Fucilieri, il governo italiano ha deciso: non ritorneranno più in India

fucilieri-ciampinoLa decisione è stata assunta d’intesa con i ministeri della Difesa e della Giustizia. Roma, 11 mar – A poco più di un anno dallo scoppio del caso marò e dopo la licenza, di quattro settimane, per tornare in Italia in occasione delle elezioni, Massiliamo Latorre e Salvatore Girone non torneranno in India alla scadenza del permesso. E’ quanto l’ambasciatore italiano a Nuova Delhi, Daniele Mancini, ha comunitato alle autorità indiane, secondo quanto rende noto la Farnesina in un comunicato.

India: “l’Italia ha ingannato la Corte suprema”

Il partito dell’opposizione indiana di centrodestra ha detto oggi che il rifiuto dell’Italia di far ripartire i marò ”è un tradimento” e ”un inganno contro la Corte Suprema dell’India”. E’ quanto affermato dal portavoce del Bharatya Janata Party (Bjp), Rajiv Pratap Rudy, ai giornalisti indiani. ”Gli italiani pensano che l’India sia una repubblica delle banane” ha aggiunto. Il Bjp chiede inoltre al governo ”che si impegni a far processare i due militari italiani in India”. Finora non ci sono state ancora reazioni ufficiali di New Delhi. Interpellato stamattina dalle televisioni, il ministro degli Esteri Salman Khusrhid ha detto che ”deve ancora leggere la nota verbale” della Farnesina e che dopo aver preso atto della situazione ”il governo darà una risposta”.

Intanto i media indiani hanno offerto oggi reazioni differenziate alla decisione dell’Italia di trattenere i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ma tutti si aspettano una ”reazione decisa” da parte del governo per ”l’affronto al sistema giudiziario indiano”. Curiosamente, comunque, la notizia è stata ”bucata” dal principale quotidiano in inglese, The Times of India, mentre gli altri giornali le dedicano spazi in prima: The Hindu ne fa una apertura, The Hindustan Times e The Indian Express la collocano invece di spalla. Data l’ora tarda in India in cui il comunicato della Farnesina è stato diffuso i media non offrono reazioni locali, citando solo una fonte del ministero degli Esteri che ”accusa ricevuta” del documento e sostiene che esso ”verrà studiato accuratamente”. Più battagliere le tv ”all news” (Times Now, Cnn-Ibn, Ndtv ed Headlines Today) che da ieri sera dedicano ampi spazi alla vicenda Latorre-Girone, ribadendo che l’Italia ”ha preso in giro la giustizia indiana”. Fra queste Cnn-Ibn si domanda se ”sarà davvero un caso” che proprio ieri il governo di New Delhi aveva ricevuto dal governo italiano materiale riguardante le presunte tangenti pagate per la commessa di 12 elicotteri della Agusta Westland all’aviazione indiana. In febbraio, nota l’emittente, ”il ministro degli Esteri Salman Khurshid aveva detto: ”Il governo italiano ci ha chiesto di intervenire (sulla vicenda dei marò), ma non era possibile, nello stesso modo in cui non lo era per loro fare qualcosa per la nostra richiesta di documenti di Finmeccanica”. Ma ieri, osserva Cnn-Ibn, ”il governo italiano ha ceduto, mandando una prima parte di documenti all’India sulla vicenda degli elicotteri VIP. La questione è ora di sapere se anche il governo indiano ha ceduto sul tema dei marò ed ha permesso loro di restarsene a casa con il sospetto di omicidio” di due pescatori.

La cronologia

Queste le tappe fondamentali della vicenda che vede protagonisti i due fucilieri di Marina: è la sera del 15 febbraio 2012 quando due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, vengono uccisi da colpi di arma da fuoco sulla loro barca a largo delle coste del Kerala. Nello stesso giorno, la Marina italiana rende noto che è stato respinto un attacco di pirati contro la petroliera Enrica Lexie, a bordo della quale sono in servizio anti pirateria i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Il giorno successivo, 16 febbraio, su sollecitazione della guardia costiera indiana, il comandante della petroliera italiana entra nel porto di Kochi.

Qui i due marò vengono accusati di aver ucciso i pescatori, accusa che viene subito respinta affermando che sono stati sparati solo colpi d’avvertimento. Il 19 febbraio le autorità del Kerala prelevano dalla petroliera i due marò, che vengono fermati, interrogati e fatti alloggiare in una guest house della polizia. Fin dall’inizio le autorità italiane assicurano assistenza legale e sostegno materiale ai due militari, mentre sul posto viene mandato il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura per seguire la vicenda da vicino. Per il governo italiano, l’India non ha giurisdizione sul caso perchè la nave operava in acque internazionali. A fine febbraio anche il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, arriva in India, prima a Nuova Delhi, e poi a Kochi per incontrare Latorre e Girone.

