “civiltà” e di rispetto reciproci – fra Stati – delle norme e dei Trattati internazionali e, prima ancora, di condivisione formale di principi e di norme consuetudinarie riconosciute. Ora siamo in stallo continuo e questi principi sembrano appartenere ad un’altra galassia; certo non si può permanere in “stallo” perché è una situazione – come sa bene un pilota – instabile, sofferta e pericolosa che, se non corretta adeguatamente e rapidamente, porta alla entrata “in vite” dell’ aereo con effetti pericolosi, irrecuperabili, e spesso catastrofici. Non è ancora terminato lo stupore delle notizie di ieri, dopo le dichiarazioni del menzionato premier che, qualche momento fa, la telenovela si arricchisce di un’altra perla: la polizia del Kerala scopre, oggi, che manca un’arma all’appello, oltre le 7 già sequestrate. Forse più che di fantasie per proseguire la trama della telenovela giornaliera, potrebbe trattarsi della ricerca spasmodica dell’arma che ha sparato quei proiettili sui due pescatori, non essendo riusciti ad avere conferme che le armi sequestrate siano quelle incriminate e non c’è, forse, corrispondenza con i proiettili trovati sui corpi dei 2 pescatori. Verrà fuori che i nostri marò hanno occultato l’arma del delitto e, magari che è proprio quella mancante, quella con cui hanno sparato colpi di calibro diverso, corrispondenti – nel calibro o nella circonferenza, qualche misura dovrà pur avvicinarsi – a quelli ritrovati. Visto la dichiarata “apertura” della polizia locale e del loro premier, non esiste neppure la testimonianza dei nostri esperti dei Carabinieri, inviati allo scopo di assistere alle prove balistiche, che sono stati respinti e rientrati “con le pive nel sacco”. Lo stallo si aggrava ogni giorno di più, con incredibile fiorire di cavilli e soprusi nei nostri confronti; e allora se non vogliamo “avvitarci” bisogna porre in essere alcune azioni o tentativi per risolvere la incresciosa situazione, senza sperare solo nello “stellone”.
Recentemente suggerivo il pudore ed silenzio (che è d’oro, perchè almeno quelli che vogano “contro” la smettano di portare nocumento alle attività in corso) facendo leva sulla pazienza, sul nostro spirito di sopportazione, col convincimento che la beffa avesse i giorni contati, e che la ragione prevalesse sui pregiudizi: ma la pazienza ha un limite naturale che non va superato e si può trasformare in rancore. Meglio allora esprimere le proprie opinioni con educazione, senza troppo clamore, ma per far sentire gran parte della opinione “marinara” che in questo momento è sicuramente negativa e che attende, fiduciosa, delle azioni e delle tutele non solo a parole, ma con i fatti concreti. Ma quali? Personalmente ritengo che le azioni siano parecchie e articolate, e debbano essere poste in atto non come richieste a titolo di favore, ma più come legittime aspettative ed in particolare: direttamente al Governo di Delhy, tralasciando il Kerala; coinvolgendo il Consiglio Europeo (e Mrs.PESC : Lady Ashton, responsabile della politica estera e di Sicurezza dell’UE); quindi interessando le Nazioni Unite ed infine l’amministrazione Obama. I razionali ci sono tutti: l’ONU poiché le operazioni antipirateria si svolgono sotto la sua egida e nel rispetto delle sue Risoluzioni; gli USA, considerati i loro stretti rapporti geostrategici con l’India, e che l’Italia è da sempre un buon alleato, dal supporto in “Enduring Freedom” in Afghanistan, alla lotta al terrorismo globale, al contrasto della pirateria, all’Alleanza Atlantica.
I “livelli” addotti, a questo punto, non debbono apparire troppo ambiziosi, perché si tratta – i due marò – di Organi dello Stato che non possono essere dileggiati, né lo Stato stesso italiano può accettare supinamente che i soprusi e la telenovela continuino all’ infinito. Ma per chiedere cosa? Quali le argomentazioni delle loro richieste? “L’End State” è quello di avere i nostri due marò in Patria per essere giudicati secondo la Legge che vigeva al momento, sulla nave Lexia, e cioè secondo la Legge Italiana, che loro onorevolmente servono e rispettano.

