Fucilieri, Cocer interforze: «fate sbarcare dalle mercantili tutti i militari»

latorre-girone-ritorno-indiaRoma, 22 mar – Il Cocer Interforze ha appreso ”con profondo sconcerto misto ad amarezza” della ”incomprensibile decisione del governo italiano di rimandare in India i due fucilieri di Marina indagati dalla giustizia di quel paese”. ”Nella considerazione che non vengono modificate sia la sicurezza giuridica e sia l’incolumità fisica del personale lì impiegato – prosegue l’organismo – si auspica l’immediato rimpatrio di tutto il personale di quel prestigioso reparto, attualmente impegnato a garantire la sicurezza internazionale a bordo delle navi mercantili italiane. Ciè – aggiunge – considerata la delusione e il senso di abbandono che i militari italiani stanno vivendo, in seguito alle azioni dei responsabili tecnici e politici sul caso”.

Il Cocer sottolinea quindi gli ”enormi rischi a cui sono esposti per la loro incolumità fisica in ragione del delicato servizio svolto anche se, negli ultimi tempi, le forze armate e le forze di polizia, non sono difese da coloro che li sfruttano solo allo scopo di preservare l’ordine e la sicurezza pubblica in Italia ed all’estero per poi abbandonarli a se stessi, allorquando si verifica il primo problema”.

Cocer Marina: “sconcertati e disorientati”

Il Consiglio Centrale di Rappresentanza della Marina invece, esprime in una nota ”lo sconcerto e il disorientamento del personale della Marina di ogni grado e ruolo in merito alla tragica vicenda che ha coinvolto nuovamente il destino di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che stanno rientrando in India”. ”Non possiamo immaginare – rileva la rappresentanza della Marina militare – lo stato d’animo dei nostri ragazzi e delle loro famiglie che nel giro di pochi giorni hanno visto assumere due decisioni profondamente contrapposte da parte del Governo, che pur ribadendo nei giorni scorsi le ragioni di diritto in base alle quali l’Italia aveva legittimamente deciso di non far rientrare i nostri fucilieri di Marina in India, oggi ne dispone il tempestivo rientro con la garanzia che ”non rischiano la pena di morte”, come se fosse possibile accettare una qualunque altra pena detentiva per chi ha fatto il proprio dovere operando contro la pirateria negli interessi del Paese”. ”Con che serenità -si chiede il Cocer Marina- gli uomini e le donne della Marina, oggi possono continuare a fare il loro dovere, con sacrificio, a bordo delle unità navali e nei teatri operativi, avendo constatato che le quotidiane azioni, che impongono l’assunzione diretta di rischi e responsabilità, non troveranno una adeguata difesa e tutela da parte della propria Nazione”.

Si tratta, sottolinea il Cocer Marina, di una vicenda ”in cui in presenza di violazioni delle norme di diritto internazionale alla fermezza di un Paese straniero le nostre massime istituzioni non hanno saputo reagire con la stessa fermezza e determinazione”. ”Il repentino e inatteso cambio di posizione preso in meno di ventiquattro ore – conclude il Cocer – evidenzia che la precedente decisione di comunicare il ”non rientro” dei nostri marinai è stata assunta senza valutarne tutte le conseguenze da parte di chi deve possedere la competenza e l’esperienza necessaria a guidare il Paese e i suoi uomini e donne che lo servono in armi sul mare e in terra”.

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