Il 5 marzo il giudice della corte di Kollam stabilisce che i due marò italiani vengano trasferiti in custodia giudiziaria nel carcere di Trivandrum, capitale dello Stato federale del Kerala. Su intervento di De Mistura, i due italiani vengono rinchiusi in una struttura separata dagli altri detenuti. Il 3 aprile Latorre e Girone vengono interrogati nel carcere di Trivandrum. I due militari rispondono a un questionario scritto, ma non alle domande rivolte loro a voce dagli inquirenti. A metà aprile il tribunale di Kollam stabilisce che la carcerazione preventiva dei marò detenuti in India venga estesa fino al 30 aprile, mentre il 20 aprile la Corte Suprema indiana ammette il ricorso del governo italiano sulla giurisdizione della vicenda. A metà maggio arriva il rinvio a giudizio per omicidio, tentato omicidio, danni e associazione per delinquere. Il 25 maggio i due marò lasciano il carcere di Trivandrum e vengono trasferiti in una struttura preparata per loro a Kochi, la Borstal School. Il 30 maggio viene loro concessa la libertà su cauzione, con il divieto di lasciare Kochi. Alla fine di agosto la Corte Suprema avvia la fase dibattimentale sul ricorso italiano per stabilire la giurisdizione sul caso. Il 14 dicembre i due marò chiedono di potersi recare in Italia per le festività natalizie. Pochi giorni dopo, il 20 dicembre, arriva la concessione da parte della Corte del Kerala di un permesso speciale per trascorrere Natale in famiglia. Latorre e Girone hanno l’obbligo di rientrare entro il 10 gennaio in India e il giudice dispone il deposito di una cauzione di 60mila rupie, pari a 826 mila euro. I due militari dovranno inoltre fornire alla polizia di Kochi i loro indirizzi, telefoni cellulari e un resoconto dettagliato dei loro spostamenti durante la permanenza in Italia.

Dopo dieci mesi trascorsi agli arresti in India i due marò tornano quindi in Italia il 22 dicembre. Poco dopo il loro atterraggio a Ciampino i due marò vengono contattati telefonicamente dal presidente del Consiglio, Mario Monti, che ribadisce l’impegno del governo per una definitiva soluzione del caso, e nel pomeriggio sono ricevuti al Quirinale dal presidente Giorgio Napolitano. Dopo avere trascorso le vacanze in famiglia, il più possibile lontano dai riflettori, il 3 gennaio Latorre e Girone ripartono da Roma alla volta dell’India. “Ritorniamo in India rispettando la parola data, fiduciosi nella giustizia”, affermano i due militari. Il loro rientro viene accolto positivamente dal capo della diplomazia di Nuova Delhi. “Ha consolidato il clima di grande fiducia reciproca già esistente tra Italia e India”, afferma Salman Khurshid in un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri Giulio Terzi. Il 18 gennaio la Corte Suprema indiana stabilisce che il governo del Kerala non ha giurisdizione per intervenire nel caso dei due marò e dispone che il processo venga affidato ad un tribunale speciale che sarà costituito a Nuova Delhi. La sentenza sottolinea che i fatti si verificarono in acque internazionali e che spetterà a un tribunale speciale stabilire se la giurisdizione sul caso sia italiana o indiana. I due fucilieri italiani vengono portati a Nuova Delhi, sotto la tutela dell’ambasciata italiana.

Il 22 febbraio Latorre e Girone ottengono una seconda licenza per recarsi in Italia, in occasione delle elezioni, che durerà quattro settimane. Oggi la notizia che i due militari non torneranno in India alla scadenza del permesso che era stato loro concesso per ritornare in Italia a votare. La decisione è stata assunta d’intesa con i ministeri della difesa e della giustizia e in coordinamento con la presidenza del consiglio dei ministri. E’ stata quindi instaurata formalmente una controversia internazionale con l’India, si annuncia nella nota verbale in cui si ricorda che ”l’Italia ha sempre ritenuto che la condotta delle Autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull’India in virtù del diritto consuetudinario e pattizio, in particolare il principio dell’immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 1982”. (Adnkronos)

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