Amianto, Marina militare: ddl blocca l’inchiesta di Torino su 142 morti

navi_militariTorino, 20 feb – Un’inchiesta della procura di Torino su 142 uomini della Marina militare morti per esposizione all’amianto rischia di essere bloccata da un cavillo: un parere incluso nel ddl, in discussione in parlamento, sui cosiddetti ”lavori usuranti”.
E’ quanto affermano fonti del Palazzo di giustizia di Torino interpellate dall’ANSA. Il fascicolo è stato aperto un paio d’anni fa e annovera tra la decina di indagati diversi alti ufficiali della Marina Militare: si procede per omicidio e disastro colposi. Gli inquirenti stanno applicando la legge 303 del 1956 sull’igiene sul lavoro. Nel ddl, però, il Parlamento ha incluso un articolo (una ”interpretazione autentica”) che finisce per escludere dalle tutele previste da quella vecchia legge ”il lavoro a bordo del naviglio di Stato”. Questo, secondo quanto è stato spiegato, bloccherà l’intera indagine. Il provvedimento riguarderà anche un processo in corso a Padova per due casi di tumore da amianto. Le morti sono state causate da mesotelioma prelurico, una gravissima malattia provocata dal contatto con l’amianto. Dei 142 militari gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la storia sanitaria e lo stato di servizio relativo a tutte le navi su cui hanno operato durante la carriera. Le navi della marina militare coibentate con l’amianto erano numerose (molte furono donate dagli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale). La prima circolare che proponeva la necessità di una bonifica è del 1986, mentre i lavori sono cominciati alcuni anni più tardi. La procura di Torino procede in forza alla legge delega n.51 del 1955, in base alla quale in materia di igiene sul lavoro gli obblighi di prevenzione stabiliti dalla legge 303 non si applicavano solo alle attività svolte ”a bordo delle navi mercantili”. Il nuovo ddl, però, fornisce all’articolo 20 una ”interpretazione” di quella lontana norma: l’esclusione dalla delega ”concerne anche il lavoro a bordo del naviglio di Stato”. La legge del 1956, dunque, non vale per le navi militari, e i reati contestati devono cadere. Anche se, come precisa l’interpretazione, resta ”salvo il diritto del lavoratore al risarcimento del danno eventualmente subito”. (ANSA)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.