Fucilieri, famiglie dei pescatori uccisi: non abbiamo nulla contro di loro

latorre-girone-ritorno-india1Domani l’udienza davanti la Corte Suprema di New Delhi. Città del Vaticano, 25 apr. – “Non sappiamo perchè abbiano sparato, ma non c’è dubbio che i marò non volessero uccidere i pescatori”. Lo afferma padre Stephen Kulakkayathil, responsabile della pastorale per la diocesi di Quilon (Kerala), a cui apparteneva Jelastine, uno dei pescatori morti nell’incidente con l’Enrica Lexie il 15 febbraio 2012. Intervistato da AsiaNews, l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere, il sacerdote esprime comprensione per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: “le famiglie delle vittime – assicura – pregano per i due marò, per un loro veloce rilascio e perchè venga fatta giustizia. Non li vogliono punire, perchè non hanno nulla contro di loro”.

“I marò – afferma inoltre – non verranno condannati a morte, personalmente non credo ci sia questo pericolo, e spero che tutto si risolva in fretta”. Sulla colpevolezza dei militari, padre Stephen spiega tuttavia che “non ci sono altre teorie se sia stato qualcun altro o no. Io prego per loro, la diocesi prega per loro, le famiglie degli uccisi pregano per loro. Hanno perso i loro cari, ma vanno avanti, sono felici e hanno fede nella magistratura indiana. L’India – conclude – farà giustizia, ne sono certo, e non attraverso la pena di morte”.

Intanto la Corte Suprema di New Delhi ha rinviato a domani l’udienza. Il rinvio è stata motivato con l’assenza del procuratore generale impegnato in altri casi. La prima sezione si deve pronunciare sul ricorso (contestato dall’Italia) alle leggi e alla polizia antiterrorismo per giudicare i due fucilieri.

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