Amianto: assolti gli ammiragli per le morti di cancro sulle navi della Marina

Tribunale-padovaIl PM ricorrerà in appello. Padova, 22 mar – Assolti perchè il fatto non sussiste. Questa la sentenza del giudice di Padova Nicoletta De Nardus per gli otto alti ufficiali della Marina Militare, tra ammiragli e generali della Marina militare – uno di loro nel frattempo era deceduto – imputati di omicidio colposo per la morte di due militari dovuta a mesotelioma pleurico; malattia che secondo l’accusa avevano contratto a causa dell’amianto impiegato nella costruzione delle navi da guerra.

C’era attesa oggi in Tribunale a Padova per una sentenza che molte delle vittime dell’esposizione all’amianto speravano vincente dopo le condanne nel processo “Eternit” a Torino, e prima ancora per quello “Breda-Fincantieri” relativo alle morti da amianto a Venezia. Un pronunciamento quello del giudice De Nardus che, in attesa di conoscere tra 90 giorni le motivazioni e poi l’esito del ricorso in Appello annunciato dal Pm, frena la seconda inchiesta, già battezzata “Marina 2″, su cui fanno affidamento decine di ex marinai imbarcati su ”navi maledette”. Così le hanno definite quanti oggi erano giunti da più parti d’Italia nella città veneta in attesa del verdetto. L’indagine del Pm Sergio Dini era scattata nel 2005 dopo la morte del Capitano di vascello Giuseppe Calabrò, 61 anni, e del meccanico di bordo Giovanni Baglivo, 50 anni, ricoverati all’ospedale di Padova per mesotelioma pleurico da asbestosi.

La malattia, secondo quanto ricostruito nel corso dell’indagine, sarebbe stata causata dall’esposizione all’amianto utilizzato con profusione nella realizzazione di componenti nelle navi della Marina militare. Da qui l’iscrizione nella lista degli indagati e il successivo rinvio a giudizio degli ex capi di stato maggiore della Marina militare Mario Bini e Filippo Ruggiero, degli allora direttori generali di Navalcostarmi Lamberto Caporali (poi deceduto) e Francesco Chianura, quelli della sanità militare Elvio Melorio, Agostino Di Donna e Guido Cucciniello e l’ex comandante in capo della squadra navale Mario Porta. Prima del processo gli imputati avevano risarcito i familiari delle due vittime rispettivamente con 800mila e 850mila euro, facendoli uscire dalla vicenda giudiziaria, mentre in aula si erano costituite parti civili l’Associazione esposti amianto (Aiea) e Medicina democratica. Per gli imputati il Pm aveva chiesto pene dai due anni ai due anni e otto mesi di reclusione.

Le reazioni alla lettura della sentenza di assoluzione sono state di smarrimento, specie da parte degli ex marinai che oggi hanno già i sintomi da asbestosi. ”Di fronte alle sentenze ormai acclarate di Venezia e Torino – hanno detto i rappresentanti di Aiea e Medicina democratica – ci aspettavamo ben altro esito considerato che, sull’amianto, ormai la giurisprudenza è chiara; questa è una pericolosa battuta d’arresto”. Sull’esito del processo di Padova si è espresso negativamente anche il presidente dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, Franco Bettoni, parlando di ”giustizia negata”.”Doveva essere un’altra sentenza che avrebbe lasciato il segno dopo la condanna dei dirigenti Eternit – ha affermato – ed invece ha segnato una battuta d’arresto sulla via della giustizia alle vittime dell’amianto che davvero non ci aspettavamo”.

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