Primo: và preliminarmente verificato se nella loro Costituzione, al pari della nostra e della maggior parte, il Diritto Internazionale prevale su ogni altra norma nazionale, o addirittura su quella regionale come quella del Kerala, nel caso di disposizioni fra loro conflittuali. Val la pena richiamare il dettato della nostra Costituzione che, all’Art.10 così recita “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciuto. La condizione giuridica dello straniero è regolato dalla legge in conformità delle norme e dei Trattati internazionali”. La collocazione dell’ Italia nella società internazionale (ma si auspica che ciò valga anche per l’India), implica l’esistenza di un complesso di regole giuridiche che vincolano lo Stato nei confronti di altri soggetti di diritto internazionale; ciò vale per l’insieme più vasto di norme internazionali: quelle che trovano origine in Trattati, ma soprattutto per quelle che sono chiamate norme consuetudinarie o di diritto internazionale, il consenso dello Stato italiano non costituisce una condizione necessaria perché la norma operi nei suoi confronti. Il fatto che, l’esigenza di “conformarsi” dell’ordinamento giuridico italiano alle norme del diritto internazionale, sia posta da una norma costituzionale, implica che le varie disposizioni della Costituzione debbano essere interpretate tenendo conto di quello che dette norme internazionali stabiliscono. Nel caso in cui emergesse un contrasto, non superabile con l’interpretazione, fra una norma costituzionale ed una norma internazionale generale, anche secondo la Corte Costituzionale (sentenza del 1979), prevale la seconda. In un Paese civile, coerente e rispettoso del Diritto Internazionale, la situazione dovrebbe essere eguale!

Secondo: fare ogni sforzo per riportare la giustizia in equilibrio, richiedendo formalmente il trasferimento, comunque, del processo e del relativo giudizio ad un organismo superiore, quale la Corte Internazionale di giustizia, o ad un Tribunale speciale dell’ONU.

Terzo: esercitare in parallelo ogni azione ed auspicio nei confronti dell’India, attraverso l’Unione Europea, l’ONU e gli USA, in misura tangibile interessati alla problematica, utilizzando qualsivoglia strada ,da quella degli affari esteri, diplomatici e del mercato, per soddisfare le legittime richieste italiane. Porre anche in discussione, quale ultimo “issue” di compromesso, e considerata la loro negazione ‘’strumentale’’ del diritto internazionale, la titolarietà dell’ India nel pretendere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle N.U, che -si ricorda- è la sede storica che statuisce i Diritti (internazionali), i principi, le libertà dei popoli ed opera con l’obiettivo di verificarne il rispetto, evitandone le lacerazioni, motivo primario di conflitti di vario genere: sarebbe davvero un assurdo! Quindi la politica del “massimo riserbo” va sostituita a favore di quella del “giusto dinamismo”, coinvolgendo la pubblica opinione nel manifestare in concreto che la pazienza è finita e che ulteriori soprusi non sono più tollerabili da parte di un sub-Stato come quello del Kerala; anche i media dovranno fare la loro parte privilegiando trasmissioni serie e responsabili (almeno nelle reti pubbliche della TV) per comunicare le cose “civilmente” importanti per gli italiani, anziché mettere in onda quelle di cronaca nera o rosa. C’è bisogno di dare corso – da subito – ad azioni concrete a ampio spettro, di supportare incisivamente i due nostri marinai, di dare più spazio e attenzione alla dignità di un popolo per evitare di “stallare” completamente e finire in una disastrosa vite: non se lo merita l’Italia e non se lo meritano- soprattutto – i nostri due sottufficiali. Speriamo che sia una Buona Pasqua! (Fonte: LiberoReporter.it)

Giuseppe Lertora

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