Ammiraglio Ribuffo: «Navi italiane in Libia? Solo esercitazione»

mare-apertoRoma, 1 mar – «Stiamo addestrando le nostre navi e i nostri uomini, solo questo. La nostra attività non ha nulla a che fare con altri scenari».

L’ammiraglio Pierpaolo Ribuffo, è il comandante del Gruppo navale impegnato nell’esercitazione “Mare aperto” e risponde così all’ANSA che gli chiede che connessioni vi siano tra questa attività addestrativa e la crisi libica.

«Certo, la presenza delle navi in mare significa anche sicurezza, deterrenza e dissuasione» aggiunge l’ammiraglio, mutuando il ragionamento del nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano. «Ma questo è normale: è come quando si vedono i carabinieri pattugliare le nostre strade».

«”Mare Aperto” è la prima esercitazione “maggiore” che svolgiamo dopo circa un anno di fermo dopo il grande impegno, sia economico che di uomini e di mezzi, legato all’operazione “Mare Nostrum”. Ora che questo impegno è finito, possiamo riprendere le nostre normali attività addestrative e non sapete quanto ce n’è bisogno. Capisco – aggiunge – che dopo un anno di stop riprendere un’attività del genere possa destare interesse e fare rumore, ma noi esercitazioni così le abbiamo sempre fatte, come del resto tutte le Marine del mondo. Sono necessarie».

“Mare Aperto” è un’esercitazione ad ampio spettro: «Gli ambiti addestrativi – afferma Ribuffo – vanno dalla sicurezza marittima alla difesa aerea e antisommergibile, al contrasto delle attività illegali in mare, in cui si addestrano anche gli incursori di Marina, gli uomini del reggimento San Marco e gli elicotteri imbarcati».

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