Canale di Sicilia: 29 morti ma la Guardia Costiera fa un piccolo miracolo

motovedetta-mare-agitatoRoma, 9 feb – Mare 8, condizioni di burrasca con onde alte circa 7-8 metri, un gommone carico di migranti disperati che cerca di arrivare in Italia. E’ questa la situazione nella quale sono stati chiamati ad operare gli equipaggi della Guardia Costiera.

In zona la nave mercantile Bourbon Argos non poteva fare altro che “dare ridosso” (offrire un modesto riparo dalle onde) al gommone dei migranti, aspettando l’arrivo delle motovedette della Guardia Costiera, le “classe 300”, praticamente inaffondabili, condotte da marinai esperti che, una volta giunti sul posto hanno preso a bordo tutti. Se il mercantile avesse provato ad avvicinarsi di più al gommone, magari abbassando lo scalandrone nel tentativo di fare salire a bordo gli immigrati superstiti, a causa delle onde e dell’imperizia dei naufraghi, lo avrebbe probabilmente affondato, con conseguenze ben più tragiche.

Chi non ha dimestichezza con il mare difficilmente può comprendere lo scenario, e può facilmente speculare su “soccorsi inadeguati” ed altre banalità simili che scaturiscono dalla scarsa dimestichezza con questo tipo di situazioni.

A guardarlo sulla cartina poi, il Canale di Sicilia sembra piccolo, e ci si domanda come mai il dispositivo navale impiegato da Triton non fosse lì in zona a dare soccorso. In realtà quel tratto di mare è molto vasto, e le navi si trovavano a pattugliare da tutt’altra parte, sfortunatamente. Mare Nostrum avrebbe potuto fare meglio? Probabilmente no.

Questo è quanto vi dirà ogni marinaio abituato a solcare le onde con ogni tempo, questo ripete – con comprensibile rammarico – il Capitano di Vascello Filippo Marini della Guardia Costiera, i cui uomini ben conoscono le avversità di quel tratto di mare. Se tante vite umane sono scampate alla morte, è bene sottolinearlo, lo si deve a questi equipaggi che con mezzi e personale a volte insufficienti hanno salvato tante vite umane da morte certa – molte volte a rischio della loro -, in sinergia con le navi della Marina militare.

La Convenzione di Amburgo del 1979, per la parte della ricerca e soccorso in mare, estende il campo d’azione della Guardia Costiera ben oltre i confini delle acque territoriali e le attribuisce le funzioni di I.M.R.C.C. (Italian Maritime Rescue Coordination Center), con l’eventuale ausilio di altre unità di soccorso militari e civili. Però quando il mare è implacabile, nessuna convenzione può garantire sempre e ovunque il pieno successo di ogni operazione. Ed è quello che è successo.

«Se è giusto che la Marina deve ammodernare la propria flotta, perché non si pone uguale attenzione ai mezzi della Guardia Costiera, i cui costi sono esponenzialmente inferiori?» Questa è la domanda che si pone il delegato Cocer della Guardia Costiera – Marina Militare, Maresciallo Antonello Ciavarelli, che azzarda una proposta: «Noi lavoriamo H24 senza soluzione di continuità, ma alle porte vi sono i 30.000 militari tra Esercito Marina e Aeronautica che nei prossimi anni, per l’applicazione della cosiddetta legge Di Paola, andranno in mobilità negli Enti Pubblici o in pre-pensionamento. Perché non reimpiegarli, almeno in parte, per i compiti specifici e tecnici nella Guardia Costiera nelle aree e negli incarichi in cui vi è maggiormente bisogno?».

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